Così, d'imperio.
Senza un avviso, neppure piccolo. Lui aveva un modo decisamente forte per dialogare. Non accettava risposte. La sua idea era l'idea, il suo discorrere era il discorso, il suo muoversi velocemente con gli occhi era lo sguardo, il suo incontenibile accento sardo, gutturale, fatto di piccoli fraseggi secchi era la sua parola, il suo punto di vista era il punto di vista.
Un padre, così riteneva di essere.
Un maresciallo, dentro una figura piatta, di piccole ombre e piccoli umori, era, invece, quello che dimostrava di essere.
Mi guardò con una velocità che non lasciava speranze.
Fornelli. Per un mese. Poi vedremo.
Ti devi fare le ossa, sei giovane, dovrai crescere dentro questo inferno di uomini.
Fornelli. Non accetto lamenti, le discussioni sono improponibili, sarà il capodiramazione che deciderà per te. Dovrà farlo. Niente licenze, neppure riposi. Un mese. Raccogli la sacca e aspetta la campagnola di servizio. Nessuno scherzo. Io ritengo che il corso di formazione di Cairo Montenotte non sia servito assolutamente a niente, hai vissuto qualche mese dentro una finzione. Adesso dovrai misurarti con la realtà. Fornelli. Ci sono camorristi, mafiosi e qualche politico. Nessuna confidenza. Non lo sopporto. A Fornelli non ci sono diritti. Non ce lo possiamo permettere. Nessun detenuto può avere la possibilità di poter pensare. Questa è Fornelli. Senza recriminazioni.
Un padre.
Che buttava suo figlio dentro una strana storia. Ma lui non ostentò sorrisi né attese risposte. Come molti padri. Aveva deciso di recidermi le speranze.
(Giampaolo Cassitta, dal libro Asinara, il rumore del silenzio, FRILLI EDITORI, prima edizione luglio 2001)









