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I provinciali

I provinciali

Ammettiamolo, siamo provinciali.  Davanti alla sfida tra due candidati in Francia che hanno strutture e programmi diversi, siamo riusciti a focalizzare la nostra attenzione solo sulla differenza di età che passa tra Macron e sua moglie. Il problema, chiaramente, è legato al fatto che sia la donna ad essere più “grande” del proprio uomo. Nella disfida, non proprio palpitante per la verità, tra i tre candidati a segretario del Partito democratico i quotidiani stamattina, oltre ai voti espressi come ai calciatori e qualche occhiatina ai contenuti  – poche occhiatine – tutti si sono gettati sul domandone finale: che poster avevano, sulla propria stanza Renzi, Orlando ed Emiliano da piccoli e che poster metterebbero oggi?

Che sarebbe anche un gioco carino ma non da fare davanti a milioni di telespettatori che attendevano di conoscere le differenze politiche e strategiche se mai decidessero di andare a votare alle primarie del Partito Democratico. Abbiamo quindi scoperto che Emiliano aveva in cameretta Gigi Riva e oggi metterebbe Juri Chechi; Renzi aveva Roberto Baggio e i Duran Duran, ma oggi collocherebbe il poster di Obama (capite che Obama, non essendo provinciale, mai penserebbe di mettere un poster di Renzi?) e Orlando aveva invece Berlinguer e Allende,  giusto per dimostrare di essere il più preparato e secchione. E di cosa hanno discusso durante il faccia a faccia? Su questo le notizie sono più frammentarie e frammentate. Rimangono i poster. Dalla lettura dei quotidiani (ammetto di non aver visto la trasmissione in quanto non sono un abbonato Sky) ho capito solo una cosa: ecco perché non si sono abolite le province. Servivano, eccome. Continuiamo a farci del male.

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