Menu
SIGNORI SI NASCE, POLITICI FURBI SI DIVENTA (La Nuova Sardegna, 10 ottobre 2014)

SIGNORI SI NASCE, POLITICI FURBI SI DIVENTA (La Nuova Sardegna, 10 ottobre 2014)

 Signori si nasce diceva il grande Totò, ma politici furbi in qualche modo si diventa. Questo modo tutto nostro di voler riuscire a sgattaiolare alle leggi, questa piccola arte di “arrangiarsi”, di scodellare cavilli ed emendamenti, questo modo tutto falso di voler nascondere la realtà tra un fiume di incomprensibili parole è davvero inammissibile. Insomma, per essere chiari, i politici ci riprovano a riesumare le vecchie leggi che, guarda caso, servono solo ai loro interessi e a quelli del loro gruppo. Siamo appena usciti da una campagna elettorale all’insegna degli slogan c ontro gli sprechi, contro il finanziamento selvaggio ai gruppi politici; stiamo ancora aspettando il processo per molti onorevoli ed ex onorevoli accusati di peculato e si era votata, in Regione, una Legge che mai e poi mai avrebbe permesso lo scempio degli ultimi anni, quello di poter disporre di ingenti somme e di non doverle neppure giustificare perché tanto, in Italia, così fan tutti. Sorrido all’idea della Nazione sarda se queste sono le premesse e sorrido perché la voglia di modificare la legge nasce in maniera decisamente trasversale che va dall’Udc, a Sel, irs, Soberania ed altri. Ho sempre mal sopportato questa difesa corporativa delle corporazioni, del proprio cortile sporco e impresentabile, ma ero convinto che la lezione fosse stata chiara, il fatto che quasi la metà dei sardi non si è presentata alle urne nell’ultima tornata elettorale faceva ben sperare ad un ritorno alla politica “alta”, ad un ripensamento di scelte che avevano allontanato i sardi dalla politica. Si pensava, inoltre, – ed io ero tra questi – che potesse nascere un’unità su alcuni temi importanti per la nostra regione: la continuità territoriale, i trasporti interni, un’idea diversa di turismo, di cultura, le problematiche legate al lavoro, lo sforzo necessario per superare questa terribile stagnazione, questo impoverimento sociale, questo pauperismo allarmante, la forza e l’orgoglio di dare risposte agli studenti, ai disoccupati, ai cassintegrati, ai pastori. Un’idea forte che servisse a far rialzare quella terribile saracinesca posta davanti ad un orizzonte tetro e cupo. Invece alcuni nostri “onorevoli” sardi si sono subito “omologati” e unificati, presentando nuovo emendamento alla legge del gennaio del 2014 che aveva drasticamente ridimensionato – e in maniera sacrosanta – i contributi alle spese destinate al personale privato per utilizzare i dipendenti “pubblici”. Magari i sedici onorevoli ci spiegheranno che il loro articolo 9bis serviva per una nobile causa – c’è sempre una nobile causa che fa muovere gli onorevoli – dimenticando che di cause molto più nobili ne è piena l’attualità di questi mesi. Per esempio chiedo – e sarebbe davvero importante conoscere le risposte – possono i sedici onorevoli raccontare quali altre proposte di legge hanno presentato oltre a questa mirabile proposta che porterebbe, se approvata, fondi ai gruppi del consiglio regionale? Hanno per esempio presentato proposte di legge sui problemi del disastro idrogeologico? Ci sono delle proposte su come recuperare i milioni di euro dei progetti europei? Sull’inclusione sociale dei soggetti svantaggiati? Ecco, si tende, da sempre, ad identificare la morale con la nostra morale e l’ideologia con la nostra ideologia. Ma questa strana unione tra gruppi politici per modificare qualcosa che, sinceramente, non interessa a nessun sardo, non fa parte di nessuna morale e di nessuna ideologia “propositiva”. Sarebbe bello che non si giustificassero affermando che quella norma serve per salvare qualche posto di lavoro: pensino alle migliaia di posti di lavoro dei sardi piuttosto e facessero un gesto che li farebbe riconciliare con la morale e gli elettori: ritirino quell’emendamento affermando di essersi sbagliati. Succede. Difficile ammetterlo ma se si nasce signori si può. Se si è politici “dentro” diventa tutto più difficile.

articolo apparso il 14 ottobre 2014 sulla Nuova Sardegna – tutti i diritti riservati.

Lascia un commento