In rete per dare un’opportunità lavorativa a soggetti detenuti e ridurre il rischio di recidiva. L’individuazione dell’inserimento occupazionale più adatto in base al profilo criminologico della persona: coinvolti 56 detenuti di Cagliari e Iglesias. Al via in questi giorni la seconda parte del progetto, dedicata a donne vittime di violenza, in collaborazione con alcune associazioni. Ed un’intesa con uno spin off dell’Università di Kent, per verificare come in Gran Bretagna lavorano sullo stesso campo.

Insomma, una task force che punta ad individuare, attraverso attività di jail coaching e orientamento, il profilo specifico di ogni detenuto e individuare per lui il lavoro più adatto in relazione al quadro criminologico che gli esperti del Dipartimento hanno delineato. “La nostra attività – ha spiegato la prof.ssa Cabras (nella foto a destra) – mira ad identificare gli elementi critici di taglio criminologico che consentano di ipotizzare il rischio di recidiva. Dal punto di vista della metodologia, gli incontri realizzati con i detenuti mirano a valutare elementi valoriali, capacità di autocontrollo e competenze nella comunicazione del sé. Il nostro obiettivo principale è l’assunzione di responsabilità da parte della persona: per questo il Dipartimento prosegue nel monitoraggio, affiancato dai tutor di intermediazione sociale”. 

da "La nuova Sardegna" del 1 luglio 2011
ORISTANO. L'anfiteatro romano di Fordongianus è il secondo per importanza in Sardegna, dopo quello di Cagliari. Difficilmente oggi si potrebbe già ammirare, se alle due campagne di scavi che l'hanno quasi completamente riportato alla luce non avessero lavorato anche i detenuti.
Ancora: il 50% della produzione agricola biologia della Sardegna arriva dalle aziende e dalle fattorie sociali messe in piedi nelle colonie penali di Is Arenas e Mamone, con il lavoro dei detenuti e della cooperativa sociale Il Seme. Se poi si aggiunge, che l'attività del solo comparto agro-alimentare del progetto "Colonie", fra cui, 402 quintali di pecorino a marchio Galeghiotto, ma anche 22 quintali di miele e pappa reale, 124mila chili di ortaggi vari, più, 9200 quintali di legna da ardere, ha permesso di ricavare poco meno di 400mila euro, ora in corso di restituzione alla Cassa delle Ammende, che aveva finanziato i progetti, di conferme sui risultati positivi dei progetti che in questi anni sono nati con lo scopo di offrire un'opportunità di reinserimento ai detenuti, probabilmente non ne sono necessarie altre. Sono questi i dati emersi nel corso del quinto convegno sullo stato di attuazione delle attività progettuali della casa circondariale di Oristano. Tenuto in concomitanza con la festa della Polizia penitenziaria, all'interno dell'Hospitalis Sancti Antoni, oltre ai rappresentanti dei vari enti che hanno contribuito a concretizzare una serie di progetti, da Archeo 1,2 e 3, per la valorizzazione del patrimonio storico e archeologico e sull'agricoltura sociale, ovvero, i progetti Terra Madre 2 e Dentro e Fuori le Mura, anche numerosi amministratori locali ed operatori del sistema penitenziario. È stato il direttore della casa circondariale di Oristano, Pier Luigi Farci, a tracciare la storia di queste iniziative che, rese possibili attraverso il parternariato del Sil-Patto territoriale di Oristano (rappresentato ieri dal presidente Roberto Demontis e dal direttore, Antonio Ladu) e che stanno per essere esportate all'estero. Per la precisione nella regione tedesca del Lipe Ost Detmonld, dove saranno riprese le esperienze maturate in Sardegna. «Finalmente veri progetti di reinserimento per i detenuti», ha commentato Gianfranco De Gesu, provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria. Infatti, decine i detenuti impegnati nei vari progetti (30 agli scavi di Fordongianus, 20 nelle aziende di Terra Madre) che hanno avuto anche l'opportunità di lavorare al fianco di cittadini liberi e imparare un mestiere che forse, una volta saldato il conto con la giustizia, potrà consentire di non rischiare un futuro da emarginati. Non sarebbe stato possibile senza la collaborazione delle amministrazioni comunali di Fordongianus ma anche Masullas, Santa Giusta e Norbello, paese dove il prossimo settembre ci sarà anche una fiera dell'economia solidale, che hanno scommesso su un'idea che, per la parte archeologica, è stata coordinata dalla Soprintendenza (presenti ieri i professori Alessandro Usai e Raimondo Zucca), mentre già si pensa a nuove iniziative, come, all'interno del laboratorio artistico, far realizzare ai detenuti una collezione di statue che sarà esposta all'interno del nuovo carcere di Massama. In realtà il lavoro nelle colonie penali è sempre esistito, come ha spiegato Giampaolo Cassitta, dirigente del Prap di Cagliari e responsabile del progetto "Colonia". «Il problema è che il lavoro però diventava in qualche modo fine a se stesso, nel senso che non potevamo mai portarlo all'esterno, farlo conoscere al resto della società. Questo adesso - conclude Cassitta - è il nostro prossimo obbiettivo».
supercarcere Asinara. 2002 - 2005 - quattro edizioni - 1 edizione tascabile
La zona grigia. Cronaca di un sequestro di persona avvenuto in Sardegna nel 1978. Uno sconcertante sequestro.
Il libro più amato. Un delitto che accade a Roma lo stesso giorno dell'omicidio di Aldo Moro. E i ricordi cominciano a riffiorare. Un noir cupo dentro gli anni 70.
Una stagione afosa. La strage di Bologna. L'esplosione in volo del DC9 su Ustica. Il treno Italicus. L'amore tra un magistrato e una terrorista. La ricerca impossibile di una verità che ne racchiude altre mille. Un romanzo sul nostro recente passato e sul fosco presente. Ritorna Claudio Marceddu con nuove sconvolgenti verità
viene a trovarmi su facebook e condividi la mia amicizia
il sito degli humaniora
Il sito e il suo autore aderiscono al gruppo "Nessuno tocchi Saviano
il progetto avazni di galera della cooperativa apriti sesamo
l'elogio del mangiare piano, a passi tardi e lenti .
vai sul sito di galeghiotto. Prodotti nelle colonie penali della Sardegna