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diari di israele (prima parte)

diari di israele (prima parte)

Sono stato dal 10 al 18 luglio in Israele. Era un viaggio deciso da tempo e quindi non potevamo immaginare che saremmo finiti nel bel mezzo di una guerra. Sono stati giorni intensi e difficili e, in quei momenti, ho avuto modo di riflettere molto su quanto accade in quella terra apparentemente così lontana ma, purtroppo, molto vicina per le decisioni che ne scaturiranno. Il mio diario (diviso in puntate in quanto troppo lungo per un solo articolo) è un racconto scritto da Israele, dalla Palestina ma non è (e non vuole essere) il punto di vista ebreo o palestinese. Ho visto delle cose. Ho scattato delle fotografie. Ho ascoltato delle persone e mi son reso conto di alcuni passaggi.
Il diario parte dal muro. Non quello sacro agli ebrei “il muro del pianto”, ma quello che gli ebrei stessi hanno costruito e lo hanno chiamato “il muro della sicurezza”. Il diario parte dalle parole e dalle immagini in un luogo dove “la parola” è sacra per tutte e tre le religioni monoteiste che confluiscono nella bellissima Gerusalemme.

Il muro della sicurezza.

Chi costruisce un muro non ha parole da gettare nel tavolo della discussione.
Chi costruisce un muro non conosce il sapore delle lacrime.
Chi costruisce un muro non ha orizzonti.
Quel muro è alto otto metri e sembrano pochi ma sono terribilmente immensi
Quel muro è grigio e di cemento e spezza i confini
Quel muro a vederlo è indice di sconfitta.
Perché il futuro non c’è mai da nessuna parte di un muro
Perché i sorrisi non si fotografano da nessuna parte di quel muro
Perché un pallone, un semplice pallone non scavalca quel maledetto muro.
Gli ebrei lo chiamano il muro della sicurezza
i palestinesi lo chiamano il muro di separazione
Gli ebrei pesano tutto con quella strana parola “security”
i palestinesi convivono con quella terribile parola “separazione”
Chi cerca sicurezza dovrebbe abbracciare gli altri
chi cerca sicurezza dovrebbe aggiungere parole
chi cerca sicurezza dovrebbe non far marcire il dialogo.
Ho visto il muro e sono ritornato indietro
ho visto il muro e mi son sentito inerme, come tutti quelli che ci passano
ho visto il muro e ho provato tristezza.
Ho visto il muro della sicurezza e della separazione
ho visto ebrei e palestinesi usare termini diversi per definire gli stessi concetti
ho visto occhi inespressivi e senza troppe parole.
Chi costruisce un muro deve avere la forza di poterlo abbattere
chi costruisce un muro non ha più parole in tasca
chi costruisce un muro non può pensare di avere troppe ragioni dalla sua parte.
Chi costruisce un muro non capisce gli uomini che non possono vivere in un recinto, ma hanno occhi e parole per disegnare il mondo. Non dovremmo andare a versare lacrime sul muro del pianto.
Credetemi.
Dovremmo piangere davanti a questo.

Questo ho visto davanti al muro. Un muro cattivo e inutile. Costato, pensate, circa un milione di euro al chilometro. Sono stati previsti circa 600 km di muro e ne sono stati realizzati oltre 450. Dal muro, nella parte israeliana, vi è un fossato di circa 100 metri e il muro non è stato costruito rispettando il confine ma, molte volte, si discosta di circa 30 Km. all’interno della terra palestinese. La Corte costituzionale israeliana (e, quindi, non di parte) ha stigmatizzato questo strano modo di considerare i confini da parte di Israele.

(fine prima parte del diario) ©by giampaolo cassitta . Le foto sono tutte originali. Le foto del muro si riferiscono al passaggio del check point di Betlemme verso Gerusalemme

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