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Dinamo: la grande bellezza

Tutto a dieci secondi dalla fine. Tutto il mondo, la fatica, la speranza, la gioia, la delusione, l’incertezza e la follia dentro quel piccolo e prolungato battito di ciglia. Tutto nell’apnea più lunga di una regione incollata nei televisori, nei maxischermi, alla ricerca di un briciolo di serenità. Quando Dyson, a dieci secondi dalla fine, decreta il sorpasso, allora capisci che quel pezzo di mondo camminerà per conto proprio, che nessuno, neppure il nostro compianto Drake Diener riuscirà a rovinare la festa. Capisci che finire all’inferno non è una bellissima cosa, capisci che vedere una squadra finire il suo primo quarto 21-4 significa essere sull’orlo dell’abisso. Poi 32-26, 55-48, sempre in salita, a zoppicare in quel terreno che pare il percorso tortuoso che si snoda  nel suk  della via crucis dell’odierna  Gersualemme. Dove qualcuno è caduto e si è rialzato, e poi ricaduto. Pareva morto e poi sappiamo come è andata a finire.
Non finisce di stupire questa squadra anarchica e incontrollabile, capace di perdere quasi per il gusto di dover rincorrere, quasi a voler urlare a se stessa e ai sardi che non si molla, che c’è sempre un’occasione da sfruttare, che la vita, in fondo, dieci secondi li concede a tutti. Bisogna saperli sfruttare.
Bisogna sapersi giocare l’impossibile.
Come hanno fatto questi nuovi mori, venuti da lontano e subito adottati da un’intera isola, questi immensi giganti che paiono silenti e fragili ma che, invece, nei momenti giusti, riescono ad agganciare l’attimo fuggente e ristabilire un contatto con la terra.
C’è stato un momento che ha dipinto di biancoblu il palazzetto di Reggio: è stato quando Polonara e Cinciarini hanno osservato questi ragazzi e hanno capito che la loro giornata, seppure cominciata in maniera splendida, avrebbe virato verso il mare. Gli avversari: Milano e Reggio. Due squadre altrettanto immense, forti, meritevoli senz’altro di uno scudetto che, in questo momento si cuce nelle maglie della Dinamo Sassari. Quei dieci secondi, adesso, valgono un anno. Un anno con al petto il tricolore. Non so quando possa valere in termini generali una vittoria della Dinamo, so che questi fotogrammi, quest’impresa verrà raccontata per anni, a coronamento di una cavalcata epica di pazzi cavalieri che riuscirono nell’impresa. Dentro i dieci secondi c’è il risultato di una vita. Dentro i dieci secondi c’è tutto il battito di un isola e l’abbraccio atavico di questa terra, abituata  da sempre a lunghi silenzi e a qualche piccola gioia. Come questa. Una vittoria che ha colorato il cuore di bianco e di blu, che ha disegnato il cielo di canestri e ganci e di urla sospese. Un piccolo universo e una maratona che è un condensato di grande bellezza.

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