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la forma delle parole (e dell'acqua)

la forma delle parole (e dell'acqua) - il sito di Giampaolo Cassitta
 

Rassegna stampa di sabato 24 gennaio 2009.

Colpisce, da subito, l'intervista effettuata dalla Nuova Sardegna di Filippo Peretti al vero candidato alla presidenza Silvio Berlusconi. E colpisce per un motivo fondamentale. Sono convinto, infatti, che l'uomo smentirà anche questa intervista e smentirà anche gli errori grossolani commessi dal meno noto Cappellacci che, in una nota sotto la stessa pagina, si permette di dare torto al suo padrone.
Riassumiamo.
Silvio Berlusconi chiacchiera amabilmente di tutto, dall'UDC alla denuclearizzazione dell'isola. Spiega, a modo suo, perchè il referendum, seppure non abbia raggiunto neppure il quorum, è stato vinto dal centrodestra (alchimie politiche di gente navigata) e alla domanda su quali siano le priorità specifiche della Sardegna per lo sviluppo e l'occupazione, testualmente risponde (e testualmente smentirà): “Il turismo e l'ambiente naturale che in Sardegna è tra i più belli al mondo, sono i due “asset” (ma come parla, direbbe Moretti..... e anche io....) sui quali si deve puntare. Il turismo, insieme al commercio, da lavoro al 67,8% degli occupati sardi e anche nell'ultimo anno – nonostante la crisi – ha creato 24 mila nuovi posti di lavoro.” Mi ha stupito in senso positivo perchè, ammetteva che -nonostante la crisi – nell'ultimo anno si erano creati 24 mila posti di lavoro. Che non sono pochi, a dire il vero e non so neppure se siano reali. Ma resta il fatto che Berlusconi (che il mio grande Word continua a ignorare e, se con il tasto destro chiedo un suggerimento propone queste possibilità: bellusco, Bertuccioni, Bruscolini e Beccofrusoni .... inarrivabile Word...) ammette che in un solo anno e, nonostante la crisi, questa piccola isola gialla e brulla di là dal mare ha saputo creare 24 mila posti di lavoro. Grazie Soru insomma.
E invece, che cosa combina quel povero Cappellacci? Dice che c'è qualcuno che racconta le bugie. Ecco il testo delle sue dichiarazioni, virgolettato, apparso sulla stessa pagine della Nuova Sardegna: “Non ci sono nuovi posti di lavoro, ma oltre 150 mila disoccupati, 22 in più rispetto al 2004. Le persone in difficoltà sono 100 mila in più”.
Potrei essere accusato di poca contestualizzazione delle interviste. Che non si mettono insieme queste cose, che la politica non è un blog (dovreste spiegarlo, per esempio a Vespa, Fede, Feltri e al direttore di Panorma e del Giornale che non si montano le interviste e che non si uniscono virgolettature). Non voglio però stabilire chi ha ragione, le interviste si concedono e quando si risponde si tenta di dare il meglio di se, delle proprie idee e si tenta – se sei un buon politico di razza – di abbattere l'avversario. Con il risultato grottesco che i due candidati alla presidenza dell'isola (Berlusconi e Cappellacci) riescono a contraddirsi. La morale è semplice ma non semplicistica. Ci possiamo fidare di questi signori che, pur di ottenere dei voti, riescono a dare letteralmente “i numeri?”

Questa la rassegna stampa di oggi dentro una giornata gonfia di libeccio e maestrale. Sono andato ad osservare le onde che sbattevano sulla muraglia di Alghero questo pomeriggio. Sono stato un attimo a sentire quel rumore sordo di un mare che era vivo, che urlava, che aveva la freschezza e la forza immensa di pensieri e ricordi e spruzzi e sale. Il mio mare. Sono ritornato, sempre per un attimo al ricordo dei miei diciannove anni quando, sempre davanti a quel mare, passeggiavo con tasche diverse e con diversi colori ma con la faccia forte che non mi avrebbe mai abbandonato. Era di marzo, nel 1978, durante il sequestro Moro. Avevo deciso di attraversarlo quel mare, per andare al nord, per trovare degli amici. Incontrai, sul ponte di una nave e nel mare in burrasca, facce contorte e vuote di donne e bambini che camminavano lenti. Erano diretti quasi tutti a Torino, dove i loro mariti lavoravano. Andavano a trovarli per Pasqua. Io ricordo ancora quelle facce incontenibili e quegli occhi minuti che osservavano sulla poppa la scia che si miscelava alle onde di una Sardegna che si allontanava. Io ricordo tutto di quel giorno e me lo sono portato appresso per sempre. Quando ammiro quel mare apparentemente cattivo, ritorno a quegli occhi di madre che non aveva parole. E mi dico, con fermezza antica e fiera: noi non possiamo partire e ripartire. Questa terra è la nostra terra. Da sempre e per sempre. Senza possibilità alcuna di smentita.
Mi direte: che connubio ci può essere tra quelle interviste/dichiarazioni di Berluscacci e il mio immenso mare? Entrambi producono molto rumore, ma non riescono a lasciare impronte durature. L'acqua, come ci insegna Camilleri non ha forma. Un po' come le parole che ho letto stamattina.
Con una piccola differenza: guardare il mare regala un'accorata ed intensa libertà.


 

 


 

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