La storia non si snoda/come una catena/di anelli ininterrotta.
In ogni caso/molti anelli non tengono.
La storia non contiene/Il prima e il dopo, /nulla che in lei borbotti/a lento fuoco.
La storia non è prodotta/da chi la pensa e neppure/da chi l’ignora.
La storia/non si fa strada, si ostina.
Detesta il poco a poco, non procede/né recede, si sposta di binario/e la sua direzione/Non è nell’orario,
La storia non giustifica/e non deplora,/la storia non è intrinseca/perché è fuori.
La storia non somministra /carezze o colpi di frusta.
La storia non è magistra/di niente che ci riguardi.
Accorgersene non serve/a farla più vera e più giusta.
(Eugenio Montale, La storia)
Questa poesia di Eugenio Montale riletta in questi giorni rappresenta la vitalità dei versi, caratteristica principale dei veri poeti, e le parole sono indissolubilmente legate ad un pensiero forte, ad un’operazione retorica senza tempo, dove è possibile, quasi come d’incanto, ritrovarsi e provare a riflettere. Abbiamo detto che sono giorni cupi, duri, cattivi, dove dietro le prese di posizioni da parte di qualcuno si snoda una catena di anelli. Quindi, il nostro essere, il nostro urlare, la nostra quotidiana indignazione fa parte in qualche modo, della storia che, come suggerisce il poeta, non si interrompe e, in ogni caso, molti anelli non tengono. Ecco, tutto questo raggranellare consensi dietro il diritto alla vita sembra, davvero, non tenere, come una cima usata ormai troppe volte, sembra essere uno sporco mezzo che nasconde irrimediabilmente il fine. Ma se la storia non contiene il “prima e il dopo” dovremmo, in qualche maniera, poter vivere il “durante”. E il durante di questi giorni è davvero sporco. Molto sporco. Quel durante sembra volerci dire che qualcuno ha deciso di mischiare le carte e di mettere in gioco, sul tavolo, alcuni azzardi che riguardano il nostro futuro. Mentre nel mondo si parla di recessione, di fame, di lavoro, di guerra, nel nostro condominio Italia si discute di vita e di morte e la morte, secondo qualcuno, è quella da somministrare alla nostra costituzione tacciata di bolscevismo. Insomma la storia, quella vecchia storia dei nostri padri costituenti, non è prodotta da chi la pensa e neppure da chi l’ignora. Ma, continuando a parafrasare Montale, la storia detesta il poco a poco, non procede né recede, la storia è assolutamente cristallina. Non si muove. Mentre dalle nostre parti tutto si agita, come un frullato alle noci, come un autodromo durante un gran premio, ognuno ha la sua bella frase da accordare, il suo pezzo di violino da far ascoltare. Tutti si intonano al padrone e il padrone a frustare chi non è con lui. Anche Scalfari, nel suo lucido e bellissimo editoriale di stamattina, ricordava il pensiero di Mussolini sul Parlamento italiano, frase che è entrata nella storia parlamentare e di questo paese: Avrei potuto fare di quest’aula sorda e grigia un bivacco di manipoli”.
C’è, dentro quella frase, la situazione anche di questi giorni, compresi gli aggettivi. Con una piccola variazione sul tema: Berlusconi considera l’Italia tutta un’aula sorda e grigia dove può brillantemente continuare a distorcere la verità parlando di cose che non gli interessano minimamente. E, mentre il Capo discetta di temi “alti” e intraprendendo un braccio di ferro con il Capo dello Stato, i suoi “manipoli” si apprestano a ridurre i poteri del PM e ampliamento di quelli della difesa che, detta così, sembra essere cosa buona e giusta. Ma così non è. Infatti, aumenta la competenza delle Corti d‘Assise che, anziché occupasi solo di omicidi, saranno impegnate nei delitti di mafia, terrorismo, droga, sequestri. La Corte d’Assise è sicuramente più complessa del tribunale (per la sua composizione soprattutto: sei giudici popolari e due togati) e i tempi, quindi, si dilateranno. Inoltre si rimodella l’articolo 238 bis del codice di procedura penale e si “riarmonizza” ad uso e consumo dei soliti pochi, anzi quasi di una sola persona. Oggi, la legge prevede che possano essere acquisite come “prova del fatto accertate” in tutti i processi. La riforma limita l’utilizzo solo ai processi per mafia. E, guarda caso (sarà un caso) c’è in ballo il processo Mills, dove la posizione di Berlusconi è stata stralciata ma, se l’avvocato Mills venisse condannato ecco che, con la nuova riforma, la sentenza di condanna non potrebbe essere usata contro Berlusconi. Mi dite quale è stato il quotidiano stamattina che ha aperto con questa enormità? Nessuno. La storia non giustifica e non deplora, non è intrinseca perché è fuori. Ma adesso viviamo l’attualità stringente dove ci vogliono raccontare altre storie che non riusciremo a fossilizzare. Siamo alla vita “usa e getta”, siamo al calpestio sdrucciolevole della dignità, siamo all’oblio dentro un paese sordo e grigio. Mancano pochissimi giorni alle elezioni regionali. Sono davvero stanco di osservare persone che si rincorrono, che stampano programmi sui quotidiani, che spendono troppi soldi. Non mi interessa moltissimo tutto questo. Sono un candidato anomalo che, cocciutamente ha mantenuto la promessa di spendere solo quattrocento euro più IVA. “Non sarai eletto perché nessuno ti conosce.” Questo è quello che mi dicono – l’apparire, piuttosto che l’essere -.
Ma potevo contribuire a scrivere dentro un riquadro di un quotidiano che non so neppure quanto costa, che amo i bambini e i vecchi e le donne e che sono contro la mafia e a favore del lavoro? Mi aspettavo che qualcuno potesse dire il contrario. Per certe persone sarebbe stato meno ipocrita. Ma dentro questo paese è bello urlare che siamo tutti a favore della vita, dell’amore e delle donne. Salvo poi legiferare solo per se stessi. Vorrei aggiungere piccole frasi, quelle di Giuseppe Ungaretti: “la morte si sconta vivendo” e c’entra poco con le parole oscure, perfide e brutte che ho sentito questi giorni. Ma i poeti, si sa quanto parlano “è una truffa”…….