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ma su quest'isola c'è il mare?

ma su quest’isola c’è il mare?

Sulla Sardegna si nascondono leggende e credenze popolari davvero incredibili  e, in alcuni casi, indicibili.

Nelle carceri della nostra isola, per esempio, luoghi  dove oltre ai sardi ci sono anche molti detenuti  “continentali” e stranieri, ho avuto modo di sentire le cose più disparate. Un detenuto napoletano era convinto, per esempio,  che in Sardegna esistesse un codice penitenziario diverso e che, addirittura, fosse ancora in vigore la pena di morte.  Un altro  – calabrese – si lamentava che al sopravvitto non si trovava l’anduja ed, invece, era possibile acquistare il porcetto. Sul famoso “maialino” ci sono state accuse terribili tra “sardi” e “musulmani” laddove i sostenitori di Allah accusavano gli isolani di essere feroci “assassini”. Si racconta però che in alcune diramazioni dell’Asinara molti musulmani, a loro insaputa, mangiarono il gustoso maialino al sugo apprezzandolo come carne di asino.  Una volta un detenuto napoletano si arrabbiò moltissimo perché a Porto Torres non vendevano le “cerase” e un altro chiese ripetutamente se avessero fatto vedere, in televisione,   la finale di coppa Uefa dove giocava il Napoli. Finale regolarmente trasmessa alla RAI e  che fu vittoriosa per i partenopei  ma che tenne in apprensione il malcapitato tifoso perché per settimane gli feci credere che la finale in quella determinata diramazione non si sarebbe vista,  perché vi era in concomitanza un film sui nuraghi.  Lui scrisse decine di lettere chiedendo di cambiare diramazione. Un detenuto genovese riteneva che la posta non arrivasse a casa sua perché la “Tirrenia” non effettuava il servizio per i continentali e spendeva molti soldi inviando la posta “aerea”.  Un sardo, una volta, fece credere ad un detenuto straniero che, in realtà, in Sardegna si adoravano gli asini e all’Asinara erano intoccabili quelli bianchi, come le mucche in India. Quando si vedeva  un asinello bianco ci si doveva nascondere dietro un cespuglio per paura che con i suoi occhi potesse inviare una maledizione. Il malcapitato straniero (un etiope) alla vista dell’asinello bianco fuggì e si nascose dietro una macchia di lentisco. L’agente che vide la scena pensò volesse fuggire o, comunque,  nascondere qualcosa. A nulla valsero le giustificazioni  dello straniero e quando disse che si era nascosto per paura dell’asinello bianco venerato dai sardi, poco ci mancò che non fu spedito all’Ospedale psichiatrico per accertamenti.  Ad un ragazzo milanese gli si fece credere che il conteggio della pena in Sardegna era legato al calendario nostrano che contava 500 giorni e che, quindi,  i tre anni sarebbero stati di 1500 giorni. Scrisse al suo avvocato chiedendo l’immediato trasferimento. La cosa davvero indicibile è che l’avvocato rispose rassicurandolo che si sarebbe informato e avrebbe protestato vivacemente con il Ministro, poiché non era legale utilizzare il calendario sardo su una pena comminata dal Tribunale di Milano.  Ecco, a volte si sorride e si scherza ma, in realtà,  questo strano “etichettamento” sulla nostra terra è figlio di una cultura perlomeno approssimativa. Mi chiederò sempre, per esempio,  quanto era riuscito a prendere in termini di voti,  l’avvocato lombardo   quando aveva sostenuto l’esame di diritto costituzionale.  Sull’approssimazione e sulla conoscenza geografica ecco, per concludere,   una battuta  bellissima di un detenuto napoletano: “Dottò, scusate, ma in quest’isola, da tutte le parti che ti muovi c’è sempre stu cazz’e  mare?”   

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