Luca Quadarella (04-04-2007) Grandissimo lavoro, una ricostruzione minuziosa di avvenimenti di cronaca su cui non solo negli anni, ma anche nell'immediato era calato l'oblio. Una vicenda sconcertante, un quadro fosco su cui pesa l'approssimazione degli inquirenti fino al punto di ipotizzare se omissioni a dir poco imbarazzanti fossero state fatte con dolo. Il libro scorre avvincente sulle vicende dello sfortunato ingegnere e del relativo processo, un reportage appassionato e inquietante. Voto: 5 / 5 |
| franzysku (12-03-2007) Sono passati molti mesi dall'ultimo rapimento in Sardegna. Questo libro serve, soprattutto, per non dimenticare e serve per capire molti, troppi meccanismi di un mestiere assurdo come quello del seqeustratore di persone. Bellissimo affresco di una Sardegna che credevamo scomparsa e che, invece, purtroppo, riaffora. Auguro, che libri del genere possano essere un giorno inutili: perchè i sequestri non ci saranno più e perchè la verità sia un pò più vera. Il libro è un forte inno alla libertà e alla giustizia. Da leggere nelle scuole Voto: 5 / 5 |
| marzia berti (16-12-2006) Una bella inchiesta che lascia sgomenti. Possibile che sia capitato davvero tutto questo? Possibile che la giustizia abbia, in qualche modo distrutto delle persone? Oltre a Mallocci quanti erano innocenti dentro quel processo? Mi sembrano tanti, compreso carcangiu, il quale, anche lui ha scirtto un libro di memorie che combaciano con quanto affermato da Cassitta. Bella scrittura giornalistica e, a tratti lirica, dove l'autore si lascia un pò prendere la mano dal suo mestiere e dove, apparentemente sembra voglia riscrivere la sentenza ma, alla fine si capisce tutto (non è un giallo ma si avvicina, il problema è che, purtroppo è vero)e si resta sconcertati. Un libro e una storia che fa riflettere. Voto: 4 / 5 |
| Marcello Fresenti (27-11-2006) Non conoscevo l'autore e ho acquistato il libro per curiosità. Mi sono trovato davanti un mondo incredibile dove la giustizia esce irrimediabilmente sconfitta. Un bellissimo reportage degno delle inchieste vecchia maniera con molta adrenalina dentro una storia che sembra un giallo. Bravissimo. Chi non conosce i sequestri di persona e i vari passaggi è obbligato a leggere questo libro. Da consigliare nelle università e a qualche "colto" sociologo che, bontà sua, riesce solo a spiegare se stesso e mai una terra dura e forte come la Sardegna. Un libro che invita a riflettere dentro le pieghe della giustizia. Godibilissimo e scritto veramente bene. Voto: 5 / 5 |
| franciscu (12-10-2006) E' un libro coraggioso e che, in questi giorni, almeno in sardegna, andrebbe riletto (purtroppo, infatti, è nelle mani dei banditi un altro sequestrato, dopo una pausa che si credeva definitiva). Incredibilemente, la storia (almeno nella prima parte) si ripercuote dentro questo nuovo sequestro e i segnali sembrano essere gli stessi. Rimbomba, infatti, un termine dentro il libro e dentro i quotidiaini del 1978 e di quelli del 2006: un sequestro anomalo. Dentro la traccia rappresentata mangnificamente da Cassitta, una ricostruzione sincopata degli atti, dei fatti, dell'incedere dei colpi di scena, a metà tra la fiction e il reportage asciutto, quel reportage che ormai, nessuno dentro i quotidiani (e i settimanali e i mensili) riesce più a fare. Un libro da leggere per imparare come si costruisce un'indagine, come si leggono le senteze e come si riesce, nonostante tutto, a fare bellissima cronaca. In poche parole: leggetelo. Voto: 5 / 5 |
| filippo sirti (31-07-2006) Aldilà dell'argomento trattato (niente da dire sulla scrittura, in molte pagine molto bella ed entusiasmante) non sono assolutamente d'accordo sul come è stato sviluppato il tutto. Cassitta gioca a distruggere una sentenza di oltre 2000 pagine ma ne commenta pochissime. Troppo facile. La giustizia è più complicata di quanto descritto. E' chiaro poi che, se qualcuno è bravo (e Cassitta, in questo campo è davvero bravissimo) riesce a costruire una storia sapiente, ben disegnata e probabilmente veritiera. Ma, quale è la verità? Per quale motivo dovremmo credere a lui e alla sua zona grigia?? Buon saggio, ma poteva essere la scusa per un buon romanzo d'inchiesta (alla Bustianu di marcello Fois, per esempio) Sarebbe stato più credibile e, detto fra noi, molto più bello. Voto: 3 / 5 |
| franco casu (01-12-2005) Il libro è un viaggio sulla storia di un sequestro che, se capitasse oggi (e Cassitta lo ribadisce più volte) sarebbe la fortuna di Vespa e del suo Porta a Porta. Sequestrare un ingengnere della Ferrari, oggi, sarebbe semplicemente folle. Eppure è accaduto. Davvero. E, purtroppo, il povero ingegner Bussi non ha più fatto rientro a casa. Brutta storia ma ben raccontata. Soprattutto la presentazione di Cagliari è stata davvero magica. Cassitta è un ottimo affabulatore e uno degli scrittori più bravi che girano in Sardegna. Consiglio vivamente la lettura di tutti i suoi libri e racconti. Voto: 5 / 5 |
| giovanni cubeddu (30-08-2005) Ho letto il libro, praticamente in due giorni, tutto d'un fiato perché è un libro che "prende" e anche perché la storia è abbastanza ingarbugliata e perdere il filo non si può. Mi sono piaciute molto le pause, i rimandi, le sospensioni. Si nota lo sforzo di restare non schierato, anche se, come gocce caustiche, riappare qua e la un posizionamento netto sui personaggi. Potrebbe essere una buona base per un romanzo "vero" (cioè di fantasia e non resoconto preciso giornalistico), un'indagine alla Montalbano maniera, controcorrente. Deve essere costato un grosso lavoro di documentazione, si vede, anche se la predisposizione poetica, la vena fluida di scrittura, ogni tanto è come un po "costretta" nelle maglie giornalistico-istruttorie dello scritto e, si vede, ogni tanto fa delle "fughe" (belle) che dipingono colori improvvisi e sentori caldi. Direi una buona "parentesi" tecnica, rispetto ai precedenti romanzi, ma la vena è il colore caldo, non il grigio e si sente. Voto: 5 / 5 |
| massimiliano foccis maxfox@libero.it (04-08-2005) Vogliamo, per un attimo, provare a parlare del per niente compianto giudice Lombardini? Perchè, in fondo in fondo, il libro di questo si vorrebbe occupare e, Cassitta, sapientemente, mescola bene le carte, nascondendo o meglio, relegando Lombardini al solo ruolo di comparsa. Ma, chi ha vissuto intensamente quegli anni, sa bene, sa benissimo anzi, che la giustizia in Sardegna, era amministrata in maniera oserei definire "stravagante" e "ad-personam". Questo, purtroppo, nel libro viene solo tratteggiato e il resoconto che Cassitta narra sul sequestro Bussi è privo di coraggio. Infatti, manca uno sforzo da parte sua di vivisezionare le "malefatte" di questi signori (Lombardini non era il solo, purtorppo e molte persone che oggi non parlano sanno tantissime cose sul suo conto)che dovrebbero vergognarsi di aver amministrato la giustizia in questo modo. Non c'è solo Mallocci innocente, caro Cassitta (capisco che il nostro autore s'è forse innamorato in maniera letteraria del personaggio) ma anche all'interno del sequestro Bussi il buon Zedda era completamente estraneo ai fatti ed è l'unico che è morto in carcere. Occorre indignarsi per questo e non si capisce perchè non se ne parli. Voto: 2 / 5 |
| piera piras (27-07-2005) Io, più che del libro (che ancora non ho letto) vorrei parlare della presentazione che l'autore ha fatto ad Alghero e che mi ha convinto all'acquisto del libro. Semplicemente sublime. Lui è veramente bravissimo nel trasportarti dentro la storia e nel regalarti emozioni intense. Sono giovane e, nel 1978 avevo solo 1 anno, Non ricordo del caso Moro nè di Bussi, nè del povero Mallocci. Certo è che la giustizia a volte stritola le anime. Leggerò il libro felice di aver coosciuto l'autore che, in un'atmosfera magica e con poche immagini su uno schermo ha creato una tensione forte, quasi da noir. Tutto molto ma molto bello. Voto: 5 / 5 |
| paco (19-07-2005) E' vero. Il libro è molto diverso dagli altri. C'è dentro il gusto per l'inchiesta, il chiedersi ripetutamente e ossessivamente che tutto questo "non quadra". C'è una storia che sembrerebbe spocchiosamente falsa ma e, invece, incredibilmente vera. E' un libro di buon respiro è quello che possiamo definire un "reportage" come non se ne fa più da tempo in questo paese. Un bel libro con molta anima. Però Cassitta ha un bel vantaggio: conosce i detenuti e questo è sicuramente di grosso aiuto. Un reportage dall'interno del carcere. Non sono in molti a farlo e, soprattutto a saperlo fare. Voto: 4 / 5 |
| antonella sailis antsai81@yahoo.it (14-07-2005) Ho lettoil libro dopo aver letto i primi due romanzi di Cassitta e, come dire, sono molto diversi. Questa è una storia vera e sicuramente è ben documentata ma io lo preferisco quando scrive racconti, come il secondo libro che è bellissimo. Questo, alla fine è un pò noioso, perchè è troppo giuridico. Voto: 3 / 5 |
| patrizio riu (12-07-2005) Il libro è ben documentato e parte da delle considerazioni interessanti: Cosa è successo realmente negli anni 70 e 80 in italia? E, soprattutto, cosa è successo in Sardegna con la piaga dei sequestri di persona? Cassitta poi ripercorre la storia di un detenuto sconosciuto e, con quella scusa, ne approfitta per dipingere un mondo contorto e strano, ammantato da una "zona grigia". Il libro, decisamente scritto come un romanzo manca di una considerazione finale. Nonostante Cassitta sia abile e bravo (scrive bene, racconta bene, descrive bene) ci lascia con un finale un pò troppo triste e non ci racconta, per esempio, chi è oggi in realtà il protagonista del romanzo, cosa fa, come vive. Insomma, bel libro che meritava la lettura. L'ho consigliato a mio nipote che nel 1978 aveva solo un anno. Voto: 4 / 5 |
| SANDRO MAROZZI (14-06-2005) Caro Giampaolo , ho terminato da poco la lettura del tuo lavoro,mi sento di esprimerti i miei complimenti per la scorrevolezza della lettura,e la dettagliata e minuzione descrizione dei fatti (che comunque se non in questa forma si ritrova anche nel primo libro). Come ti dicevo ieri sei scresciuto molto in questi anni. Permettimi qualche considerazione sui fatti che racconti, storie come queste di sommaria giustizia purtroppo ce ne sono tante, troppe e, cosa ancora più grave, non conosciute. Certo il Mallocci e stato veramente sfortunato nell' incontrare nella sua vita personaggi come Locci e nel suo percorso giudiziario un P.M. come Lombardini, alla fine però lui, a differnza di tutti gli altri che sono morti, anche se con gravi conseguenze e dopo molti anni è tornato libero (se non ho male interpretato la sua evasione durata un giorno mette in evidenza che è quello che vuole). Forse è questo il segno della giustizia, sicuramente avara come la fortuna con lui ma comunque presente. Ti confesso che ho sperato fino in ultimo che comparisse un vero testimone che lo scagionasse totalmente ma purtroppo non è accaduto. Spero, e pregherò per lui, che quella giustizia che l'ha privato della libertà per troppi anni ora lo aiuti a trovare una nuova dignità, magari aiutandolo a trovare un lavoro, e perchè no un'amore, in fondo ha solo 57 anni. Con grande affetto un tuo estimatore del continente Sandro Marozzi. Voto: 5 / 5 |









