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la bellezza dei piccoli paesi (la Nuova Sardegna, 15/6/2017)

la bellezza dei piccoli paesi (la Nuova Sardegna, 15/6/2017)

Perché è importante condensare i nostri sforzi sul villaggio e non sulle città? Sull’essere paese, sui piccoli contorni, su quelle viuzze che apparentemente non arrivano da nessuna parte ma raccolgono tutta la polvere degli anni? Perché il paese ha il colore della vita, nasconde i segreti della memoria, sa accogliere e sa raccogliere. Quando qualcuno emigra verso le grandi città (lo hanno fatto i nostri nonni, lo fanno i nostri figli) prima o poi accende i riflettori verso quel disegno piccolo e quasi infinitesimale che è il suo quartiere, il suo palazzo, i suoi amici, i suoi giochi. Possiamo girare il mondo, immergerci nelle storie di tutti ma torneremo sempre alle nostre vicende, alle nostre canzoni, al nostro modo di parlare e di sentire. Torneremo sempre al nostro correre e al nostro dialogare, ai nostri accenti e ai nostri modi di dire. Gireremo il mondo ma non troveremo da nessuna parte l’odore delle piccole cose. Quelle di un paese. Le luci soffuse, i ciottoli malfermi, le case non troppo ben disegnate, le persiane mal colorate. La piazza – o la piazzetta – dove siamo tutti rotolati dentro un pallone, una corda per saltare. I luoghi  per rincorrerci da piccoli, per nasconderci da adolescenti, per amarci da adulti, per ricordare da anziani. Ci sono panchine, nei paesi, che raccontano storie, accarezzano pensieri e regalano sensazioni di tutti e per tutti. La panchina dove nonno si sedeva con i suoi amici a fumare il mezzo toscano e a cantare una “battorina”; la panchina dove il postino si riposava del sudore denso che produceva quel borsone gonfio di lettere. La panchina dove ho visto per la prima volta due ragazzi baciarsi e io, con un pallone in mano, ritenevo fosse un qualcosa che mai mi avrebbe sfiorato e poi, su quella panchina mi ci son seduto ad occhi chiusi e cuore molle. La panchina di un paese ha molte vite e non sono mai veloci. Ha visto uomini parlare, urlare, abbracciarsi, leggere un libro con vera passione; ragazze che si pasticciavano gli occhi e speravano in un bacio prima che arrivasse notte. Provate a camminare nelle luci ottuse e fredde di qualsiasi città. La velocità sarà ciò che vi rimane e non ricorderete quasi niente. Una città è come una metropolitana: troppa gente, troppe storie che si sfiorano soltanto. Non si incontreranno mai. Nei piccoli paesi puoi chiedere qualcosa e c’è sempre la certezza che qualcuno ti risponde. Ci sono storie che si mescolano e confluiscono dentro la tua vita. Nel paese, nel piccolo, è nascosta la bellezza e l’essenza dell’ esistenza. Puoi salire sulla torre Eiffel, camminare di notte all’interno del Colosseo o correre tra piazza Navona e fontana di Trevi. Puoi girare tra le larghe strade di Madrid o nei canali di Amsterdam ma non sentirai la bellezza del paese, quella tonalità dolce, quasi impercettibile che ti fa dire: la vita è nelle piccole cose. Ci sono abbracci che raccolgono rumori in questo mondo apparentemente abbondante dove tutto va fotografato, raccontato, condiviso. Ma poi, se ci fate caso, la vita è su quella panchina, dentro quella piazza, tra le vie di un paese nascosto, solitario, silenzioso, solo ed assolato come solo i paesi della Sardegna sanno essere. D’estate, in quei meriggi che solo certe poesie sanno raccontare, nei paesi, seduti su quella panchina calda e silenziosa, se chiudete gli occhi camminerete tra i deserti africani e le spiagge indonesiane, tra i laghi dell’Ontario e la foresta amazzonica riuscendo a non muovervi mai.

La prospettiva del paese è la fantasia che raccoglie storie e strizza l’occhio alle favole. Voi non potete immaginare, colorare, disegnare e non potete neppure tradurre tutto ciò che il mondo racconta se non avete dentro il vostro zaino l’odore del paese. Dove tutto è miracolosamente immutato, fermo, irreale. Dove è possibile assaporare quel “niente” che nelle città non esiste più, quel “niente” che cancella come d’incanto tutto, che congela i fili con il mondo esterno. Il paese è ciò che vorremo essere e non siamo. Il paese siamo noi.

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