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le storie e la politica

le storie e la politica - il sito di Giampaolo Cassitta
In molti mi chiedono se la campagna elettorale stanca. Dipende, rispondo. Da cosa,  vi chiederete. Dal modo in cui la si conduce. E’ certamente faticoso dover affrontare quotidianamente il lavoro e stare in ufficio dalle 7.30 alle 18.00 quasi tutti i giorni, escluso il fine settimana. E’ faticoso telefonare e scrivere, leggere la posta, facebook e rispondere dalle 18.00 alle 21.00 circa. Ed è faticoso dover pensare quotidianamente una nota politica che abbia il dono della credibilità e spedirla agli amici e sul sito, riuscendo, a volte a terminare entro la mezzanotte.  Qualcuno mi ha scritto (e lo ringrazio) che riesco a suscitare emozioni anche trattando temi politici. Questo è davvero molto bello. Ed è un po’ quello che mi piace fare. Io so scrivere storie e molte delle mie storie sono minimali, partono da piccole cose, partono, a volte,  da intuizioni. Ho conosciuto uomini che avevano ul volto le rughe della sofferenza, che avevano moltissimi problemi, che gli era stata negata, perché avevano commesso un reato, la libertà. Ma quelle persone avevano occhi che regalavano dignità. Ecco, questo io ho visto e questo ho raccontato. Questo so fare. La campagna elettorale non mi stanca nel senso fisico del termine,  in quanto non vado di casa in casa, di ristorante in ristorante, di festino in festino. Mi stanca per una altro motivo. Perché sono costretto a leggere cose che prima non leggevo, ad informarmi su alcuni argomenti che non conoscevo (ho imparato, in questi giorni molte cose sull’agricoltura, sulla veterinaria, sull’importanza dell’artiere e sull’incremento ippico.  Ho capito che occorre capovolgere la riorganizzazione scolastica, ho scoperto che è utile il Master e Back ma ho anche scoperto che è utile il suo contrario. Infatti, Stefano mi ha fatto comprendere (e lo ringrazio immensamente) che esiste la possibilità di un Master e Back in Sardegna, ovvero Master in Sardegna e Back in Europa. Promuovere cioè, delle agevolazioni per studenti europei che vengano a studiare nelle università sarde. Ho letto di biodiversità , agricoltura biologica e commercio sostenibile, mi è stato fatto notare  che è importante istituire un unico numero per il pronto soccorso veterinario (grazie Emanuele Deiana) e che dobbiamo scommettere sul fotovoltaico. Insomma, questo è per me un compito difficile, che mi stanca anche se mi produce piccoli segni di felicità. Perché scopro nuovi mondi, nuove cose, nuove conoscenze. E sono attento, curioso a tutto ciò che mi viene detto, che mi viene suggerito. Io ascolto, perché in politica – io credo - occorre avere una grande capacità d’ascoltare ma, il più delle volte, non riesco a dare risposte certe e neppure, come fanno la maggior parte dei politici, certe risposte. Non chiudo mai i discorsi con un “vedremo che si può fare”, ma semplicemente con “Non lo so, dovrei prima conoscere. Mi aiuta, per favore, a capire?”. Bisogna sempre essere propositivi e curiosi. Io lo sono per mestiere. Quando il detenuto comincia a raccontarsi  è per me il momento più importante, perché sono davanti ad una storia, una storia che è degna di essere ascoltata. Come tutte le storie. Ho amato sempre sentire gli uomini e ho sempre fatto molte domande. Mi incuriosisce tutto e, parafrasando De Andrè, potrei dire che “m’innamoro di tutto”. Ed è vero. Racconto storie. E’ quello che so fare. Non so poi se sono bravo. Questo è un altro discorso. Ma le parole sono importanti e bisogna saperle usare. Nei racconti e nella politica. Ecco perché la mia campagna elettorale è piuttosto stancante, seppure creativa. Perché ascolto molto e vorrei, dopo l’eventuale l’elezione, poter cominciare a raccontare queste voci che ho raccolto, queste idee, queste intuizioni di studenti, anziani, ragazzi, donne, disoccupati, poter capire quale potrebbe  essere la soluzione per poter crescere insieme, per poter condividere un progetto. Non esistono programmi facili o difficili, né esistono programmi belli o brutti. Esistono programmi dettati dagli uomini. Occorre l’umiltà di capire quando questi programmi possono essere svolti ed accettati. Non ho mai avuto in programma, per esempio,  di regalare la bandiera sarda ad un continentale che intende vendere la mia terra. Non posso accettarlo.Perchè non mi piacciono le “carinerie”.  Ho ascoltato le ragioni di chi lo ha fatto. Le ho ascoltate con molta attenzione e non le ho condivise. E ho capito infine la differenza tra fare politica e scrivere storie. La politica è una scelta sostanzialmente pubblica di cose che intessano, che ti coinvolgono, che vorresti realizzare ma che non tutti vorrebbero che si realizzassero. Le storie, invece, sono tue, tutte le storie, anche quelle che non condividi e che racconti. Un romanzo lo gestisci tu ed è altamente divertente far muovere i protagonisti, farli piangere, innamorare, sorridere. La politica, quella vera, non è fatta di storie da raccontare, non solo. Ma è fatta di scelte etiche importanti. Che non sono semplici e che a volte sono faticose. Un po’ come la mia campagna elettorale
 

  
 
ps: Molti hanno scritto questa Mail a Ugo Cappellacci (io compreso) in quanto non intende partecipare alla trasmissione di Rai3 Ballarò. Chi vuole può tranquillamente spedirla a info@ugocappellacci.it


Caro Ugo,
ma come pensi ti si possa prendere sul serio se ti rivolgi a Soru solo durante i fine settimana quando Silvio Berlusconi ti accompagna ai comizi che dovrebbero essere tuoi? Come pensi ti si possa prendere sul serio se non hai nemmeno le capacità di confrontarti con il tuo avversario in una trasmissione nazionale? Abbi il coraggio, per favore, di accettare l'invito e dare a tutta la Sardegna, terra di orgoglio come poche, la sensazione che anche il candidato di centro destra abbia un suo carattere.
Scendi in campo. Davvero.

Grazie

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