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l’amore dopo l’alluvione

l’amore dopo l’alluvione

 

Le favole vanno raccontate. Perché massaggiano il cuore e allontanano, almeno per un attimo, le nostre paure per un oggi duro e per un domani con le saracinesche ancora chiuse.
E’ passato solo un mese e qualche giorno dall’alluvione che ha distrutto un pezzo di Sardegna, che ha infranto i cuori, che ha centrifugato le anime. Quel giorno, il 18 di Novembre, quell’acqua ha modificato pezzi della mia infanzia. Sono originario di Priatu, località Austinacciu dove, per anni mi recavo in vacanza dai miei nonni. Monte di Pinu era la montagna più alta della mia adolescenza. Quei monti – meglio quei muntigghj – hanno fatto parte del mio amore per la terra, per i luoghi. Quegli stazzi assolati e nudi sono stati la musica delle mie parole. Priatu è un piccolo paese, una frazione prima comune di Calangianus e oggi comune di Sant’Antonio di Gallura. Si conoscono tutti a Priatu. E mi conoscono. D’estate, nella tarda adolescenza, ero quello che acquistava tutti i giorni la Nuova Sardegna e l’unica copia di Repubblica. Ero la felicità del barista. Due giornali in un giorno e, sopratuttto uno nazionale. Da piccolo ero “lu fiddolu di” e, nel mio caso ero “lu fiddolu di lu colciu Franciscu”. Priatu è la metafora del mondo. Tutto accade in quel contesto e se da quelle parti non succede significa che non esiste. Quel giorno, il 18 novembre 2013 Veronica Gelsomino, 24 anni, rientrava a casa dove ad aspettarla c’era Tommaso Abeltino, suo fidanzato da sempre. Da quando erano bambini. Perché il mondo di Priatu prevede l’amore sin dall’infanzia. Ci si promette fedeltà negli anni e si disegna il futuro fatto di figli, una casa, un camino, i dolci, li cucciuleddi, il tempo che si trasporta lento e inesorabile, silente. Priatu è come Macondo: un crocevia di vite sospese, che non si muovono; vivono in quell’universo dolce e minimalista. Tommaso, quel giorno aveva appena telefonato, preoccupato per il temporale. Veronica aveva risposto subito. Mancavo dieci minuti all’arrivo a casa. Ma i dieci minuti passano. Il tempo si ferma. Non corre. Mentre il cuore comincia a ruzzolare e disperdersi. Partono i soccorsi e scoprono una voragine. L’auto di Veronica, accartocciata nel fango dopo un volo di trecento metri. SI è aperta la strada, l’auto è stata divorata. Gli uomini sono sempre convinti di essere invulnerabili, invincibili e non si siedono mai ad osservare la loro stoltezza. Per tutti veronica è morta. Ma non per Tommaso. Per lui Veronica è viva, deve essere viva, la deve riportare a Priatu, alla sua dolce Macondo dove, ha deciso, la sposerà. E le promesse, fatte a qualsiasi Dio vanno mantenute. Veronica, seppure acciaccata, si salva e ieri, primo giorno di inverno Veronica e Tommaso si sono sposati davanti al sindaco di Sant’Antonio di Gallura. Non potevano aspettare oltre. Lui spera di avere un lavoro stabile. Lei ha ancora il ricordo del boato, delle viscere, del buio, del terrore. Ne sono usciti e oggi tutta la redazione di Sardegna Blogger augura agli sposi un futuro sereno e dolcissimo nella Macondo di Priatu.

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