Non sono permaloso e neppure diffidente. Eppure sono geneticamente sardo da molte generazioni. Non capisco, però, questo modo di ragionare di alcuni che generalizzano su tutto e fanno sembrare che i problemi derivino sempre dai “geni” e non dal modo di comportarsi degli uomini e delle donne che hanno responsabilità politiche.
Non basta dire «io sono un medico» per risolvere il problema della sanità, così come, ovviamente, non basta sostenere il contrario.
Il dottor Armando Bartolazzi, medico ed ex assessore alla Sanità della Regione Sardegna, ha scritto un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Frontiers (penso si tratti di una cosa terribilmente seria). Tra le altre cose, analizzando la situazione della sanità sarda, ha precisato che è indietro di decenni rispetto ad altre regioni e che la ragione sarebbe legata al tratto caratteriale dei sardi, all’isolamento culturale, alla riluttanza a chiamare medici qualificati dal continente e, soprattutto, a un sistema politico che da tempo si dimostra più abile nel raccogliere consenso immediato che nel risolvere i problemi della salute dei cittadini.
Posto che l’ultima parte vale per tutti i politici, di qualsiasi colore, che inseguono da sempre e per sempre il consenso del “qui ed ora”, capisco molto meno il riferimento all’isolamento culturale e al tratto caratteriale dei sardi. Anche perché, da buon medico, credo abbia ben compreso che le tesi di Lombroso sono superate da tempo. Non vorrei che il dottor Bartolazzi rimanesse ancorato a certe suggestioni, queste sì, arretrate e vecchie di decenni.
Mi sarebbe piaciuto, per esempio, capire che cosa abbia fatto per risolvere il problema di questa decantata arretratezza rispetto ad altre regioni. E poi: siamo davvero sicuri? Abbiamo analisi scientifiche che lo dimostrino? Mi riferisco alla sanità, naturalmente, un settore che lui ha governato per quasi due anni e dal quale è stato rimosso, forse perché non aveva raggiunto nessuno degli obiettivi che gli erano stati posti.
Ecco, non difendo nessuno, ma non accetto questa “spocchia”, questa “arroganza intellettuale”, decadente e decaduta, da parte di chi vuole impartire lezioni a tutti i costi al popolo bue, descritto come arretrato, isolato, diffidente e contrario alle innovazioni.
Ho conosciuto sardi diffidenti e liguri silenziosi, lombardi permalosi e romani innovativi. Ho avuto modo di apprezzare turchi, greci e spagnoli, così come di disprezzare, allo stesso modo, persone che mi hanno dimostrato la loro pochezza, la loro dabbenaggine, il loro modo spavaldo e superficiale di affrontare i problemi.
Mi creda, dottor Bartolazzi, i sardi sono un popolo molto variegato, fatto di poeti, santi, scrittori, malfattori e farabutti. Un po’ come da tutte le parti.
Però non apprezzano quelli che promettono di risolvere i problemi e poi finiscono per dare la colpa agli altri.
Ecco, su questo, almeno io, trovo che gettare il pallone in tribuna sia un modo di giocare poco sportivo. Sono convinto che anche lei sia d’accordo.
Lasci perdere Lombroso e i geni di un popolo. Da medico sa benissimo che il sangue è rosso per tutti e che le razze non esistono. Esistono gli uomini, nella loro complessità.
Ne prenda atto.