La verità.
In tasca? Perché non da qualche altra parte?
Fino a qualche anno fa ero così convinto di non avere dubbi. Dio, la fantomatica tempesta del dubbio che terribilmente ritorna. Ho visto il maresciallo stamattina. Anche lui ha la verità in tasca. Meglio. Lui ha la verità.
Lui, in qualche maniera, è la verità.
Qui dentro. Ha la faccia che non trapela incertezze. Non può permettersi nessuna palese timidezza. È un modo di essere. Da maresciallo. Occhi segati, figli di una qualche affusolata ipocrisia. Occhi velati, che non guardano. I suoi occhi non scrutano. Hanno, in qualche maniera, già scrutato.
Il maresciallo. Uguale a tanti altri marescialli che ho conosciuto.
Per parlare con un maresciallo occorrono, in media, una decina di domandine. Si fa attendere. Di una attesa spasmodica. È incredibile come tutto dentro i penitenziari ruoti intorno a lui. Nella nostra lotta non l'avevamo messo nel conto. Le guerre sono sempre figlie dei generali e non si pensa mai a chi vomita ordini alle truppe.
Il Maresciallo.
È sempre sorridente, di un sorriso enigmatico, impenetrabile, non riscontrabile in altre figure. È il sorriso del Maresciallo. Devi stare attento nel domandare e, soprattutto, cosa domandare. Non è un problema di sintassi, quello non è un problema, è qualcosa anch'esso di ineffabile, non si riesce a quantificare. Devi saper contrattare e quindi saper discutere con lo stesso suo vocabolario. Ci vogliono i termini. I termini. Noi siamo troppo contorti, troppo poco loquaci e troppo visionari. Il maresciallo non ha visioni e non ha dubbi.
Ha la verità.
È la verità.
(Giampaolo Cassitta, dal libro Asinara, il rumore del silenzio, FRILLI EDITORI, prima edizione luglio 2001)









