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Progetti per una vita di libertà e lavoro

Progetti per una vita di libertà e lavoro - il sito di Giampaolo Cassitta
ORISTANO. Insegnare un mestiere ai detenuti, per una scommessa che potrà essere vincente con il ritoro alla libertà. Allora l'ex detenuto dotato di un curriculum professionale avrà le carte in regola per trovare un lavoro. È questo il senso dei tre progetti avviati nel carcere di Oristano, ma soprattutto nelle Colonie penali di Isili, Mamone e Is Arenas. Ha funzionato, perchè adesso dalle mani dei detenuti nascono cose importanti: il recupero di aree archeologiche e il loro restauro, ma anche prodotti agroalimentari firmati "Galeghiotto" che hanno sbaragliato alle fiere di settore di Rimini e Milano. Per il momento, delizie come il miele di Isili oppure l'olio e il pecorino di Mamone, solo per fare alcuni esempi della vasta gamma di un catalogo che in futuro avrà anche il marchio biliogico, non si trovano nei normali canali di vendita.  Sono prodotti che si possono acquistare soltanto negli spacci della polizia penitenziaria, in futuro però si pensa di canalizzarli nella vendita al pubblico, magari anche attraverso forniture per enti pubblici, ad esempio, le mense degli ospedali. È si questi argomenti che si basa il convegno "Sinergie progettuali nell'agricoltura sociale, bilogica ed ecosolidale" che si terrà domani alla Casa di reclusione di Is Arenas. Due i progetti: "Terra Madre" e "Progetto Colonia".  Li racconteranno ad una platea specializzata, Luigi Pagano, provveditore dell'Amministrazione penitenziaria della Sardegna; Roberto Demontis, presidente del Patto territoriale Oristano Sil; il direttore della Casa di reclusione Is Arenas, Pier Luigi Farci e Marco Greco, vicepresidente dell'Aiab Sardegna. Fra i relatori, Antonello Comina, funzionario del Laore, ma anche presidente della cooperativa Il Seme, una delle realtà da cui è partito un progetto che è anche una enorme scommessa. Ovvero, il recupero di chi è stato in carcere. «Perchè se non ci riusciremo noi, a Oristano, dove il numero delle persone che delinquono è decisamente limitato rispetto ad altre realtà, allora significa che non sarà possibile da nessuna parte».  Parole che sipiazzano, quelle pronunciate dal direttore del carcere, Pier Luigi Farci, ma da intendere nel segno della speranza che suonano un po' così: «Mai abbandonare l'obiettivo primario: il recupero». Recuperare nel segno del lavoro. È accaduto con gli scavi di Fordongianus, adesso si farà per altri 30 detenuti (12 di Is Arenas) con i due progetti che, finanziati per circa 630mila euro, potrebbero dare risultati importanti. Uno è già quasi al traguardo e farà della Sardegna la regione europea con la maggior estensione di aziende biologiche. Infatti, ben 65mila ettari di terreni delle colonie penali avranno la certificazione biologica. Ieri, nel corso di una conferenza stampa, Giampaolo Cassitta, direttore dell'Uffico detenuti e trattamento ha spiegato come i progetti daranno anche risposte di reinserimento per i detenuti stranieri.  Le conclusioni del convegno saranno del presidente del Tribunale di Sorveglianza, Francesco Sette; di Caterina Corte direttore del servizio Attuazione politiche sociali; dell'assessore regionale all'Agricoltura, Mariano Contu e di Emilio Somma, vice capo del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria.
La nuova Sardegna -  3 maggio 2011

Il carcere? Un'azienda modello A Milano i prodotti realizzati dai detenuti

Il carcere? Un'azienda modello A Milano i prodotti  realizzati dai detenuti - il sito di Giampaolo Cassitta
Con il marchio “galeghiotto” miele, frutta, latte e formaggio biologici verranno venduti attraverso una catena di negozi specializzati. Un progetto che consente a chi ha sbagliato di imparare un mestiere o di acquisire una maggiore professionalità.
S ecoli fa chi subiva una condanna penale veniva imbarcato come personale di fatica sui galeoni sulle rotte verso il nuovo mondo. Da qui il nome di galeotto.
Oggi “galeghiotto” è ben altro. Il simbolo che chi ha sbagliato può fare tanto anche quando gli è stata negata momentaneamente la libertà. Lavorare, imparare un mestiere, migliorare la propria professionalità. Produrre frutta, verdura, carne, olio, formaggio, latte lavorando in una colonia penale sarda, a Is Arenas, Isili o Mamone. Che verranno poi venduti proprio con il marchio “galeghiotto”.
LA FIERA Ieri alla Fiera di Milano la presentazione ufficiale del simbolo e dei prodotti nati grazie al lavoro dei detenuti sardi. Di alta qualità, biologici: verranno proposti ai negozi di nicchia, difficilmente nei supermercati.
Sul successo nel mercato nessuno ha dubbi, men che meno Giampaolo Cassitta, responsabile del progetto denominato Colonia (acronimo per Convertire, organizzare lavoro ottimale negli istituti aperti), capace di coinvolgere 150 detenuti, di produrre nel 2010 22 quintali di miele (più 300 per cento rispetto al 2009), 124 mila chili di verdure (più 150 per cento), 283 mila litri di latte, 402 quintali di formaggio e 6.100 quintali di ricotta (più 20 per cento rispetto all'anno precedente), 28.800 chili di carne macellata (più 40 per cento), 9.200 quintali di legna da ardere e duemila litri di olio di olia (più 10 per cento). Risultati ottimi soprattutto grazie ai corsi e alla guida tecnica di un esperto del calibro di Mauro Pusceddu.

I GUADAGNI C'è già un primo risultato economico: le produzioni, per adesso sistemate solamente negli scaffali degli spacci aziendali delle colonie penali per dipendenti statali, hanno permesso di incassare per il 2010 mezzo milione di euro.
«È un aspetto importante - spiega Giampaolo Cassitta - perché gratifica il lavoro di chi è stato coinvolto negli allevamenti, nel taglio della legna, nella produzione di olio e miele o di frutta e verdura. E questo è fondamentale nell'opera di rieducazione di un detenuto. In tanti possono mettere a frutto questo particolare periodo della loro esistenza, per poi avere maggiori possibilità di reinserimento lavorativo una volta scontata la pena».
LA SPERANZA Certo, anche is Arenas, Isili e Mamone non mancano i problemi comuni agli istituii di reclusione come il sovraffollamento o lo scarso comfort delle sistemazioni nelle celle. «Ma il fatto che in tanti abbiano l'opportunità di lavorare, almeno a turno, rende meno problematica la detenzione. In attesa di una nuova vita. Con tutte le premesse perché sia migliore di quella precedente. Grazie al lavoro che è soprattutto rieducazione», conclude Cassitta.

Unione Sarda 26/3/2011
 

Libri à Buffet” da stasera al Greta's di Cagliari

Libri à Buffet”  da stasera al Greta's di Cagliari - il sito di Giampaolo Cassitta
Mercoledì 16 marzo 2011
A cena con Bandinu o Angioni o altri autori, ogni mercoledì da oggi al 13 aprile. Questa l'iniziativa di “Libri à Buffet…”promossa a Cagliari dall'omonima associazione culturale con la libreria Primalibri. «Vogliamo scalzare il protagonismo dell'autore e creare un simposio, un momento per stare tutti insieme», dice l'attore Carlo Antonio Angioni, presidente dell'associazione che curerà i reading dei cinque titoli (scelti insieme alla socia Maria Laura Ancis). Dopo che nel 2009 la manifestazione si era tenuta al Canone Inverso e lo scorso anno tra La Barrique, l'Exmà e il Convento di San Giuseppe, questa edizione si svolge al ristorante Greta's, in via dei Genovesi 111.
Nel primo appuntamento, oggi alle 20, Maria Tore introduce Antonello Pellegrino e il suo “Dalla scura terra” (Arkadia). Il 23 Alberto Urgu presenta Giulio Angioni e “Doppio Cielo” (Il Maestrale). Quindi il 30 marzo Vito Biolchini conduce l'incontro con Giampaolo Cassitta, autore de “La zona Grigia” (Condaghes), e il 6 aprile tocca a Bachisio Bandinu con “L'amore del figlio meraviglioso” (Il Maestrale), introdotto da Tore Cubeddu. Si chiude il 13 aprile con Pietro Maurandi e il suo “Hombres y Dinero”, Cuec, presentato da Luciana Carreras. Nelle serate accompagnano le letture le musiche elettroniche di Alessandro Piras e la tromba del cubano Enrique “Kike” Quintana. Diciotto euro il buffet in una dimensione informale, sostiene Angioni, «per non essere ancorati al tavolino e permettere allo scrittore, agli artisti e al pubblico di spostarsi in un'opportunità di scambio». Il menù varia ed è ideato di volta in volta da Roberto Chergia che interverrà per “La parola allo chef”. Il fotografo Roberto Salgo seguirà gli eventi e allestirà in seguito una mostra della rassegna (pren. tel. 070/ 824101 - 3452433231). (m.v.)
 
Unione sarda

da "alguer.it" 5 novembre 2010

da "alguer.it" 5 novembre 2010 - il sito di Giampaolo Cassitta
Previsti per domani sera, reading e degustazione di vini delle Cantine Mesa, con la libreria “Il labirinto Mondadori”
Libri: Cassitta, Incontro con l´autore all’Orange
ALGHERO - Serata di letture e degustazione dei vini delle “Cantine Mesa” domani, venerdì 5 novembre. Alle ore 18,30, al bar “Orange” di via XX settembre, la libreria “Il Labirinto Mondadori” di Alghero, presenta il libro di Giampaolo Cassitta, “La zona grigia. Cronaca di un sequestro di persona”. All'incontro interverrà l'avvocato Elias Vacca.

Il libro cerca di risponde a diverse domande. Come nasce un sequestro di persona in Sardegna? Ma, soprattutto, da chi e come viene gestito? Come si organizzano gli inquirenti? Come si gestisce un processo con tanti imputati? E ancora: qual´è il filo sottile che lega tutti i personaggi? Alla fine degli Anni Settanta, quando nel resto del paese si parlava di terrorismo delle Brigate Rosse, in Sardegna si consumava un’altra storia, quella dei sequesti di persona. Alcuni famosi, la maggior parte invece relegati alle pagine locali, i sequestri di persona scatenarono una vera e propria “caccia grossa” all’anonima sequestri fino alla stagione dei maxi processi nei primi Anni Ottanta. È in quegli anni che un ingegnere della Ferrari viene rapito nella zona di Villasimius, lontano dai clamori della Costa Smeralda, dove avvenivano, in quel momento, quasi tutti i sequestri. L’ingegner Bussi non verrà mai rilasciato e il suo corpo non sarà mai ritrovato. In tutta questa storia spicca l’immagine sempre meno chiara del giudice Lombardini, l’allora “Sceriffo della Sardegna”, figura di spicco capace di arrestare e, successivamente, scarcerare persone che si rilevavano completamente estraneee ai fatti. Questa è la cronaca di un sequestro di persona molto brutto, accaduto alla fine del 1978 in Sardegna e oggi completamente dimenticato. Un giallo che non è un giallo, ma solo cronaca che oggi diventa ricerca di un´altra verità.

La seconda edizione, uscita quest'anno, si arrichisce infatti di due interviste: la prima alla figlia di Agostino Mallocci, condannato per il sequestro Bussi ed oggi deceduto; la seconda ad Egidio Carcangiu, condannato anche lui per il sequestro e oggi un uomo libero.

Progettare il futuro: dal dentro al fuori operando in ambito agroalimentare

Progettare il futuro: dal dentro al fuori operando in ambito agroalimentare - il sito di Giampaolo Cassitta

Dalla rivista "Salumeria italiana" nr. 5 si parla di Galeghiotto!


Un progetto consente ai detenuti degli Istituti aperti della Sardegna di realizzare ottime produzioni, di acquisire una professionalità e di prepararsi ad un futuro fuori dalle mura carcerarie...



“Galeghiotto di Sardegna”, “Vale la Pena”, “Buoni Dentro”, sono tutti slogan a doppio significato per un progetto di produzione agroalimentare finalizzato al recupero di detenuti in alcune strutture penitenziarie della Sardegna. Come recita, infatti, il sottotitolo dell’iniziativa, si tratta di “prodotti al fresco negli istituti penitenziari di Isili, Is Arenas e Mamone”. A tavola si chiudono accordi, a tavola si riunisce la famiglia, a tavola ci si fidanza, a tavola si discutono importanti affari. Il cibo è sempre occasione di unione, condivisione e scambio. E in questo caso a tavola si compie un grande gesto di solidarietà e di valenza sociale, quello di aiutare chi ha sbagliato a ripartire, a crearsi un futuro imparando un mestiere e costruendosi una professionalità facilmente spendibile fuori dal carcere.

In colonie penali che vantano centinaia di ettari di territorio incontaminato e in contesti ambientali unici, l’idea di impiegare i detenuti nell’allevamento di ovini, caprini e suini, o nella realizzazione di formaggi, piuttosto che nella coltivazione di ulivi o di piante officinali, è nata spontaneamente. Anzi, per continuare una sequela di frasi che hanno più significati, sarebbe il caso di dire che è venuta “in modo naturale”. Il progetto si chiama C.o.l.o.n.i.a., l’acronimo di Convertire, Organizzare, Lavoro, Ottimale, Negli, Istituti, Aperti. È finanziato dalla Cassa delle Ammende ed è curato dal Provveditorato regionale della Sardegna del Dipartimento dell’amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia. Ma vede anche il coinvolgimento di AIAB (Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica), dell’Agenzia LAORE della Regione Autonoma della Sardegna, di Coldiretti Sardegna, CNA Sarda Alimentare e dell’ente di formazione professionale ENAP. Tutti soggetti che, a vario titolo, hanno supportato l’iniziativa.

Il progetto ha avuto una prima fase di start up nel settembre dello scorso anno con l’avvio, nei mesi immediatamente successivi, di 10 corsi di formazione professionale rivolti ai detenuti. Oltre cento carcerati hanno partecipato ai corsi e la stragrande maggioranza è stata impegnata nelle diverse lavorazioni. Con un risultato concreto: da settembre a maggio sono stati realizzati 322 quintali di ottimo formaggio tra pecorino semistagionato, pecorino stagionato, crema di formaggio dolce, crema di formaggio piccante e ricotta. Così come sono stati preparati e confezionati vasetti di 6 differenti tipologie di miele (millefiori, cardo, eucalipto, rosmarino, asfodelo e corbezzolo) e di polline di vari fiori. Attualmente il miele è in corso di produzione, ma si stima che la quantità annua realizzata di questo prodotto sarà tra i 16 e i 20 quintali circa, mentre di 2 quintali dovrebbe essere quella di polline. A queste produzioni si aggiungono i prodotti ortofrutticoli freschi ed essiccati — grazie ad una superficie dedicata di 23 ettari, destinata ad aumentare in una seconda fase del progetto — e la raccolta di olive, mirto e piante officinali spontanee come elicriso, rosmarino e lavanda.

Anche queste ultime proposte in eleganti confezioni e destinate ad essere certificate a breve come prodotti da agricoltura biologica. Attualmente, e solo momentaneamente, queste specialità alimentari vengono vendute all’interno degli stessi spacci degli istituti e consumati da detenuti e personale dipendente. Ma la parte finale del progetto prevede un vero e proprio inserimento nel mercato, in negozi specializzati e poi nella Gdo. D’altronde, oltre alla qualità del prodotto, è stato curato nei dettagli e sin da subito anche l’aspetto del marketing, di immagine e comunicazione, con etichette, confezioni, brochure di presentazione e un sito internet dedicato (www.galeghiotto.it). Il progetto C.o.l.o.n.i.a. ha l’obiettivo di favorire l’integrazione sociale e lavorativa delle colonie agricole della Sardegna, attraverso una riqualificazione produttiva delle stesse, con metodologie innovative mai utilizzate prima in nessun penitenziario italiano.

La scelta di immettere nel mercato dei prodotti alimentari realizzati in un carcere è unica nel panorama nazionale ed è quindi a maggior ragione una vera sfida per i detenuti stessi che, attraverso una formazione professionale costruita nella casa di pena, sono riusciti a qualificarsi e ad appropriarsi dell’idea che la vendita del prodotto all’esterno del carcere rappresenti una scommessa per un reale riscatto sociale.

Guido Guidi

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