Molti mi chiedono non più sul perché mi sono candidato, ma su cosa farò, su cosa mi impegnerò una volta eletto. Mi viene da sorridere, anche perché tutti ti osservano con quello sguardo soffice e rugoso, quello di un giocatore di poker che sa già di aver capito le tue mosse. Tu , chiaramente sei bravo, sei nuovo, sei quello che chiediamo da sempre. Ma tu non sarai l’eletto, anche perché, a conti fatti non sei così bravo, così attento alle nostre cose, che fanno parte del nostro piccolo orto privato. Non farai nulla per la mia licenza edilizia, per l’iscrizione di mio figlio in una scuola pubblica, per un master a mio nipote, per un concorso in regione. Tu sei bravo, tu sei eticamente presentabile, ma non sarai l’eletto. Perché poi, alla fine, si gioca dentro un condominio, non ci interessano i grandi orizzonti, non si sentono gli spari sopra, né si pensa che quel ragazzo è morto sul lavoro e non era assicurato. E non basta la morte a strappare le lacrime alle madri, ma anche queste facce scolpite, levigate, di gente che ha “altro cui pensare” non ricorda, non ha memoria e nasconde quell’operaio, quelle mani sottili, quegli occhi piccoli e forti dentro inutili frasi: doveva strare più attento, perché non si è trovato un altro lavoro. Se il colore della pelle ha contorni diversi dai nostri, quelli del condominio, del parcheggio in doppia fila, neppure se lo ricordano quell’incidente. Poteva starsene a casa sua. Poteva. Come i nostri padri che sono andati in mille posti e in mille strade a respirare carbone in Belgio e tornare con i cuori pieni di fuliggine, a morire dentro questa terra che non ha più capacità per ricordare.
Ecco, a questo punto vorrei fermarmi e provare a dire che occorre scommettere sull’istruzione (un maledetto pallino di Gramsci) sulla sfere formative, il fare, il saper fare e, soprattutto il saper essere; che noi abbiamo un grande patrimonio: la nostra terra di cui dobbiamo andare orgogliosamente fieri. Che non possiamo svendere questo patrimonio a nessuno, che dobbiamo riappropriarci della dignità. Tutti guardano e abbassano lo sguardo. Sei bravo, molto bravo, ma io voterò un altro. Vorrei provare a dire: “Giusto. Il voto è una scelta. Una tua scelta. Ma offrilo a chi per la prima volta si candida, a chi non capisce niente di “partiti” (ma qualcosa di etica e di politica la mastica), donalo a chi avrà la capacità di dire qualcosa di nuovo e di creativo dentro questa terra che ha il diritto di vivere una vita a colori.
Durante una selezione per psicologi veniva posta, dall’esaminatore, la seguente domanda: “Ha esperienze maturate in questo campo?” Tutti rispondevano: “Sono appena laureato e purtroppo non ho nessuna esperienza”. Una ragazza, appena laureata anch’essa rispose: “Sono appena laureata e, per fortuna non ho nessuna esperienza in questo campo. Non avrò pertanto nessuna remora nell’apprendere e nel svolgere il mio servizio verso gli altri. La ragazza fu assunta. Ma questa, forse, è un’altra storia.
Ps: C’è qualche vecchio mandarino che ha dichiarato di volersi candidare, nonostante le sue due o tre o quattro legislature alle spalle, perché non è riuscito a raggiungere l’obiettivo. E uno si chiede: che obiettivo aveva? Mi vengono in mente le serate invernali di molti anni fa a casa di amici, giocando a Risiko. La speranza era di pescare, tra gli obiettivi, quello di conquistare 18 territori a piacere, con almeno due carri su ogni territorio. A questi politici sfortunati sarà sicuramente toccato quello più difficile: conquistare l’Europa, il Nord America e un terzo continente a tua scelta. Ecco perché vogliono continuare il loro lavoro. Mica per servizio. Per vincere sugli altri. Su tutti. Soprattutto sui sardi.