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Dormono sulla collina (La Nuova Sardegna, 25 aprile 2020)

Dormono sulla collina (La Nuova Sardegna, 25 aprile 2020)

Quanti sono quelli che riposano sulla collina?

Troppi. Oltre venticinquemila solo in Italia. Come se sparissero in un colpo Lanusei, Ittiri, Olmedo e Ploaghe.

Tutti composti, partiti in meno di due mesi con la loro valigia non ancora pronta, con gli sguardi gonfi di sorpresa, con la voglia di sorridere e di continuare il viaggio, con la speranza e la consapevolezza che questo strano vento di morte ci avrebbe soltanto sfiorato.

Poi è arrivata lei, Julia Alliot e tutti si son guardati increduli, tutti si son chiesti se questo livellamento fosse giusto, se fosse contemplata la presenza sulla collina di una ragazzina di 16 anni, di Parigi. Dunque non è un luogo solo di anziani questo promontorio che, forse, si affaccia su un mare senza orizzonte. Anche Ezio Palombo, amico di Don Milani, si è seduto vicino al suonatore Jones, anche lui amante degli ultimi ha raccolto quel vortice di polvere dove gli altri vedevano siccità lui costruiva strani binari di vita dove era contemplato l’amore. Che arrivò a settant’anni, quando era ancora prete. Una scelta forte, coraggiosa e l’amore lo rapì, un po’ come la gonna di Jenny in un ballo di tanti anni fa.

Anche la poesia ha raggiunto la collina e così Mario Benedetti, di anni 64 ha ascoltato l’aria, ha cercato quella libertà vista dormire chissà dove e con quei silenzi che ricamavano parole: «I nostri visi nelle mani – il vento negli occhi chiusi per pensarlo». Questo scriveva il friulano che forse, da bambino, voleva guarire i ciliegi con le parole.

Enzo Lucarelli aveva 45 anni e guidava l’ambulanza. Lo faceva da molti anni. Quante volte avrà corso nelle vie intasate di traffico alla ricerca di un misero spazio per salvare qualcuno? Quante volte avrà sentito quell’urlo che per noi è angoscia ma per lui era salvezza. Non ce l’ha fatta, anche lui ai piedi di questa maledetta collina.

E Sara Bravo? Aveva 28 anni ed era un medico con l’asma. Spagnola, lavorava nel dipartimento di Castilla- La Mancha, come quasi Don Chisciotte giocava tra i mulini a vento dell’aria che talvolta le mancava. E’ salita in un attimo sulla collina, perché  non era più possibile far tornare in fiore quei ciliegi.

Sul promontorio di croci c’è finito Vitor Godinho, lui che sognava prati immensi ed un pallone per giocare. Aveva 14 anni Godinho ed era portoghese. Come Ronaldo. Voleva, forse, provare a giocarsela sul campo della vita, a raccogliere un passaggio per raggiungere la porta e segnare. Non c’è riuscito nonostante non avesse paura di tirare un calcio di rigore.

Gaetana Trimarchi, invece era un medico, una guardia medica per la precisione. Aveva il sorriso, la bonarietà e la consapevolezza che tutto potesse risolversi, perché la guardia medica è un meccanico che aggiusta le cose, fa ripartire la vita e permette magari di non volare, ma almeno di ritornare a viaggiare.

Tutti, insieme a tanti altri, sono adagiati sulla collina. Quando leggete i numeri che ricordano i decessi pensate ai nomi, agli occhi, alle vite che sono state e che oggi sono qui, con un ridere rauco, ricordi tanti e, forse, qualche rimpianto.