Siamo dunque arrivati alla fine di questa strana avventura. Ho rivisto i mie scritti di questi ultimi 38 giorni e in certi casi ho sorriso. Non credevo che sarei riuscito a reggere a questo impatto quotidiano. Perché non sono un giornalista ma uno scrittore e per me è stato davvero difficile produrre parole quotidiane. Non sono abituato alla velocità di pensiero, come non sono abituato a trovare ogni giorno qualcosa da dire. Chi scrive di notizie ha una penna fluida e veloce. Chi scrive di storie ha un pennello più difficile da maneggiare. Ma non mi pento. Sono soddisfatto di quello che ho fatto e di quello che ho scritto. Sono soddisfatto di aver iniziato questo strano diario e questo rapporto con molti di voi (in 38 giorni circa duemila nuovi contatti sul sito: davvero tanti). Sono soddisfatto di aver raggiunto il mio piccolo scopo, quello del minor impatto ambientale con le città per questa campagna elettorale: nessun mio manifesto, nessun mio volantino per strada, solo 8000 “santini” (spesa 400 euro + IVA) distribuiti con parsimonia e con divieto di trovare la mia faccia sui parabrezza delle auto, dentro le cassette postali, per strada. Ecco, la mia campagna è stata soprattutto virtuale, giocata con la penna ed il computer e con gli amici di facebook che hanno comunque partecipato con piccoli messaggi di adesione, molti dei quali davvero belli e indimenticabili. Ho scoperto un mondo che non sarei riuscito ad incontrare in una campagna “normale” fatta di incontri con folle che ascoltano in silenzio e che non possono ribattere. I miei articoli quotidiani (che in internet si chiamano post) sono stati invece oggetto di interventi da parte di navigatori solitari che hanno condiviso o criticato quello che io dicevo. Si demonizza sempre Internet e, in questi giorni anche facebook . Permettetemi di non essere d’accordo. Nel 2004, quando cominciai la mia avventura con il mio sito, ero convinto che dovssi presentare all’universo mondo “le mie cose”. Scoprii poi, attraverso il blog, che era importante dialogare con le persone e che Internet, se ben utilizzato, rappresentava un ottimo veicolo. Un po’ come tutte le cose che non vanno demonizzate o santificate. Anche la televisione può essere utilissima o deleteria. A seconda da come la si usa. La macchina più complicata resta la nostra: noi uomini, esseri pulsanti gonfi di variegata umanità. Siamo noi che possiamo decidere del nostro futuro con la capacità di guardare al passato. Siamo noi che possiamo decidere di scegliere e la nostra scelta può essere determinante e libera o, purtroppo, vincolata da alcuni strani destini difficili da spiegare. Chi mi legge però mi ha dimostrato soprattutto una cosa: di avere bei colori. E, nella tavolozza della sua esistenza li sa mischiare molto bene. Io non posso rivolgermi a chi non vuole avere voce. Mi posso rivolgere solo a chi vuole decidere quale pennellata regalare al suo quadro. Con quale pennello operare e quali tecniche userà per disegnare il ritratto dei prossimi anni di quest’isola. Mi rivolgo dunque a chi ha forza di sostenermi, perché è davvero originale approvare una scelta un po’ forte come la mia. A chi crede nella solidarietà e alla certezza che, una volta eletto,la prima cosa che faro sarà quella di recarsi da un notaio per definire come usare il 5% dello stipendio per gli orfani dei caduti sul lavoro non assicurati, (progetto anime bianche) la consapevolezza di aver votato uno che non ha promesso nessun posto di lavoro, che non sa raccontare le barzellette, che non sa insultare gli avversari, ha un concetto lieve ma deciso della politica e che, se non eletto, oltre ad augurarsi fortemente la vittoria di Renato Soru, ritornerà al suo lavoro con la voglia consueta e con la cocciutaggine di impegnarsi nel lasciare il mondo migliore di come lo ha trovato. Vi chiedo il voto dunque. Palesemente. Non l’avevo mai fatto. Non so neppure se posso chiedervelo e se me lo merito e se voi avete intenzione di darmelo. Non ha importanza. Ve lo chiedo per coerenza e voi, con la vostra coerenza che mi avete dimostrato in questi giorni, sarete in grado di apprezzare il mio impegno o di votare qualcun altro. L’importante, davvero, è che siate liberi di poterlo fare. Non sopporterei dei lettori servi che non mi voteranno perché “costretti” a votare qualcun altro. Voi siete la politica, voi siete il cuore che pompa sangue, voi siete i destinatari del vostro futuro. Non permettete a nessuno di manipolare i vostri pensieri, non permettete a nessuno di colorare i vostri spazi, le vostre tele, non permettete a nessuno di fotografare con il loro obiettivo, non permettete a nessuno di pensare per voi, non permettete a nessuno di toccare la vostra bandiera,i vostri ideali, non permettete a nessuno di barattare il vostro concetto di libertà. Qualunque esso sia, che sia solo ed esclusivamente vostro. Per questo vi chiedo il voto e se qualcuno di voi mi opterà per votare qualcun altro, per l’alto rispetto che ho della sua libertà ne sarò felice. Ogni scelta personale è un romanzo che si può leggere. Le scelte dettate dagli altri sono libri gonfi di pagine bianche. Per quanto mi riguarda Meglio Renato Soru che Silvio Berlusconi. Questa scelta mi fa respirare decisamente meglio. E questa è la mia scelta. Forte, decisa e grande. Spero e auspico sia anche la vostra. C’è bisogno di aria buona dalle nostre parti. A voi le carte. Buone elezioni a tutti.