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Il ricatto sociale (La Nuova Sardegna, 19 maggio 2017)

Il ricatto sociale (La Nuova Sardegna, 19 maggio 2017)

La strada è irrimediabilmente stretta, con molti tornanti e con deviazioni obbligatorie: se limitano l’attività rischiano i posti di lavoro. Situazioni non nuove che ritornano ogni qual volta si toccano interessi di alcuni imprenditori a discapito di scelte necessarie e sociali. Tutto lecito, per carità, però questo ricatto, questo voler mettere sul piatto della discussione le famiglie, i posti di lavoro è sinceramente un atteggiamento “peloso” che nulla porta alla soluzione dei problemi ma che rischia, invece, di attanagliarsi all’interno di concetti complicatissimi relegati ad un piccolo recinto, dove la guerra tra poveri rischia di implodere e non accontentare nessuno. Le slot machine sono un problema e, chiaramente, non sono “il problema”. Lo sa bene chi si occupa di ludopatia che il gioco nei bar, nelle varie sale giochi non rappresenta l’universo, ma solo una cospicua parte di esso. Il comune di Sassari che limita gli orari di gioco all’interno dei locali prova ad evidenziare che il problema esiste. Che poi, il titolare delle “macchinette” se ne lamenti ci sta, in quanto osserva la questione dal suo punto di vista: quello del profitto. Dire però che l’ordinanza del sindaco ha ridotto dell’80% gli introiti e che si vede costretto a licenziare delle persone, significa avvelenare i pozzi. Se fosse vero che con una semplice ordinanza di chiusura anticipata delle sale gioco si è ottenuto un risultato così alto sarebbe stupefacente. Ma non credo le cose stiano così e, comunque, andrebbero verificate. Ci troviamo davanti ad uno strano paradosso: se si tenta di contrastare la ludopatia (che provoca danni sociali inestimabili) qualcuno da qualche altra parte ci racconta che sono in gioco le famiglie e il lavoro. Messa così ci costringe ad affermare che non si dovrebbero aumentare le sigarette e non inserire frasi o fotografie nei pacchetti; non si dovrebbe aumentare la benzina perché i tabaccai e i responsabili dei distributori potrebbero licenziare qualcuno. Così come non si dovrebbero demolire alberghi abusivi costruiti a dispetto di ogni legge in quanto si licenzierebbero i camerieri. Insomma, ragionare in questi termini non è propriamente cristallino. Dovremmo cominciare a chiederci se non sia il caso di rivedere le regole d’ingaggio in un paese dove il lavoro è legato essenzialmente all’offerta di servizi e si è completamente dimenticato l’impegno strutturale legato, per esempio, all’industria del turismo. Si scommette moltissimo sul “qui ed ora” senza un’organizzazione, senza nessuna pianificazione. Si aprono attività che non funzionano perché si usufruisce di un aiuto pubblico e quando quell’aiuto si esaurisce ne chiediamo un altro per sopravvivere, altrimenti minacciamo i licenziamenti. Lo fanno le grandi catene alimentari, le grandi industrie, lo ha fatto a suo tempo la Fiat, lo fa in questi giorni l’Alitalia. Perché, dunque, non è lecito farlo anche nella piccola azienda, perché non può farlo l’imprenditore che ha investito del denaro su un’attività ludica, che distrae e che è assolutamente lecita? Peraltro, così come ampiamente evidenziato, si gioca non solo nelle sale dedicate, ma anche in Internet, acquistando gratta e vinci in tutti i luoghi. Una lenzuolata di speranza pare sia l’ultima possibilità per un paese in ginocchio. Che dire all’imprenditore che ritiene di essere stato ingiustamente penalizzato da un’ordinanza che non tiene conto anche che dietro quell’impresa ci sono dei lavoratori? Dovremmo provare a sederci e ragionare su un passaggio fondamentale: tutto ciò che è lecito è giusto? Non possiamo continuare su questa strada stretta e tortuosa. E’ necessario trovare altre soluzioni che non siano necessariamente legate al ricatto sociale. L’ordinanza del sindaco è solo un punto di partenza, ci racconta che Sassari ha un problema grave. Il medico parte sempre dalla malattia prima di trovare la medicina ed il dosaggio giusto, ma non può fare finta che quella malattia non esiste anche se la medicina sarà amara.

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