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Quando i bambini giocano ancora per strada  (La Nuova Sardegna, 10 Aprile 2018)

Quando i bambini giocano ancora per strada (La Nuova Sardegna, 10 Aprile 2018)

 

A leggere quel cartello “Attenzione, rallentare. In questo paese i bambini giocano ancora per strada” sembra quasi di ritornare indietro nel tempo, a quelle giornate assolate e lunghissime fatte di palloni, calzoni corti, ginocchia sbucciate, gessetti per il classico “un due tre stella”. A leggere quel cartello sembra quasi che Macondo sia proprio davanti a noi, dove Arcadio Buendìa costruiva la macchina della memoria per celebrare la conquista dei ricordi, dove non si governava con le scartoffie e dove c’era la rara virtù di non esistere completamente se non nel momento opportuno. Ecco, quel cartello apparso all’ingresso di Mamoiada rappresenta un voler sottolineare che esistono i rumori, le voci, le urla e le risate e si trovano dentro la lentezza del paese, dove il segreto di una buona vecchiaia è tra un patto segreto con la solitudine e un gioco corale dei bambini: che sono figli, nipoti, parenti lontani, particelle che contribuiscono a pasticciare il silenzio sospeso della noiosa e fredda normalità. Il sindaco di Mamoiada, Luciano Barone, ha preferito la luce calda e soffusa a quella piatta dei neon e ci ha ricordato con forza e decisione che i bambini rappresentano il futuro irrinunciabile. Quel cartello non è una scommessa ma è semplicemente una metafora che molti politici dovrebbero utilizzare quando parlano di programmi per il paese: pensate ai ragazzi, agli adolescenti, pensate al futuro. Il sindaco ha anche voluto puntualizzare che era necessario questo passaggio, questo voler quasi costringere i ragazzi a giocare per strada, ad alzare gli sguardi dai loro smartphone, a fargli capire che è fondamentale giocare e litigare, vincere e sperare perché la vita è fatta di tante piccole cose e passa attraverso la capacità di potersi rincorrere tra le strade di un paese, come nella vita. Perdersi per poi trovarsi. Tra le tanti leggi che vengono sfornate quotidianamente sarebbe bello che se ne scrivesse una con un articolo unico, importante, necessario: “i bambini hanno diritto a giocare sempre e comunque e gli adulti hanno il dovere di costruire mondi dove il gioco sia l’espressione più seria e più alta per chi ha meno di diciotto anni”. Fermarsi con l’auto davanti a dei ragazzini che inseguono un pallone è una piccola poesia moderna, è quella che alcuni chiamano “paesitudine” ma che non deve essere appannaggio soltanto di Mamoiada o di Tresnuraghes o di Villa San Pietro. Anche a Sassari, Cagliari, Alghero, Olbia dovrebbero apparire gli stessi cartelli che il sindaco Barone ha pensato per i minorenni del suo paese, perché significherebbe che i ragazzi sono importanti ed è necessario occuparci della loro crescita. Lo facciamo quotidianamente, certo. Controlliamo i loro profili nei social, verifichiamo le fotografie che postano, partecipiamo a delle riunioni dove ci viene spiegato il bullismo, i pericoli di internet, ci informiamo sulle nuove droghe, sui video che possono essere costruiti ad arte. Stiamo sempre attenti, vigili. Conosciamo a memoria la crosta sociale dove i nostri figli camminano ma non sappiamo molto altro. Non possiamo conoscere tutto in un mondo dove anche respirare diventa in un attimo universo. Non viviamo a Macondo e la frenesia è il nostro presente. Non abbiamo tempo per il passato e neppure per il futuro. Se dei ragazzi provano a giocare in una piazza di una città chiamiamo i vigili per riportare tutto alla normalità, come se fosse normale una città senza voci e senza le urla gioiose dei bambini. Il sindaco di Mamoiada ci ha voluto ricordare, invece, l’importanza dei gesti e la serietà del gioco. Ha utilizzato, nel cartello, un avverbio importante, quasi a voler sottolineare che c’è sicuramene una speranza: ancora. I bambini giocano “ancora” per strada. Gli stessi bambini, sia chiaro, che conoscono internet e i social. Ma giocano “ancora” per strada. Siamo ormeggiati su un avverbio, godiamo di una piccola certezza: il futuro ha la bellezza di quel cartello che non è stato piazzato a Macondo ma a Mamoiada, in Sardegna.