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Ballo di Natale (2007)

Padre Gerard ha invitato tutti alla messa di Natale. Ho deciso di andarci perché fuori fa molto freddo e, tutto sommato, si può sopportare anche la predica di un prete, una volta l’anno. La piccola chiesetta, a ridosso della collina è stracolma fin da un’ora prima che cominci la funzione. La gente ha paura di arrivare in ritardo e di non trovare posto. Io me la prendo con comodo, ho voglia di assaporare quest’aria livida che ti brucia le narici e fa gocciolare. Ho sempre avuto paura di un malanno di fine anno ma, nello stesso tempo, ho sempre amato l’inverno. Più dell’estate. Più del mare e delle vacanze. Sono sempre stato un misantropo. Fin da piccolo.
Padre Gerard, con il suo vocione dolce saluta tutti e comincia con le preghiere. Sto in piedi e osservo. Tutti imbacuccati e quasi irriconoscibili i miei paesani. Era da tempo che non li vedevo. Ma non mi sono mancati. Anzi, mi sento terribilmente a disagio dentro questa chiesa che strabocca uomini e donne e bambini. Loro non hanno sguardi da regalare. Non si ricordano neppure di quando, bambino, servivo la messa di Padre Gerard con il camiciotto bianco e la striscia rossa in un lato. Quello sinistro. E poi, in sacrestia, a bere le ultime gocce di vino che erano rimaste nell’ampollina. Il mio primo furto.
Adesso padre Gerard osserva in silenzio la sua comunità. E’ l’ora dell’omelia. Ricordo che, quando ero piccolo, era il momento più importante. Il sermone di padre Gerard era vissuto da me con ansia e con una certa circospezione. Mi fidavo, ma non troppo.
Parla di un Cristo venuto da lontano, dentro una stalla sporca, sporco per scelta, per essere umile tra i potenti. Parla di un Cristo che nota le ingiustizie degli uomini e decide di osservare prima di intervenire. Parla di un Cristo che si è fatto carne e ha urlato, sbottato, contro i forti, innamorandosi dei deboli, degli ultimi. Padre Gerard. Un bravo uomo. Che racconta favole.
Solo allora mi guarda. Forse mi aveva già notato. Sono abbastanza riconoscibile per colpa di quella maledetta cicatrice. Comincio a guardarmi intorno e cercare una via di fuga. “Dio si è ricordato di te” dice guardandomi mentre io abbasso gli occhi. “Non mi servono, durante l’eucaristia quelli che hanno un’anima pura, che non hanno commesso delitti, che non si sono sporcati, almeno una volta, le mani. Mi servi tu, mi servono tutti coloro che hanno sfidato in qualche maniera gli ordini, che non si sono comportati secondo la legge “cristiana”,  mi servi tu che ti presenti al cospetto di Dio a fare la comunione. Con i tuoi peccati. Vedi Philip, da queste parti nessuno ti saluta più, per loro tu sei un ex detenuto, under dog , vali meno di un cane, eppure tu sei l’unico che puoi presentarti a chiedere la comunione.”
Brusio. Qualche commento piccolo borghese. Mi viene voglia di sorridere. Grande padre Gerard, sempre alla ricerca della pecora nera da salvare. Ma io sono al secondo reato e, da queste parti c’è la legge ghigliottina: tre volte e fuori. Ergastolo. Anche se tu commetti tre furti. Sono arrivato a due rapine. Non ho lavoro. Al terzo sono fuori. Da queste parti la giustizia è un gioco. Orrendo.
Poi, il signor Wellington, il repubblicano del paese, si alza e si rivolge a tutti con voce squillante: “Come può un delinquente presentarsi al cospetto di Dio e ricevere la comunione? E’ un’eresia”.
Piccole frasi che si attorcigliano. Colto nel segno. La gente non ha voglia di scrutare gli spiragli dell’anima. Non comunque il giorno di Natale. Non posso restare dentro questo calore forte, intenso, falso, inutile. Ma padre Gerard, testardo come sempre, ha la forza di rispondere: “Lui può venire al cospetto di Dio perché non si è macchiato di nessun omicidio. Questo Stato invece continua, impunemente ad uccidere uomini, senza che nessun Dio li abbia mai autorizzati. Chi è favorevole alla pena di morte non si presenti a ricevere la comunione”.
E’ bello essere solo a spalancare la bocca, dire amen e ricevere un piccolo sorriso. “Dopo vieni in sacrestia”, dice padre Gerard, “è avanzato un po’ di vino dentro le ampolline”.

BUON NATALE E BUON 2008 CHE SIA L’ANNO DI ABOLIZIONE DELLA PENA DI MORTE IN TUTTO IL MONDO.

GIAMPAOLO CASSITTA

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