II Ho fatto un sogno. Molto vero. Almeno così mi sembrava. Mi sono svegliato e sudavo.
Eravamo in una grande foresta. Io, Marco, Antonello, quello di Mogoro, il Sergente Manai e il Colonnello.
Forse avevamo una missione da compiere. Ma non c'era il maresciallo.
Una missione strana dunque.
Nessuno parlava.
Si sentivano solo i rumori tipici di una foresta, quelli che si sentono nei film o nei documentari. Solo che nel sogno la foresta era in bianco e nero. Non c'erano colori. Nessun colore.
Si camminava con i fucili pronti all'uso.
Ad un certo punto ci troviamo davanti un fiume. Lunghissimo.
Piatto.
Bianco e nero. Anche un po' viscido.
Vicino alla riva una canoa. Il colonnello con un gesto ci disse di salire su quella canoa. Tutti lo facemmo. Antonello, quello di Mogoro guardava davanti. Sembrava dovesse fiutare qualcosa.
Mentre si continuava, il fiume cominciava a colorarsi. Era l'unico colore del sogno. Prima una piccola scia, sottile, quasi trasparente che poi davanti a noi diventava sempre più grande sino a colorare tutto il fiume.
Di rosso.
Un fiume che era ormai una lingua.
Lunghissima.
Un colore che sembravano i pomodori della provvista di mamma.
Dentro questo sugo camminavamo.
Intorno, dentro la foresta, ai lati del fiume solo sussurri, rumori impercettibili che potevano essere animali o uomini o miagolii o sospiri o spaventi di quelli che potevano ricordarci un giallo di Dario Argento, quel pezzo della faccia della vecchietta appiccicata allo specchio che prima non c'era e adesso c'era e Margherita aveva il cuore che correva veloce e aveva paura e si attaccava sempre più forte e io mi sentivo un piccolo vero uomo ma avevo comunque una fottuta paura soprattutto per quelle musiche e quell'attore che poi era il buono della situazione. Non so, non ricordo altro come di tanti film che si vedono non per il gusto di vedere ma perché è come riempire un tassello: perché dobbiamo raccontare agli altri che li abbiamo visti. Che noi c'eravamo.
Poi, di colpo, compariva una torre, una torre strana, molto alta e davanti tanti uomini, piccolissimi, con in mano dei teschi. Nessuno parlava. Il colonnello ci scrutava e non ci diceva la solita frase siete i miei ragazzi. Il suo volto cominciava a cambiare espressione, diventare più duro, quasi di cartone riciclato. Aveva anche un altro colore il colonnello. Un colore che dentro questo bianco e nero somigliava sempre di più al grigio acciaio che hanno le lame scintillanti prima di una battaglia. Prima di assaggiare il sangue.
Ci guardava, senza dire parole. Il sergente aspettava invece qualche che la bocca del Colonnello si muovesse. Che desse un ordine, che emettesse un suono ed invece niente. Sembrava il volto dei cartoni giapponesi, quelli che non muovono mai la bocca e gli occhi sono sempre grandi.
Io, Marco e Antonello, quello di Mogoro, guardavamo la torre, senza aspettare nessun segnale.
Dentro quella lingua rossa, il colonnello ci osservò, con la faccia di cartone, si toccò la fronte, molto lentamente, aprì le mani e, indicando quegli uomini piccoli disse a bassa voce: “Questo è l'orrore”.
Ho raccontato il sogno a Marco.
Non ha detto niente. Solo che gli ricordava qualcosa. Magari un libro.
Non leggo libri ho detto io.
Allora un film.
Non ricordo film con colonnelli che raccontano l'orrore e fiumi che diventano lingue di fuoco.
E' una metafora, ha detto Marco.
Una metafora.
Il fiume, una lingua rossa. L'orrore.
Adesso che ci penso. Dentro il sogno c'era anche un odore. Odore forte. Come di benzina. Di qualcosa che bruciava. Poteva essere una guerra. Come un film.
Poteva essere una metafora.
Ne parlerò con Margherita.
VII
Ho fatto un sogno. Marco dice che è una metafora. Un fiume rosso. Forse sangue. TVMB Fran Tu dove eri? Dentro il fiume? Eri solo? xchè non chiami? Marghy :- ) In canoa. Vicino a una torre. Con Marco, Antonello uno di Mogoro e il colonnello. Non posso chiamare. : - ( Come è finito il sogno? Domani vado da Federica per il lavoro. Poi ti faccio sapere. Penso sempre a qcg….. Il colonnello diceva che quello era l'orrore. Marco parla di Metafora. Io non ho capito. Guarda che Federica racconta palle. Anche io penso sempre alla tbf…. ciao Ma ti sei sognato Marlon Brando? Che cazzo mi racconti? Per Fede non ti preokkupare. Tutto ok. Come Marlon Brando? Non capisco. Ti ricordi Apocalipse now? Il film con Marlon Brando? No. L'abbiamo visto? Insieme? Boh. Che significa? Era un film metafora? parlane con Marco. Ho finito la scheda. Ultimo sms amore. Smack. ( ! ) - ( ! ) Le mie che aspettano.
Ciao. Ci sentiamo domani. Dopo le sette italiane. Stai in campa. OK? Smachk. °!° Il mio, che saluta…. C'è una canzone che mi porto dentro. E' quella di Francesco De Gregori (il principe) che ricorda un vecchio gioco nobile ormai decaduto: quello del calcio.
Di calcio ne avevoo già parlato nel racconto "l'attimo dell'anima" e, in quel racconto c'era sempre Gianfranco Zola. Ecco, che ritorna in un nuovo e strano scenario.










