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la mia Asinara

Intervista a in sardegna.tv di gabriele Sardu

Intervista a in sardegna.tv di gabriele Sardu - il sito di Giampaolo Cassitta
Un luogo, un continente, una storia di sofferenza, misteri e tanta natura. Descrivere l’Asinara è un’impresa complessa e lo è ancora di più se si vogliono raccontare gli anni scomodi di una presenza ingombrante che per mezzo secolo ha “occupato” l’intero panorama dell’isola: il carcere.
Giampaolo Cassitta, 51enne scrittore algherese, è riuscito a farlo molto bene in due libri che hanno segnato l’esordio della sua eclettica carriera. Funzionario del Ministero di Giustizia, prima sull’Asinara, poi ad Alghero e ora a Cagliari, ha iniziato il suo percorso artistico, parlando proprio dell’isola carcere.

 
Il suo esordio è stato “Il rumore del silenzio” e l’Asinara è stata senza dubbio la sua musa ispiratrice?
«In realtà non è proprio cosi. La scrittura per me è sempre stata passione. Da giovane ho prodotto molto, ma non ho mai pubblicato nulla, se non un libro di poesie nel lontano ’79 assieme ad un’amica. Peccati di gioventù, insomma. Ho scritto anche piccoli racconti. Certo l'Asinara è senza dubbio una bellissima location per partire. (il tono di Cassitta si fa più serio, quasi malinconico). Proprio il primo libro ha avuto una fortuna inaspettata. Parte di questa fortuna la devo a Fabrizio De Andrè. Credo sia stato un segno del destino.  Chiacchieravo con il medico e scrittore Paolo Cornaglia Ferraris che doveva presentare il libro “Uomini e donne” di Alfredo Franchini. Quando apprese che avevo prestato servizio 13 anni sull’Asinara mi disse: “Perché non scrivi qualcosa sull’isola?”. In realtà io avevo scritto già parecchie cose. Per farla breve: l’editore Fratelli Frilli mi chiamò pochi giorni dopo aver letto il mio lavoro. Voleva pubblicarlo!»

 
Qualche anno dopo è “arrivato” il secondo: “Super carcere Asinara”. Un romanzo che di romanzo ha ben poco. Tutti i luoghi e buona parte dei personaggi sono ben riconoscibili?
«Mentre sul primo libro potevano essere riscontrati tratti autobiografici, in questo ci sono in primo piano i racconti di Spanu. Gli stessi che mi son divertito a “colorare”, utilizzando la mia “tecnica di disegno”. A tutto questo corpus ho deciso di dare un filo logico. In linea generale racconti brevi, qualcuno un po’ più lungo: mi viene in mente quello di Fornelli. Di vero c'è praticamente tutto. Mi spiego: Spanu racconta e io mi diverto a modificare alcuni tratti, i luoghi, i nomi, a mischiare le storie per non renderle – soprattutto alcune – riconoscibili. 
La storia di Bobò, l’asinello, è assolutamente vera come quella della partita in cui ha giocato Zola. E poco importa se il gol segnato dai reclusi è stato descritto in modo un po’ diverso... Marta, la bimba deceduta sull’isola, è esistita davvero, ma aveva un altro nome. E pensare che a distanza di tanti anni, arrivano telefonate di lettori che mi chiedono dove sia sepolta la bimba. Non la trovano proprio perché non si chiamava così. Ma assicuro che c’è. Riposa là, poverina.  

 
L’Asinara, il luogo dove tra gli altri sono passati anche i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino?
«Li ho conosciuti. E quando seppi del loro arrivo sull’isola mi resi conto che dalla cronaca saremmo passati presto alla storia. Erano in tre, c’era anche Giuseppe Ayala, il più allegro di sicuro. Ricordo perfettamente lo straordinario dispiegamento di forze durante la loro permanenza. La pilotina che in genere andava avanti e indietro dall’isola alla terra ferma, in quei giorni stava incollata a Cala d’Oliva e illuminava il mare durante la notte. Un fatto mi è rimasto impresso, legato proprio alla vita quotidiana: quando i familiari del giudice Borsellino andavano al mare, sulla spiaggia di cala Sabina, quel tratto di mare diventava off limits per tutti: nessuno poteva vederli, né incontrarli. Una vita difficile la loro. Noi eravamo avidi di notizie, ma ben poco potevamo soddisfare le nostre curiosità. Solo il caposcorta ci aggiornava con qualche aneddoto. Non posso dimenticare quando ci disse: “Stanno sempre scrivendo, non si fermano un minuto”. Di loro colpiva proprio questo: la forza etica, l’impegno e l’altissimo senso dello Stato. Sono cose che ti restano per sempre. Quando lasciarono l’Asinara per far ritorno a Palermo, sperammo che avessero dimenticato uno scritto, un banale appunto. Tutto per la curiosità di capire il loro modo di lavorare e, più semplicemente, scorgere la loro grafia. Ma soprattutto perché ci rendevamo conto – lo ripeto – che si era appena scritta un’importante pagina di storia, proprio sull’Asinara. Ci catapultammo subito nella foresteria che oggi porta il loro nome, ma – ovvio - non trovammo nulla, ma proprio nulla…(Cassitta sorride)

 
Oggi come “vive” l'Asinara?
«Posso saltare questa domanda...?(sorride ancora, ironico). Scherzo! Ci sono stato con alcuni amici. In particolare con Giommaria Deriu. Siamo stati a Trabuccato. Entrando nella diramazione mi è capitata una cosa stranissima che non avevo provato mai in vita mia. C'era l'erba altissima e un degrado insopportabile: per un attimo ho rivisto le persone che l’avevano popolata e ho sentito le loro voci. Mi dispiace che la memoria di queste persone: Polizia penitenziaria e detenuti, venga perduta. Ho avanzato qualche tempo fa la proposta di costituire un museo del carcere. A disposizione c’è un archivio che oggi si trova ad  Alghero. Ci sono degli oggetti del museo criminologico di Roma che starebbero bene a Fornelli. Parlo ad esempio della caffettiera che fu fatta saltare dalle Brigate Rosse nei roventi “anni ‘70/’80”. 
Anzi approfitto di questa occasione per propormi come candidato alla presidenza del parco dell’Asinara. Dimenticavo di dire la cosa principale: a titolo assolutamente gratuito. Non chiederei un solo euro in più di quello che percepisco dal ministero di Giustizia. Son sicuro che questa proposta non sarà presa in considerazione».

 
Dall'isola della pena ai sequestri di persona con “La zona grigia. Come filo conduttore c'è la detenzione e l'espiazione visto da un'altra prospettiva?
«In un certo senso è così. Il mio terzo libro nasce dall’eco di una parte della mia vita che, per lavoro, ho vissuto in carcere. Ho conosciuto moltissimi sequestratori. Tutti i componenti dell’Anonima gallurese e quelli che sequestrarono De Andrè, Casana, Troffa, Bussi. Mi incuriosivano le loro storie, i loro racconti perché da sardo non accettavo e non accetto questo crimine odioso. Facevo a tutti la medesima domanda: “Perché sequestrate le persone?”. Tutti mi rispondevano con mezze parole. Praticamente tutti negavano, gli altri tacevano per la vergogna di quanto avevano commesso. Altri ancora mi hanno raccontato per filo e per segno le dinamiche. Fra tutte le storie, cattura la mia attenzione un sequestro che non conoscevo, o meglio che non ricordavo bene, accaduto quando ero 19enne. Nell’ottobre del 1978 viene sequestrato Giancarlo Bussi, non uno qualunque, ma l'ingegnere della Ferrari. La notizia non fa molto scalpore: i giornali sardi dedicano una “spalla” della prima pagina. Questo mi fece molto arrabbiare. Del sequestro Bussi si dimenticano un 
po' tutti. Leggendo le carte processuali, mi trovo davanti al signor Mallocci condannato a 30 anni. Mi convincerò, parlando con lui e studiando il caso, che lui questo rapimento in realtà non lo ha mai compiuto. In effetti poi la giustizia mi darà ragione. Ma nel frattempo scopro un altro personaggio che è il signor Lombardini. Dai racconti. Una figura di primo piano, molto particolare: un deus ex machina. È uno che “gestisce” i sequestri e si muove bene. Certo: con metodi suoi non proprio cristallini e con carcerazioni dubbie. Questo per dire che oggi Mallocci, non solo non avrebbe fatto galera, ma non sarebbe stato neppure ritenuto colpevole. Troppo blande le prove a suo carico. Oggi – per fortuna – c'è più garanzia. Ma…mi rendo conto che Lombardini, allora,  nel bene e nel male funzionava».
Il libro “La zona grigia”, edito da Condaghes, non si trova più da nessuna parte. Per questa ragione verrà ristampato ed avrà un'appendice di trenta pagine.
«Ho conosciuto una figlia di Mallocci (morto subito dopo la pubblicazione del libro, ndr) – prosegue Cassitta -. La sua domanda ricorrente durante le nostre conversazioni fu: “Mio padre è innocente?” Conveniamo nel pensare che la giustizia a volte rovina chi sta a fianco del detenuto. In ogni caso l’integrazione del libro con questo contributo, darà un senso maggiore alla storia che ho voluto raccontare».

 
Infine il romanzo puro con “Il giorno di Moro”. Una vicenda parallela in quella mattina che tutti gli italiani ricordano.
«E' vero. Gli italiani non l’hanno mai scordata. Parlo degli italiani che come me avevano 20 anni. Durante le presentazioni del libro ripeto sempre lo stesso banale quesito: “dov’eravate quando fu sequestrato il presidente Moro? Tutti rispondono con dovizia di particolari, un po’ come per i ragazzi che hanno vissuto l’11 settembre. Eppure in quel 9 maggio del '78, avvengono altre cose terribili: ad esempio, viene ucciso Peppino Impastato. Mi invento allora un’immagine parallela il cui protagonista è un magistrato di sorveglianza, Claudio Marceddu».
Per scrivere “Il giorno di Moro” che si svolge tra Sassari, Alghero e Roma, Cassitta si è recato più volte nella capitale e ha studiato itinerari e particolari, in modo da rendere riconoscibili i luoghi.
Infine l’ultima creatura che a breve vedrà la luce. Si parla di spionaggio e di un F104 misterioso...è possibile avere qualche anticipazione?
«…veramente non si tratta proprio di spionaggio. E' di certo una storia strana. La prosecuzione di “Il giorno di Moro”, il protagonista, sempre Claudio Marceddu. C'è una sua amica brigatista che ha qualcosa da raccontare sulla Strage di Bologna. Gli ingredienti sono Gladio, la P2, e un F104 che partito da Alghero, doveva schiantarsi in un certo punto della Sardegna. Un po’ come successe nel ‘79 – mi pare di ricordare - nella zona di Oristano. C'entra l'Asinara. Ci sarà una rilettura della storia che potrebbe funzionare, senza nulla togliere alla verità i quanto successe davvero. Questo libro ha preso forma da una chiacchierata Sergio Picciafuoco, condannato per la strage di Bologna e poi assolto. Lui mi racconta che si trovava là, al momento della deflagrazione, non aveva con sé documenti e aveva paura che qualcuno lo accusasse di qualcosa, come poi accadde. (Cassitta cambia tono e conclude) Anche la strage di Bologna fa parte del mio vissuto. Tra i fatti che mi colpirono di più…».

 
Intervista di Gabriele Sardu - maggio 2010

La "mia" Asinara

La "mia" Asinara - il sito di Giampaolo Cassitta
Parafrasando "La mia Africa" l'isola dell'Asinara, oggi parco nazionale, è un crogiuolo di ricordi, di sensazioni, di colori, di destini che si sono incrociati, di occhi che hanno...

I luoghi del romanzo: FORNELLI

I luoghi del romanzo: FORNELLI - il sito di Giampaolo Cassitta
Accadde.
Come un boato che percepisci lontano, come un frastuono che senti arrivare, ma non ne conosci la vera origine. Come un lamento che taglia le ferite del buio, come uno scoglio che aspetta quell’onda con tranquillità e senza troppa apprensione ma non sa, non riesce a concepire, che quell’accarezzare di acqua negli anni lo assottiglierà fino a ridurlo, rimpicciolirlo, disintegrarlo.
Inesorabilmente.
Accadde.
Come una storia già scritta, come se dovesse accadere, perché avevamo la forza nel contarli e ricontarli, sputavamo ore ad osservarli, a districarne i movimenti, a segare le occhiate, a pesare le pulsazioni, a ricostruire gli umori.
Accadde.
Come il tornado, che lentamente arriva, e da un piccolo puntino diventa un grande imbuto e ingoia case e alberi e uomini e animali e tutto.
Accadde.
Come il rumore di un frastuono che sembra sordo e con forza si avvicina.
“State attenti ragazzi”. 
“Si, signor Maresciallo”.
Signorsì.
 
 
Dal libro “Supercarcere Asinara, viaggio nell’isola dei dimenticati” Frilli editori, 2002”
Cella 17: la rivolta di Fornelli
 

I luoghi del romanzo: FORNELLI

I luoghi del romanzo: FORNELLI - il sito di Giampaolo Cassitta
E’ successo. E’ accaduto qualcosa, alla seconda sezione. Un punteruolo, avevano un punteruolo signor Maresciallo, alla cella 17, quella di Ognibene, Gli altri non sono usciti. No, non ce l’hanno fatta signor Maresciallo., Il ferito? Non sta troppo bene. Il medico sta arrivando? Ecco…. Si grazie, ma ci vogliono altri agenti. E’ grave, grave signor Maresciallo, è un frastuono indescrivibile, urla, stanno distruggendo tutto, rumore di gavette, forchette, magari hanno anche altri punteruoli, coltelli. Non lo sappiamo signor maresciallo. No, l’agente ha chiuso il cancello in tempo. Il detenuto è al sicuro, prima sezione. No, non con i neri, giù… in fondo… dopo la 24. Guardato a vista? Va bene, guardato a vista. Si signor Maresciallo. E’ successo. E’ successo qualcosa. Di grave…. Di molto grave signor Maresciallo,
 
Dal libro “Supercarcere Asinara, viaggio nell’isola dei dimenticati” Frilli editori, 2002”
Cella 17: la rivolta di Fornelli

I luoghi del romanzo "fornelli"

I luoghi del romanzo "fornelli" - il sito di Giampaolo Cassitta
“Ho controllato la prima cella e, successivamente, la seconda, prima che lanciassero la bomba che ritengo sia una caffettiera:  ecco, ho dato uno sguardo in alto, per istinto, convinto che fossero aggrappati ai muri e ho visto un grosso buco sul soffitto che, in realtà, è un controsoffitto costruito per abbassare i muri troppo alti. Qualcuno aveva capito che c’era del vuoto, si sono scambiate le informazioni e hanno con le sbarre dei letti distrutto il controsoffitto, la rete metallica e si sono infilati nell’intercapedine.”
 
Dal libro “Supercarcere Asinara, viaggio nell’isola dei dimenticati” Frilli editori, 2002”
Cella 17: la rivolta di fornelli.

libri pubblicati

<h4><span>libri pubblicati</span></h4> - il sito di Giampaolo Cassitta

Asinara, il rumore del silenzio. 2001 -2008 - due edizioni - 1 edizione economica

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supercarcere Asinara. 2002 - 2005 - quattro edizioni - 1 edizione tascabile

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La zona grigia. Cronaca di un sequestro di persona avvenuto in Sardegna nel 1978. Uno sconcertante sequestro.

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Il libro più amato. Un delitto che accade a Roma lo stesso giorno dell'omicidio di Aldo Moro. E i ricordi cominciano a riffiorare. Un noir cupo dentro gli anni 70.

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raccolta di racconti con prefazione di Giampaolo Cassitta

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l'ultimo cd degli humaniora - ponti non muri - included MARTA - testo di Giampaolo Cassitta - musica Gianfranco Strinna

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