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Presentazione “La zona grigia” con gli Humaniora (Porto Torres 13/12/2010)

Presentazione “La zona grigia” con gli Humaniora (Porto Torres 13/12/2010)

Ci sono colori intensi che dipingono qualsiasi vuoto. E occhi attenti, incontaminati, che trasportano interesse e attenzione e voglia di sapere. Ci sono poi le parole che riannodano i fili della memoria e provano, cercando intensità, di riempire pagine nascoste di notizie ormai centrifugate negli annali dei nostri attimi. Ritornare indietro è sempre un passo difficile. A volte doloroso. Mi capita quando ascolto vecchie canzoni collegate alla mia confusa e dolcissima adolescenza. Mi capita, soprattutto, davanti alle canzoni di Fabrizio De Andrè. Ogni verso è una giornata consumata – succhiata quasi – con forza, passione, rabbia, mestizia, amore. Ci sono canzoni che rinforzano la vita, altre che l’allontanano. Una storia sbagliata è, quasi per antonomasia, la canzone perfetta, connubio tra mare e cielo, tra benedetti e reietti, tra il potere e il dovere, tra l’essere e il partecipare, tra la poesia e la nefandezza. La poesia di De Andrè e di Pasolini, la nefandezza di chi non ha voluto o saputo ascoltare. Così, quando gli Humaniora hanno cominciato a suonare e l’armonica ha cancellato tutte le parole che raggrumavano pensieri, in quel bellissimo spazio del “Vecchio Mulino” a Sassari, si è manifestato il ricordo e l’amore per una canzone mai dimenticata. E tutti i presenti hanno cominciato, con gli occhi, a seguire le parole e a riflettere sulle storie sbagliate che attraversano questo piccolo nostro universo. Poi, abbiamo cominciato a giocare, immersi nella musica di canzoni forse meno conosciute ma ugualmente intense e quasi mi vergognavo che le parole scritte da me, per quella che solo musicalmente ritengo sia una bella canzone, fossero poco prima di “Hotel Supramonte”. Ma Marta andava sulle ali dei ricordi e delle foto di un’Asinara distratta e diversa. Sicuramente immensamente più sola dei miei antichi silenzi.

Ho osservato gli occhi di tutti e tutti hanno cominciato ad annuire, rapiti quasi dalla voce intensa di Lavinia e dall’acustica di Andrea e Gianfranco e solo allora gli occhi di tutti sono divenuti un solo orizzonte e hanno cominciato a vagare dentro storie sbagliate di un delitto atavico e inutile come il sequestro di persona. La storia sbagliata di un ingegnere che aveva progettato una bellissima Ferrari e che viene sequestrato. Si parlò, guarda caso, di sequestro sbagliato come se ci possano essere sequestri “giusti”. E’ una storia sbagliata per un giudice che si credeva uno sceriffo e che non accettò di vedere la giustizia dall’altra parte delle manette. Lo scintillio che si avvicinava lo costrinse all’atto estremo. Una storia sbagliata per Agostino Mallocci, la sua stupida e inutile innocenza che gli costò 27 anni di prigionia. Come per Egidio Carcangiu. Ma è stata, soprattutto, la storia sbagliata di Monica, la dolcissima e forte Monica, fisarmonica di affetti, soprattutto annusati e mai ottenuti.

Ho visto gli occhi dei presenti che scrutavano gli attimi dell’esistenza sospesa di tutti. Soppesavano le parole. Perché le sapevano soppesare. Avevano facce forti e sicure, avevano facce adatte alla vita. Questo mi è piaciuto di quell’incontro per me indimenticabile: essere riuscito a osservare con tutti i partecipanti lo stesso punto sull’orizzonte. E mantenere lo sguardo fermo insieme a vecchi e nuovi amici quelli, soprattutto, visti per la prima volta di persona, fuggiti dalla virtualità di facebook. Ebbene, essere riuscito a parlare con loro, a sentire le loro voci e colorare una serata, è stato molto coinvolgente. Anche attraverso facebook si può scartabellare un’emozione. Grazie a tutti voi che avete condiviso una serata bella e forte. Grazie agli Humaniora e Andrea del vecchio mulino. Grazie a chi ha voluto acquistare il libro e avrà la forza di leggerlo. Grazie per la vostra curiosità e la voglia di ascoltare. Grazie perché le parole sono un bel veicolo per la comunicazione. Ma anche i silenzi dei vostri occhi hanno riempito pagine di attimi dentro storie sbagliate ma che, come sempre, bisogna avere la forza e l’impegno di raccontare.

Ps. Voglio ringraziare anche tutti gli amici di Porto Torres che hanno convissuto con me una bellissima serata e, anche in quel caso ho avuto modo di riabbracciare vecchi amici e scoprirne nuovi, amici virtuali di Facebook che da oggi hanno occhi e voce e anime che pulsano.

Ps del ps. Mi dispiace per quelli che hanno prenotato in ritardo e non hanno potuto partecipare. Anche questo e’ piuttosto incredibile. Tutto esaurito per colpa delle parole e delle canzoni. Significa, probabilmente, che siamo ancora cuori pulsanti. E pensanti.

Buona serata a tutti e buona lettura..

Giampaolo Cassitta

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