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Il giorno di Moro - intervista al periodico Il due. 15/5/2006

Il giorno di Moro – intervista al periodico Il due. 15/5/2006

“…Sono moderatamente nervoso. Angela continua a ripetermi che è il carcere.
Io continuo a pensare sia questo stupido lavoro.
Non sono nato per fare il Magistrato di Sorveglianza.
Angela suggerisce di non pensarci e io le rispondo che è impossibile non pensare a quanto sia stronzo l’ippopotamo.
Facevo il Pm e lo sapevo fare. Lo volevo fare….”

Con questi versi inizia il dodicesimo capitolo, totalmente fruibile in anteprima dal sito internet dell’autore (giampaolocassitta.it), de “Il giorno di Moro”. L’ultima opera dell’autore di “Asinara, il rumore del silenzio” è un romanzo inserito nella collana Noir , allestita da Fratelli Frilli di Genova. Il volume sarà distribuito in tutte le librerie italiane (€ 12,50, il prezzo di copertina) dal 27 aprile. Giampaolo Cassitta è nato nel 1959 a Oristano, ma è cresciuto ad Alghero dove tuttora vive. Si è laureato in Pedagogia all’Università di Sassari e specializzato in Pedagogia dell’età adulta a Roma. Dopo una lunga esperienza come educatore nel carcere dell’Asinara, conoscenza che lo ha portato alla pubblicazione di due romanzi sull’isola-carcere (“Il rumore del silenzio”, 2000 e “Supercarcere Asinara”, 2002), è oggi direttore dell’area pedagogica del carcere di Alghero. Lo abbiamo sentito via mail alla vigilia di quest’importante uscita editoriale.
In che misura la sua attività letteraria è legata alla sua professione nel Ministero di Grazia e Giustizia?
«…Forse, per i primi tre lavori la mia professione è stata sicuramente il punto di partenza.
I libri sull’Asinara soprattutto, ma anche “la zona grigia” è stato scritto grazie all’esperienza maturata in carcere.
Questo quarto libro nasce però lontano dal carcere, anche se di carcere si parla.
E’ un libro sulla mia generazione, quella che, intorno a vent’anni ha assistito ad una svolta terribile nel nostro paese: l’omicidio di Aldo Moro.
Da quel giorno, l’Italia è cambiata, un po’ come la generazione attuale ha vissuto con angoscia l’11 settembre 2001».
Avverte un legame fra la vicenda esposta nel romanzo e la realtà contemporanea vissuta nelle carceri italiane, riferita anche ai fatti occorsi negli ultimi anni nei penitenziari sardi?
«…Nel romanzo il carcere è solo un contorno. Il magistrato di Sorveglianza deve, per forza, andare in carcere ed incontrare i detenuti. Sarà l’incontro con il vecchio amico che si ritrova detenuto a far nascere la storia. C’è anche un accenno ai famosi “fatti di S. Sebastiano” ma è solo un pretesto, così come si parla di anarchici insurrezionalisti. La realtà è legata invece al 1978, alle brigate rosse, al terrorismo e qui, il romanzo è molto lontano dal carcere. Racconta, piuttosto, una realtà sarda di quegli anni, tra Alghero, Sassari e Roma».
E’ stata casuale l’uscita del libro dopo la tornata elettorale o meditata per affrancarlo da alcuna connotazione di parte?
«…Assolutamente casuale. Si era deciso di farlo uscire il 9 maggio 2006, in occasione della ricorrenza della morte di Aldo Moro.
E, infatti, a Roma sarà presentato ufficialmente quel giorno. Un romanzo non è un gesto politico. E’ solo un racconto, un lungo racconto di una parte di una generazione che negli anni 70 si è fortemente divisa. Ma non è la divisione che esiste oggi nel paese. Quella è stata una grande lacerazione con morti e feriti. Un pezzo terribile della nostra storia che ancora, nonostante siano passati quasi trent’anni, se ne parla quasi sottovoce. Il mio romanzo prova a chiedersi perché il corpo di Moro viene abbandonato in via Caetani e da un gioco di simbologie nasce una storia forse inverosimile ma che farà riflettere».

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