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La ludopatia: una dipendenza sponsorizzata dallo Stato (La Nuova Sardegna, 28 aprile 2017)

La ludopatia: una dipendenza sponsorizzata dallo Stato (La Nuova Sardegna, 28 aprile 2017)

Il rumore che produce la macchina colorata è di solitudine e tristezza. Quelle dita che camminano senza sosta su piccoli quadrati da pigiare e quegli occhi che osservano girare vorticosamente degli oggetti che devono allinearsi per ottenere la vittoria, è qualcosa di innaturale, che scompagina il percorso naturale del gioco: che è, invece, divertimento e passione. Questo infernale gioco non piace neppure a chi lo propone. In certi esercizi commerciali si trova vicino alle toelette, quasi a voler amplificare la metafora dello scarto e quelle persone che di spalle nessuno controlla sono solo fantasmi con le dita. Che sognano, dentro la loro disperazione, di vincere con una macchina programmata per farli perdere. Si chiama ludopatia, ovvero gioco d’azzardo patologico ed è una malattia terribile, una tossicodipendenza.
Il fenomeno si è accentuato negli ultimi anni  con il progredire della crisi e facilitato dallo sdoganamento delle macchinette mangiasoldi gestite addirittura dai Monopoli di Stato. Chi gioca lo fa in maniera continua, spasmodica, rischia di perdere anche cento euro al giorno. Moltissimi si giocano la loro paga giornaliera.
Chi gioca ha pochi pensieri: deve continuare a giocare, sperare nella vincita che lo farà diventare ricco, è bravissimo a costruire piani per reperire soldi utili per la sua impresa, ha necessità di aumentare sempre di più la posta per poter rientrare di quello che ha perduto, diventa irritabile, scontroso, triste, scolorisce di giorno in giorno, mette in serio pericolo le relazioni sociali, distrugge il rapporto di coppia, si inventa scuse incredibili pur di ottenere soldi in prestito: diventa, suo malgrado,  una persona senza più dignità.

A Sassari si è scoperto che c’è una slot machine ogni 95 abitanti e questo le vale  il tristissimo primato nell’isola e, addirittura, il quarto posto su scala nazionale per la presenza delle maledette macchinette all’interno della città. Molti bar ne hanno addirittura una decina ed è come osservare un paese dei balocchi falsamente colorato.
Ci giocano in molti, troppi e ci sono tra essi anche dei minorenni, cosa che dovrebbe essere assolutamente vietata. Ma non è così.
La ludopatia, contrariamente a quanto si è soliti pensare, colpisce tutti: uomini, donne e ragazzini; tutti attratti dalla possibilità di poter vincere dei soldi da poter utilizzare per movimentare la propria vita. Tutti a cercare l’ascensore sociale attraverso “l’aiutino” della fortuna, la speranza di “sistemarsi” con un colpo alla slot machine. Ci sono persone che prenotano la propria “slot” e giocano  – anche per ore –  pigiando sempre più terribilmente quei cinque tasti nella speranza che il rumore dei soldi annunci la felicità. Ma tutti sanno, in fondo, che non è così. Non si raggiungono le autostrade senza passare per i caselli e non si sorpassa in corsia d’emergenza, perché si mette a repentaglio la propria vita e quella degli altri.
A Sassari è nata un’associazione che si chiama Gap (gioco d’azzardo patologico) e intende contrastare, attraverso un piano formativo, il fenomeno della ludopatia. Un buon inizio ma non basta. I giocatori quotidiani, stando ai numeri presentati sono oltre 1300 che, quotidianamente, girano le spalle al mondo e si piazzano davanti ad una slot-machine. Sono terribilmente troppi. Per far capire la gravità del fenomeno i tossicodipendenti consumatori di droghe in città sono un numero nettamente inferiore ai ludopatici.  Probabilmente non si era compreso il fenomeno, probabilmente si era convinti che la macchinetta colorata serviva a portare allegria negli esercizi commerciali.
Quelle macchinette disegnano dipendenza e disperazione. Dovremmo cominciare a discuterne molto seriamente

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