Precisamente dal 1978, anno oserei dire "difficile", sotto tutti i punti di vista.
Erano infatti anni caldi, caldissimi e, almeno io, almeno un pezzo della mia generazione, era intenta a fare i conti con la storia e con l'ideologia, ma non se ne rendeva conto.
Il rapimento e l'omicidio dell'Onorevole Aldo Moro ha sicuramente costruito la nostra vita e un pezzetto del nostro futuro.
Tutti ne siamo ancora ossessionati (il mio libro, il giorno di Moro, uscito a Maggio 2006, parla proprio di questo; il buon Gianni Marilotti nel suo bellissimo libro "la quattordicesima commensale" ci ricorda quello strano periodo e anche Stefano Tassinari con il suo romanzo L'amore degli insorti, indaga su quegli strani anni). Ma, in quello stesso momento, il mio vecchio, il mio nonno materno, decideva di non poterne più di tutto questo casino e decideva di lasciarmi. Senza troppi avvisi. Lui, che non varcava soglia di chiesa nè tantomeno di cimitero."Qualcuno mi ci porterà per forza " . Così diceva quello strano vecchio analfabeta che, per conquistare mia nonna le aveva dato appuntamento in una panchina dei giardini e si era fatto trovare, distinto e attento che leggeva il giornale. Al rovescio.
Mio nonno.
Ecco perchè pensai a lui e perhè decisi per questo pezzo.
E' un pezzo vecchio, datato, ma lo sento ancora, incredibilmente mio.
IL MIO VECCHIO
(testo e musica Giampaolo Cassitta)
Il mio vecchio e' una cascata di ricordi
ha gli occhi azzurri e barba mal rasata
ha in faccia ancora la prima grande guerra
che aveva fatto come cavaliere di brigata.
Il mio vecchio ha tanti troppi figli
sette donne e sei uomini al suo capezzale
ha lavorato tanto nella vita
allevando pecore, meloni e conigli.
Il mio vecchio ha la morte in tasca
e ha lottato contro Mussolini
non amava il nero di colore
preferiva il vino rosso e la sua tazza.
Il mio vecchio ha il calore delle stelle
sua moglie e' una donna con la lotta in mano
della terra non e' stato mai padrone
ubriaco dei dolori della sua gente.
Il mio vecchio e' una fotografia sbiadita
mi ricorda il caro partigiano
nelle mani non conta piu' le dita
e piange piange, ma ride sempre piano.
Il mio vecchio con crede piu' nel Dio
lo bestemmia tre volte nel suo letto
dice sempre “ho lavorato troppo”
e dopo tanto neppure un po' di rispetto.
Il mio vecchio non parla quasi piu'
i ricordi gli passano lontani
questo mondo l'ha dimenticato
aspetta solo un saluto con la mano.
Il mio vecchio e' un pensiero mio
un amore perduto nella vita e mi mangio i suoi occhi da assopito in quella vecchia stanza ormai sbiadita.
Il mio vecchio è il padre di mia madre - ho raccolto la sua valigia rossa e la notte ride e grida alla sua donna - che non riesce neanche più a volare










