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Il ritorno dell’eroina, La Nuova Sardegna, 25 ottobre 2916

Il ritorno dell’eroina, La Nuova Sardegna, 25 ottobre 2916

La nuvola pareva ormai stratificata. Non era acqua e non era densa. Aveva trasportato dolore e disperazione. Raccolto lacrime divenute pioggia. Le braccia erano gonfie e piene di buchi secchi. Ogni foro era un cammino spietrato nella via crucis terrena. L’eroina aveva macinato odio, morte, solitudine. Era silenzio e rabbia, era un urlo che non riusciva ad arrivare nei cieli giusti. L’eroina aveva consumato i corpi di ragazzi inermi, fragili, anime silenti che attendevano qualche risposta. La siringa era la spada contro un mondo sconosciuto, mal disegnato, mal spiegato e mai inclusivo. Un mondo dove chi si bucava non poteva, nella maniera più assoluta, essere protagonista. Costruiva dunque un universo parallelo costituito dai propri simili, da chi condivideva insieme l’estasi effimera di una dose di eroina, l’attimo opprimente di un buco che sarebbe divenuta un’enorme voragine. Pareva tutto finito. Ed invece, incredibilmente, sta ritornando, seppure lentamente, il mito dell’eroina. C’è stato un momento in cui si era passati nel mondo magico della cocaina. Il messaggio – paradossale e semplice – prendeva molto tra i giovani: «Ti offro un prodotto che prendono i ricchi, garantito nella sua nobiltà; non devi usare le siringhe, non ti devi sporcare e, soprattutto, non ti becchi l’AIDS». Paradossalmente la cocaina è molto più infima dell’eroina: prima ci si bucava per provare a stare insieme, per essere comunità, per condividere quel “male di esistere”. Ci si bucava perché il tuo amico, il tuo simile, quello con cui condividevi molte cose si “faceva”; quello strano “noi” era lentamente sparito e si era passati all’euforia del fare. Quel voler assaltare il mondo, quella ricerca di un assoluto e personale stato di benessere, quel dover essere protagonisti a tutti costi, di voler essere significato e non significante, quel voler ostentare la propria bellezza, la propria forza, l’auto, la ragazza, il successo. Chiaramente non era così. La cocaina è una polvere sottile, impalpabile, invade la vita in silenzio, cammina nei weekend, nelle feste, nei saluti fugaci, sembra quasi un motivo di incontro, un surrogato falso dell’essere, un dover apparire a tutti i costi sempre pronto, sempre sorridente, sempre all’altezza della situazione. E’ la falsa soluzione ai problemi che graffiano la vita delle persone. Si usa come surrogato al malumore, alla perdita di un affetto, la si usa se si hanno problemi in azienda, con la moglie, con i figli. E’ una terribile tentazione, più viscida e densa dell’eroina. Che però, come accennato, sta lentamente e inesorabilmente ritornando. A Milano riemergono i classici tossicodipendenti del “boschetto della droga” e una cooperativa “lotta contro l’emarginazione” distribuisce siringhe e altro materiale. In tre ore si distribuiscono sino a 1.350 siringhe. Un’enormità. L’eroina è tornata e la vendita è in costante aumento. Furbescamente il mercato sta fidelizzando nuovi clienti: vendono dosi da due a quattro euro e così il ragazzo che vuole provare può iniziare. La cocaina disegnava mondi molto raffinati ed era utilizzata anche da chi, paradossalmente, stava bene ma voleva stare meglio. L’eroina, invece, è la resa incondizionata alla vita, al lasciarsi andare in maniera repentina, nei meandri della solitudine. Si consuma l’eroina per per camminare fugacemente in mondi paralleli, per ricercare soluzioni che purtroppo non esistono. Sono i nostri figli, cresciuti nella bulimia dell’effimero del tutto e subito, parcheggiati tra la noia e l’indifferenza. Tutti portiamo nello zaino qualche fallimento, un disegno sbagliato, pasticciato, cancellato. Ma quando si giunge all’arsura dell’anima non si può ritornare indietro. L’eroina sta ritornando ed è una pessima notizia. Per noi e per i nostri figli.

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