Ho telefonato ad una carissima amica che attualmente vive a Milano. Mi ha raccontato velocemente che si sveglia molto presto per arrivare ad una fermata della metropolitana, poi un cambio, infine un autobus per giungere finalmente sul luogo di lavoro. Una casa per anziani dove lei lavora come animatrice. L’avevo chiamata nel tardo pomeriggio ma il suo cellulare squillava senza dare nessuna risposta “Perché ero in autobus e ho paura ad aprire la borsetta”. Bellissima questa atavica diffidenza sarda. Quasi commovente. Non ha cambiato l’accento e, anzi, è molto orgogliosa di essere e sentirsi sarda in un luogo difficile come Milano. Difficile perché si vive a stento e con molti sacrifici. Guadagna con un contratto interinale che scade a Maggio 1.100 euro netti. “Il fine settimana però vado nei supermercati e faccio propaganda a prodotti da acquistare. Arrivo, alla fine del mese a circa 1.500 euro, ma ne pago 500 d’affitto.” La mia amica è laureata, quando era in Sardegna dopo gli studi, dava una mano in carcere e riusciva a far ottenere la “disoccupazione” ai detenuti che avevano lavorato solo per qualche mese. Lei, da disoccupata.
Ha successivamente partecipato a diversi concorsi, ha studiato – e tanto – ma è attualmente idonea ad un posto per educatore penitenziario. Un concorso che tarderà ad arrivare a destinazione. E quel concorso, tra l’altro lo hanno vinto in molti. Alcune vincitrici le conosco benissimo e sono davvero brave e preparate. Ma aspettano. Aspettano un treno che cambia spesso binario, perché il governo berlusconi ha deciso di non investire sulla Giustizia e neppure sulla rieducazione. Soldi buttati, ha detto qualcuno. Mica ci finiamo noi in galera. Che ce ne facciamo degli educatori?. Ecco, questi ragazzi che aspettano una risposta da un governo sordo e cieco tentano altre strade. Sperano in piccole occupazioni. Chiedono, si muovono, mandano curricula. Ma non basta. In Sardegna è sempre tutto più complesso, più acerbo, più duro. Ecco, in Sardegna ci vuole l’amico. Non sempre funziona ma aiuta. L’amico può fare promesse e anche se non mantiene niente, ma non è questo il problema. Il nostro amico non ha questo problema. Non se lo pone neppure. Ho visto i volti di molti candidati in questi giorni. Alcuni non li conosco affatto, di certi ne conosco la cristallina onestà e buonafede. Di alcuni ne riconosco le palpebre. Socchiuse e gonfie. Che, quando le stringono non sai mai se stanno per piangere o vogliono, più semplicemente, restringere il proprio orizzonte su se stessi, chiudendo lentamente gli occhi. Io ho visto molte di queste persone porgerti velocemente la mano aggiungendo frasi sconnesse: “Vedremo, si può fare. Non ti preoccupare” (ricordano la bellissima locuzione della canzone di Jannacci: “Eh… se me lo dicevi prima… ma prima quando…. prima… prima) In questa campagna elettorale, dove molti contano i mandati e i veti e la voglia di essere dentro il consiglio regionale in nome del popolo sardo, non ho sentito nessuno che sentisse l’esigenza di dire basta a questa precarietà che ci divora, a questo girovagare per l’Italia, perché da noi non ci sono possibilità. E non ci sono perché nessuno ha saputo capire le esigenze di un popolo che voleva costruire il proprio futuro ed è stato costretto a guardare immagini prodotte da altri. Non abbiamo bisogno di un altro piano di rinascita. E’ vero. Abbiamo bisogno di investire e di credere in noi stessi. Abbiamo bisogno di rilanciare le zone interne di questo paese, lavorare per la memoria e la cultura, abbiamo bisogno di ridisegnare un turismo sostenibile. Abbiamo bisogno che la nostra gente non debba fuggire dentro un Nord cupo e poco sorridente, abbiamo bisogno che i nostri laureati, le nostre forze intellettuali possano provare a costruire piccole sorgenti di opportunità dentro questa terra. Che è acre, dura e forte. Ma è nostra. Abbiamo la possibilità di scommettere sulle cose che produciamo, su un settore come il turismo che deve puntare sulla qualità. Abbiamo la possibilità di scommettere su noi stessi. La mia carissima amica ha detto che tornerà in Sardegna per le prossime elezioni. Ha detto che non può mancare. Perché nonostante Milano, le metropolitane, Sesto San Giovanni, la nebbia, i pochi euro, ha detto che il suo voto per Soru può essere decisivo. Grazie le ho risposto. E mi sono commosso.