“Noi non candidiamo personaggi maleodoranti e malvestiti come alcuni che circolano nelle aule parlamentari candidati da certi partiti” Dichiarazione di Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio del mio paese. (salvo smentita di routine).
Signor Presidente del Consiglio, capisco l’esigenza di alzare l’asticella sempre più in alto nell’agorà della politica e nella voglia spasmodica di stupire ma, mi creda, questa dei “puzzoni” non l’avevo mai sentita. E, devo ammettere, che è un’idea grandiosa ma, nello stesso tempo, poco populista e quindi, se mi permette, non adatta ad uno come Lei. Io, per esempio, ho l’abitudine di fare la doccia tutti i giorni e d’estate anche due volte al giorno. Mi rado quotidianamente, ci tengo al cambio della mia biancheria intima, le mie camicie sono anch’esse usate una volta sola e, per vezzo personale, amo anche cambiare cravatta nei sei giorni che la indosso. Vesto bene, perché mi piace, per il ruolo che occupo e perché, lo ammetto, me lo posso permettere. Non ho tatuaggi sulla pelle e non porto orecchini perché, sinceramente, non mi piacciono. Dovrei essere, secondo la sua iconografia piuttosto “casereccia”, un uomo di destra, da candidare nel partito delle libertà. Invece sono un uomo di sinistra. Anche molto convinto di esserlo e credo che ci siano molte persone di sinistra (o comuniste, come crede) che usino il mio stesso modo di vestire, curano le unghie settimanalmente, vanno dal barbiere frequentemente ma non voteranno mai per il partito delle libertà. Il problema, infatti, non è l’abito ma è l’habitus a costituire la differenza.
Vede, un buon populista non avrebbe mai usato una frase così denigratoria, molto “fantozziana”. A volte i vigili del fuoco, alla fine di un’operazione difficoltosa, sono sudati e maleodoranti, i volontari che operano nelle zone sismiche in questo momento sono malvestiti, così come lo sono migliaia di abruzzesi, come molti clandestini che aspettano risposte diverse da questo paese, come tutti gli operai, i disoccupati, i senza casa che non possono “vestire bene”.
Ma hanno un habitus diverso, hanno la dignità. Ecco, La prego (e lo dico vestito benissimo e in cravatta) abbia un attimo il coraggio di guardarsi intorno: vedrà un’Italia che lavora, che suda, che tenta di risalire la china e che non ha i soldi per una cravatta di Marinella o un abito di Canali. Vedrà un’Italia mal vestita e maleodorante, vedrà un’Italia che ingrossa le file della mensa Caritas, vedrà un’Italia malvestita ma che non merita gli insulti del suo Presidente del Consiglio. Mi creda, ho conosciuto, per mestiere, persone sporche fuori che avevano un cuore dolce e pulito dentro, mentre quelli vestiti bene, colorati e profumati, a volte facevano parte di una sponda che non mi piace e non potrà mai piacermi: erano camorristi, mafiosi, assassini, trafficanti di droga. Ho imparato, per mestiere, che non è l’abito che fa il monaco ma è l’habitus che indossiamo sotto la pelle a fare la differenza. E dentro le pelli maleodoranti e malvestite dei vigili del fuoco, dei minatori, degli operai, dei clochard, ho intravisto un cuore che pulsa. Un cuore bellissimo e pulito. Ci pensi, signor Presidente del Consiglio. Provi ad amare le curve della vita. Lo so che è facile viaggiare in autostrada o vestire bene se si hanno i soldi. Ma le curve, mi creda, sono importanti. Servono a rallentare e riflettere e Lei, in questo momento, ne ha dannatamente bisogno.