Ci sono molti che usano la parola opportunità. Perché è una bella parola. Un bel termine. Pulito, materiale, perché ci porta dentro mille altre storie, alle occasioni mancate e a quelle possedute, alle possibilità che ognuno riesce a crearsi, al momento propizio. Cosa è opportuno in politica? E in campagna elettorale? E che opportunità ha quest’isola di continuare un progetto che non si è ancora concluso? Il programma è vasto e i partiti - e quindi gli uomini di partito – si misurano con i programmi e dunque con le parole. Ho letto in questi giorni molte volte il termine “opportunità” . Lo hanno usato tutti ritenendosi maturi, consci, unici nel poterlo fare. Ma hanno navigato dentro una piscina senza troppa acqua, sbattendo braccia scompostamente. Nessuno riesce a dare risposte certe. In politica, mi hanno insegnato, si danno solo “certe risposte”. Io dico no a tutto questo. Dico che i sardi hanno un’unica opportunità: quello di capire, in maniera definitiva, che le soluzioni e le opportunità devono nascere da dentro: dalla gente, dalla propria cultura, dai suoi canti antichi e lontani, dalle processioni che raccolgono occhi e braccia di speranze, dai pastori e dai contadini che non riescono più a modellare sorrisi. Dobbiamo dare l’opportunità di amare la nostra isola. Perché noi siamo parte di questa terra, come cantavano i vecchi indiani d’America e questa terra fa parte di noi. Noi siamo quelli che usiamo per poco tempo queste coste, queste colline, questo mare questo sole e questo silenzio torrido con il giallo forte e il rumore del mirto e del cisto. Noi dobbiamo lasciare un’eredità ai nostri figli. Noi abbiamo l’opportunità di lavorare affinché questo non sia distrutto, vituperato, eliminato. Dicono che la poesia non fa parte della praticità. Non regala opportunità come le gru che si sollevano dai cantieri. Perché non immaginare, invece, un popolo senza troppe gru e con la possibilità di presentare al mondo un’isola che è isola davvero, che è diversa e che va molto fiera della propria diversità. A margine di tutto questo, a volte mi viene difficile riuscire a capire perché molti, i pratici, i pragmatici, non apprezzano tutte queste cose. Un mio forte e caro amico non vedente mi dice sempre: perché voi avete la possibilità di ammirarle tutti i giorni. Lui non ha quella opportunità. Ma non è vero. Quando sorride, dentro il fumo della sua sigaretta, a bassa voce risponde: “ma io quando vengo in Sardegna sento il profumo, un profumo che non c’è da nessun’altra parte al mondo.” E’ il profumo del nostro caldo e forte sud. Noi dobbiamo lottare per conservare ai nostri figli questo pezzo di terra con tutti i suoi colori e i suoi odori. E il sapore forte della nostra gente. Anche questa è un’opportunità che possiamo giocarci. Un turismo sostenibile, senza affanno, fatto di piccole e sicure cose. Che non esistono da nessun’altra parte al mondo. Le gru che svettano davanti al mare sono panorami stantii e tristi. Sanno di olio denso e appiccicoso. Sanno di mare raffermo e paludoso. Non sanno di Sardegna.