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fuori dal carcere dopo 32 anni

fuori dal carcere dopo 32 anni - il sito di Giampaolo Cassitta

Fuori dal carcere dopo 32 anni

di Giovanni Melis   SARULE. Trentadue anni di carcere effettivi, 37 se si contano sconti ed abbuoni. Tanti permessi premio, ma il verdetto era inderogabile. Fine pena: mai. Ora però arriva la liberazione condizionale che vale come seconda possibilità per Giovanni Piredda, ergastolano sarulese.  Piredda nei giorni scorsi ha lasciato la casa circondariale di Alghero ed è tornato nel borgo natio per rincominciare a vivere. Sepolto da una condanna pesante come un macigno, è uno dei pochi ad aver scontato, ininterrottamente, più di trent’anni di reclusione girovagando per decine di penitenziari. Solo i permessi premio gli hanno consentito di tenersi in contatto con un mondo che è cambiato e con il paese di Sarule ove stima e rispetto non gli mancano. Le sue condanne sono arrivate in seguito al sequestro e omicidio dell’imprenditore Marzio Ostini e al rapimento di Piero Baldassini.  Si è sempre proclamato innocente, ma, come ama ripetere, «ho accettato il verdetto e penso di aver pagato il mio debito con la società. Conservo sempre fiducia nella giustizia che mi ha dato una seconda possibilità e cerco di vivere con speranza per il futuro». Pur non ammettendo le proprie responsabilità, Piredda aveva scritto ai parenti delle persone offese dai suoi reati. Aveva chiesto anche la grazia. Ora però si è aperta per lui una nuova porta che si chiama semilibertà.  «In questi lunghi anni - dice Giovanni Piredda - ho sempre cercato di avere un comportamento rispettoso ed è questo che conta». Già il rispetto. Come quello che gli davano gli altri carcerati, per i quali, secondo gli educatori, era un punto di riferimento. Nella sua vicenda giudiziaria era stato l’unico a rimanere in stato di detenzione. Gli altri coimputati erano usciti già da tempo. Uno di essi, Melchiorre Contena, era riuscito ad ottenere la revisione del processo e il tribunale dell’Aquila, dopo la trasmissione degli atti da parte della corte di Cassazione, lo ha assolto. Questo dopo trent’anni di carcere.  Anche Piredda aveva domandato la revisione, persino la grazia e altri benefici che non sono mai arrivati. Il tutto nonostante altre due persone, gli ex latitanti Tonino Soru e Pietrino Mongile, avessero scagionato Piredda e i suoi coimputati dal sequestro ed omicidio di Marzio Ostini. Le memorie di Soru sono state messe per iscritto in un libro, «Ingiustizia è fatta», stampato alcuni anni fa.  A 64 anni, ciò che veramente conta per Giovanni Piredda è la libertà riacquistata. «Ho avuto tante persone che mi hanno concesso fiducia - dice -, lottando anche strenuamente per assicurarmi benefici premiali ed una possibilità di riscatto. Devo ringraziarne molte: il direttore del carcere di Alghero, Francesco Gigante, e il suo staff, il dottor Giampaolo Cassitta, primo educatore, le dottoresse Villanti e Bandinu, il criminologo Piu, i dottori Piras ed Antonio Merella, oltre l’assistente sociale dottoressa Piras e la dottoressa Caccamo dell’area educativa».  Nelle relazioni Piredda viene descritto come un detenuto modello, che non si è sottratto al lavoro e alle attività rieducative. Come un corso di 600 ore di informatica, frequentato con pieno profitto. Ora la sua vita rincomincia partendo da un progetto comunale. «Devo dire grazie - afferma ancora - anche all’amministrazione, al sindaco e mio difensore Antonio Gaia ed ai servizi sociali del Comune, se potrò partecipare ad iniziative utili. Mi viene data una grande possibilità, quella di essere utile agli altri, e cercherò di non deludere le aspettative. Voglio passare il resto dei miei giorni in maniera serena». Questo dice Giovanni Piredda, ex ergastolano ora operatore informatico, fumando una sigaretta e guardando, con rinnovata fiducia, verso il monte Gonare.

E' uscito il CD degli HUMANIORA

E' uscito il CD degli HUMANIORA - il sito di Giampaolo Cassitta
E' uscito il CD degli Humaniora "ponti non muri". Ve lo segnalo per moltissimi motivi. Perchè è un bel cd, perchè ci sono dei bei testi (stiamo organizzando una pagina ponti non muri all'interno di questo sito) perchè aiutiamo i bambini orfani di Betelemme, perchè Humaniora è un bel progetto di parole, musica, suoni, silenzi, intensità. Perchè io, personalmente ci collaboro da molti anni e sono diventato parte di questa splendida famiglia, perchè dentro il CD c'è anche il testo di una mia canzone Marta, tratta da un racconto del libro "supercarcere asinara", perchè la musica fa parte della vita e perchè acquistando questo CD tutto il ricavato sarà devoluto pera la causa "ponti non muri". Il cd è attualmente in vendita a Sassari presso la libreria Koinè e la libreria Max88. Per informazioni contattate info@giampaolocassitta.it . Buon ascolto.

4 APRILE 2009

quanto vale la notizia? di Pierluigi Sullo

Siccome sono un vecchio giornalista, so essere abbastanza cinico, da chiedermi «quando vale questa notizia?» e concludere, di fronte a una catastrofe, un terremoto o un colpo di Stato, «ma è fantastica, questa». Così, quando questa mattina, ultimo giorno di marzo di un anno che resterà nella memoria come un 1929 peggiorato, ho letto sul mio spacciatore di notizie banali ma stringate, il Televideo Rai, che forse 300, oppure 500, magari 600 migranti erano «dispersi», cioè annegati nel mare davanti alle coste libiche, dalle quali erano partiti nonostante le trombonate di Maroni e di Berlusconi, mi sono fatto la domanda automatica: quanto vale, questa notizia?
Non mi sono dato risposte, per una certa cautela, finché non ho aperto i giornali di questa mattina [qualcuno, i più poveri, non avevano la notizia per via dell’orario]. Allora ho capito che anche 300, o 500, o 600 morti ammazzati [già, non è una disgrazia, è l’effetto di una politica italo-libico-europea, a voler essere precisi] non «fanno notizia», non sono per niente «fantastici». Sono solo rumore di fondo, assuefazione e noia. Il fatto è che il numero li rende meno umani. Se solo si adottassero le tecniche di Hollywood, si racconterebbe la vita di Ibrahim o Mariam, coi loro nomi esotici, guarderemmo delle facce e ascolteremmo delle voci, perché sono andato via dal Mali o dall’Eritrea per farmi torturare in Libia e infine essere annegato dal barcone in cui Maroni e Gheddafi mi hanno spinto. Allora il pubblico occidentale, così disincantato e annoiato, tanto levigato dal flusso incessante di notizie vere o fasulle come un ciottolo nel fiume, allora si commuoverebbe e parteciperebbe a una raccolta di fondi via sms, fino alla «fiction» successiva.

Pierluigi Sullo 31 marzo 2009
postato da facebook
http://www.facebook.com/album.php?aid=2008088&id=1340770499#/note.php?note_id=62133185891&ref=nf

LETTERA AI POLITICI ITALIANI E NON SOLO da parte di Luisa Morgantini

LETTERA AI POLITICI ITALIANI E NON SOLO da parte di Luisa Morgantini - il sito di Giampaolo Cassitta

Pubblico la lettera e un pensiero rubato a De André: Se non sono gigli, son pur sempre figli, vittime di questo mondo...

LETTERA AI POLITICI ITALIANI E NON SOLO da parte di Luisa Morgantini Vice Presidente del Parlamento Europeo Roma, 3 Gennaio 2009

Non una parola, non un pensiero, non un segno di dolore per le centinaia di persone uccise, donne, bambini, anziani e militanti di Hamas, anche loro persone. Case sventrate, palazzi interi, ministeri, scuole, farmacie, posti di polizia. Ma dove è finita la nostra umanità. Dove sono i Veltroni, con i loro "I care", come si può tacere o difendere la politica di aggressione israeliana. La popolazione di Gaza e della Cisgiordania, i palestinesi tutti, pagano il prezzo dell’incapacità della Comunità Internazionale di far rispettare ad Israele la legalità internazionale e di cessare la sua politica coloniale. Certo Hamas con il lancio dei razzi impaurisce ed è una minaccia contro la popolazione civile israeliana, azioni illegali e criminali, da condannare. Bisogna fermarli. Ma basta con l’impunità di Israele e dei ricatti dei loro gruppi dirigenti.

Dal 1967 Israele occupa militarmente i territori palestinesi, una occupazione brutale e coloniale. Furto di terra, demolizione di case, check point dove i palestinesi vengono trattati con disprezzo, picchiati, umiliati, colonie che crescono a dismisura portando via terra, acqua, distruggendo coltivazioni. Migliaia di prigionieri politici, ai quali sono impedite anche le visite dei familiari. Ma voi dirigenti politici, avete mai visto la disperazione di un contadino palestinese che si abbraccia al suo albero di olivo mentre un bulldozer glielo porta via e dei soldati che lo pestano con il fucile per farglielo lasciare, o una donna che partorisce dietro un masso e il marito taglia il cordone ombelicale con un sasso perché soldati israeliani al check point non gli permettono di passare per andare all’ ospedale, o Um Kamel, cacciata dalla sua casa, acquistata con sacrifici perché fanatici ebrei non sopravissuti all’olocausto ma arrivati da Brooklin, pensando che quella terra e quindi quella casa sia loro per diritto divino, sono entrati di forza e l’hanno occupata perché vogliono costruire in quel quartiere arabo di Gerusalemme un'altra colonia ebraica. Avete mai visto i bambini dei villaggi circostanti Tuwani a sud di Hebron che per andare a scuola devono camminare più di un ora e mezza perché nella strada diretta dal loro villaggio alla scuola si trova un insediamento e i coloni picchiano ed aggrediscono i bambini, oppure i pastori di Tuwani che trovano le loro tanche d’acqua o le loro pecore avvelenate da fanatici coloni, o la città di Hebron ridotta a fantasma perché nel centro storico difesi da più di mille soldati 400 coloni hanno cacciato migliaia di palestinesi, costringendo a chiudere più di 870 negozi. Avete visto il muro che taglia strade e quartieri che toglie terre ai villaggi che divide palestinesi da Palestinesi, che annette territorio fertile e acqua ad Israele, un muro considerato illegale dalla Corte Internazionale di giustizia. Avete visto al valico di Eretz i malati di cancro rimandati indietro per questioni di sicurezza, negli ultimi 19 mesi sono 283 le persone morte per mancanze di cure, avrebbero dovuto essere ricoverate negli ospedali all’estero, ma non sono stati fatti passare malgrado medici israeliani del gruppo Physician for Human Rights garantissero per loro. Avete sentito il freddo che penetra nelle ossa nelle notte gelide di Gaza perché non c’è riscaldamento, non c’è luce, o i bambini nati prematuri nell’ospedale di Shifa con i loro corpicini che vogliono vivere e bastano trenta minuti senza elettricità perché muoiano. Avete visto la paura e il terrore negli occhi dei bambini, i loro corpi spezzati. Certo anche quelli dei bambini di Sderot, la loro paura non è diversa, e anche i razzi uccidono ma almeno loro hanno dei rifugi dove andare e per fortuna non hanno mai visto palazzi sventrati o decine di cadaveri intorno a loro o aerei che li bombardano a tappeto. Basta un morto per dire no, ma anche le proporzioni contano: dal 2002 ad oggi per lanci di razzi di estremisti palestinesi sono state uccise 20 persone. Troppe, ma a Gaza nello stesso tempo sono stati distrutte migliaia e migliaia di case ed uccise più di tre mila persone tra loro centinaia di bambini che non tiravano razzi.

Dopo le manifestazioni di Milano dove sono state bruciate bandiere israeliane, voi dirigenti politici avete tutti manifestato indignazione, avete urlato la vostra condanna. Ne avete tutto il diritto. Io non brucio bandiere né israeliane né di altri paesi e penso che Israele abbia il diritto di esistere come uno Stato normale, uno stato per i suoi cittadini, con le frontiere del 1967, molto più ampie di quelle della partizione della Palestina decisa dalla Nazioni Unite del 1947. Avrei però voluto sentire la vostra indignazione e la vostra umanità e sentirvi urlare il dolore per tante morti e tanta distruzione, per tanta arroganza, per tanta disumanità, per tanta violazione del diritto internazionale e umanitario. Avrei voluto sentirvi dire ai governanti israeliani: cessate il fuoco, cessate l’assedio a Gaza, fermate la costruzione delle colonie in Cisgiordania, finitela con l’ occupazione militare, rispettate e applicate le risoluzioni delle Nazioni Unite, questo è il modo per togliere ogni spazio ai fondamentalismi e alle minacce contro Israele. Lo hanno detto migliaia di israeliani alla manifestazione Tel Aviv: ci rifiutiamo di essere nemici, basta con l’occupazione, fermate il massacro. Dio mio in che mondo terribile viviamo!

11 gennaio alle ore 23.48 delegazione UE riesce a visitare la striscia di gaza

11 gennaio alle ore 23.48  delegazione UE riesce a visitare la striscia di gaza - il sito di Giampaolo Cassitta
Il Cairo - La delegazione del Parlamento europeo, guidata dal vicepresidente Luisa Morgantini, più un senatore italiano, Alberto Maritati, e' entrata oggi nella Striscia di Gaza. La delegazione, che viaggia su un pulmino dell'agenzia dell'Onu per i palestinesi Unrwa, e' composta da esponenti di vari gruppi politici del Parlamento europeo.
La delegazione voleva incontrare la popolazione palestinese di Gaza, visitare gli ospedali e le scuole distrutte dai bombardamenti e riferire successivamente in sede europea, ma gli intensi bombardamenti israeliani, anche a poche centinaia di metri dagli edifici Onu, hanno costretto gli eurodeputati a tornare subito in Egitto. "Siamo rimasti più o meno per la durata della tregua - ha riferito la Morgantini - che non è stata neppure rispettata perchè bombe degli aerei israeliani sono cadute a poche centinaia di metri dall'edificio dell'Onu nel quale eravamo. Abbiamo fatto in tempo a vedere la distruzione delle bombe, case rase al suolo, auto, macerie dappertutto, anche accanto alla scuola dell'Unrwa, sono assiepati centinaia di bambini e donne terrorizzati". La Morgantini ha poi affermato che l'Unrwa ha "pochissimo da distribuire: una confezione di pannolini per bambini è stata divisa in singoli pacchetti, perchè non ce n'è abbastanza. Così come manca il latte in polvere. Non bisogna dimenticare che la popolazione della Striscia è di circa un milione e mezzo di persone e i soccorsi arrivati non bastano".

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supercarcere Asinara. 2002 - 2005 - quattro edizioni - 1 edizione tascabile

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La zona grigia. Cronaca di un sequestro di persona avvenuto in Sardegna nel 1978. Uno sconcertante sequestro.

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