C’è un dibattito i corso sul concetto della democrazia e,quando si dibatte su questo, è sempre un’ottima cosa. C’è però un gioco di numeri che ci porta ad un’ulteriore riflessione rispetto a quelle –peraltro molto autorevoli – che abbiamo letto e sentito in questi giorni (l’intervista a Sartori da Fabio Fazio, per la presentazione del suo libro “il sultanato” è stata, per esempio, uno sforzo intellettuale davvero alto). Giovanni Valentini nel suo editoriale di sabato 19 aprile, si preoccupa “dell’autoritarismo strisciante che serpeggia nel paese …. Un conformismo di regime che in forza dell’emergenza – economica, sociale o sismica – tende ad annullare le voci fuori dal coro.”
Valentini ha assolutamente ragione in questo avviso ai naviganti e sono profondamente convinto che il problema non è la democrazia ma il suo uso smodatamente personale e personalistico che il Sultano e i suoi sudditi – per dirla con Sartori - effettua, convinto nel suo populismo strisciante di essere dalla parte buona, dalla parte giusta. Qui Valentini, a conclusione del suo articolo ci ricorda però un’altra cosa che non è di secondaria importanza per il concetto di “democrazia”: “Le forze schierate in Parlamaento , per effetto delle astensioni e dei voti dispersi, rappresentano soltanto il 67,5% degli elettori. E che l’attuale maggioranza di centrodestra governa quindi con il consenso esplicito di appena il 35% degli italiani.”
Ecco, questo gioco dei nuemri è chiaramente sempre vero – sia che governi la destra che governi la sinistra – e tutti amano non tenerne conto. Non è vero cioè, che chi governa rappresenta il 51% del paese. Se ne deve, assolutamente tenere conto. Non possibile, infatti, che tutti abbiano il pensiero “unico” che vuole passare in alcuni giornali e telegiornali, non è possibile e non è così: il problema, semmai, è come farlo capire al sultano e ai suoi innamorati adepti: la democrazia nei mondi occidentali è oggi un’alchimia molto complessa che non passa per la forza dei numeri. Quelli non ci sono. Non essendo maggioranza reale chi governa deve assolutamente tenerne conto. Mi sembra invece che in questo paese conta solo chi urla più forte e non c’è rispetto per il silenzio degli altri che non sempre è mancanza di parole ma, molto più spesso è poca voglia di intervenire per nausea, per pessimismo, per dissenso contenuto. Ma sempre dissenso.
Non è più tempo di sorridere al Re. E’ tempo di far notare che il Re è nudo, anche se molti stanno zitti.
19/4/2009