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Capitano, mio capitano (ricordo di Robin Williams)

Capitano, mio capitano (ricordo di Robin Williams)

 

PictureIo, la depressione la conosco e la annuso. So di cosa si tratta. E’ un serpente sinuoso che non si stente, che avvolge e abbraccia, ma mai all’improvviso. Lo so perché il mio è un mestiere complesso, dove il burn-out rischia di divorare gli operatori e sbucciarli della linfa vitale. Chi lavora in carcere, negli ospedali, nei centri di igiene mentale è a contatto con altri uomini, chiamati “utenti” che non riescono a “guarire”. L’operatore allora comincia a cadere in quella strada lastricata di curve e di salite e non riesce a salvare  più nessuno. Ne è consapevole che la sua è una missione impossibile (pensate a chi lavora a contatto con i malati terminali) e allora  si brucia. Entra in burn-out. la depressione non si sceglie. E’ lei che bussa subdola alla tua porta e non fa sconti a nessuno. Ricchi, poveri, belli brutti, maledetti, famosi e sconosciuti. Anzi, il più delle volte colpisce chi mantiene una vita agiata, tranquilla, il tipico esempio di “successo garantito”. Ci sono capitati calciatori, stilisti, navigatori, medici, commercialisti e attori. Già. Gli attori. Quelli che, più di noi, passano la vita in un palcoscenico perenne e hanno solo il tempo di guardarsi dentro, nei pochi attimi in cui sono davanti allo specchio di un camerino. Ho sempre pensato che dietro un grande comico si nasconda, in fondo, una terribile tristezza. L’ho pensato per Totò, per Walter Chiari, per Alighiero Noschese  solo per ricordarne alcuni. La depressione cammina silenziosa. Si traveste e ti accompagna. Ti sorride a volte. Poi, comincia a chiederti il conto. Un detenuto, una volta mi disse che essere depressi non è uno stato d’animo, ma un mestiere: “E’ come volare senza paracadute. Sai benissimo che se ti lanci morirai. Ma sai anche che lo farai.”

Ci ho pensato alla morte di Robin Williams, un attore che ho amato profondamente per la sua immensa serietà. Ci ho pensato quando, da educatore, da formatore,  è salito su un tavolo e ha detto ai suoi ragazzi: “Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? venite a vedere voi stessi. Coraggio!  E’ proprio quando credete di sapere qualcosa che dove guardarla da un’altra prospettiva”. Williams chiaramente recitava la parte scritta da altri, ma lo faceva con  dolcissima maestria e sono convinto che “L’attimo fuggente” sarebbe stato un altro film senza di lui. Io, grazie a quel film ho colto l’attimo e son salito su quel tavolo. Grazie Robin per “nano-nano” per “Peter Pan” per Mrs.  Doubtfire e per i tuoi sguardi intensi. Grazie, Capitano, mio capitano!!!

Io, la depressione la conosco e la annuso. So di cosa si tratta. E’ un serpente sinuoso che non si stente, che avvolge e abbraccia, ma mai all’improvviso. Lo so perché il mio è un mestiere complesso, dove il burn-out rischia di divorare gli operatori e sbucciarli della linfa vitale. Chi lavora in carcere, negli ospedali, nei centri di igiene mentale è a contatto con altri uomini, chiamati “utenti” che non riescono a “guarire”. L’operatore allora comincia a cadere in quella strada lastricata di curve e di salite e non riesce a salvare  più nessuno. Ne è consapevole che la sua è una missione impossibile (pensate a chi lavora a contatto con i malati terminali) e allora  si brucia. Entra in burn-out. la depressione non si sceglie. E’ lei che bussa subdola alla tua porta e non fa sconti a nessuno. Ricchi, poveri, belli brutti, maledetti, famosi e sconosciuti. Anzi, il più delle volte colpisce chi mantiene una vita agiata, tranquilla, il tipico esempio di “successo garantito”. Ci sono capitati calciatori, stilisti, navigatori, medici, commercialisti e attori. Già. Gli attori. Quelli che, più di noi, passano la vita in un palcoscenico perenne e hanno solo il tempo di guardarsi dentro, nei pochi attimi in cui sono davanti allo specchio di un camerino. Ho sempre pensato che dietro un grande comico si nasconda, in fondo, una terribile tristezza. L’ho pensato per Totò, per Walter Chiari, per Alighiero Noschese  solo per ricordarne alcuni. La depressione cammina silenziosa. Si traveste e ti accompagna. Ti sorride a volte. Poi, comincia a chiederti il conto. Un detenuto, una volta mi disse che essere depressi non è uno stato d’animo, ma un mestiere: “E’ come volare senza paracadute. Sai benissimo che se ti lanci morirai. Ma sai anche che lo farai.”Ci ho pensato alla morte di Robin Williams, un attore che ho amato profondamente per la sua immensa serietà. Ci ho pensato quando, da educatore, da formatore,  è salito su un tavolo e ha detto ai suoi ragazzi: “Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? venite a vedere voi stessi. Coraggio!  E’ proprio quando credete di sapere qualcosa che dove guardarla da un’altra prospettiva”. Williams chiaramente recitava la parte scritta da altri, ma lo faceva con  dolcissima maestria e sono convinto che “L’attimo fuggente” sarebbe stato un altro film senza di lui. Io, grazie a quel film ho colto l’attimo e son salito su quel tavolo. Grazie Robin per “nano-nano” per “Peter Pan” per Mrs.  Doubtfire e per i tuoi sguardi intensi. Grazie, Capitano, mio capitano!!!

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