Signor Presidente del Consiglio, ho letto con molto interesse l’intervista apparsa sul quotidiano L’Unione Sarda (10 gennaio 2009) e vorrei porle alcune domande semplici ed ingenue, in quanto anche io, come Ugo Cappellacci, non sono un professionista della politica e provengo dal mondo del lavoro (inciso piccolo piccolo. Ma lei, è da considerare tra i professionisti o tra quelli come noi, dilettanti?) Dunque, ho scoperto che lei è innamorato della Sardegna, e che intende trasformarla nella più grande oasi ambientale.
Sogna – e questo è bellissimo, mi creda – “un ambiente che possa produrre grandi opportunità di occupazione. Sogno una Sardegna verde che elimini anche i pericoli della desertificazione ricostruendo quella splendida macchia mediterranea devastata in questi anni dalla piaga degli incendi” Mi permetto (e mi scuso) di virgolettare quanto lei afferma perché lei è un vero professionista della smentita ma che dovrà fare verso l’Unione sarda e non nei miei confronti che non sono un professionista della politica e provengo dal mondo del lavoro.
Ora, quello che lei racconta è davvero meraviglioso – beatiful oserei dire – ma, proprio qualche attimo prima, nella stessa intervista (che può senz’altro smentire, ci mancherebbe) affermava, a proposito di Sardegna che rischia di diventare la terra delle cattedrali nel deserto che: “il mio passato governo, con la giunta Pili, firmò con l’Eni e i sindacati una accordo di programma quadro sulla chimica con uno stanziamento di oltre 600 miliardi di vecchie lire. Soldi veri, (che significa soldi veri? Perché solitamente i suoi soldi non sono veri???) che Prodi e Soru hanno reso inutili bloccando progetti e lo stesso rilancio della chimica.”. Signor Presidente ci faccia capire: lei è per un ambiente sole, mare e mandolino (launeddas, Presidente, launeddas) oppure per salvare le cattedrali nel deserto?. E ancora, come si coniuga questo grande amore per la natura, per il mare, il sole, la bandana, le donne gli amor con la certezza che se vincesse Cappellacci la prima cosa da fare è quella di eliminare tutte le leggi che Soru ha promulgato contro la cementificazione delle coste, contro i poveri ricchi?
Signor Presidente, io non sono un professionista della politica e provengo dal mondo del lavoro ma non sono così ingenuo e di gente come lei, che è venuta dal mare, da queste parti ne abbiamo conosciuta tanta. Infatti, ci teniamo dentro un vecchio proverbio che io, testardo, ho imparato a memoria : “Furat chie furat in domo e chie benit dae su mare” (Ruba chi ruba a casa sua e chi viene dal mare).
Signor Presidente, mi creda, non è il caso di suggerirci le leggi da abrogare o promulgare né cosa dobbiamo fare della nostra terra. Ci pensiamo da soli. Capisco che lei vorrebbe un’isola di plastica, cotonata, gonfia di ormoni, sudori acidi e sogni da regalare. Capisco che non si rende conto quanto la crisi sia vicino nelle nostre case, capisco che Lei, da buon professionista della politica, munga le mammelle della demagogia spicciola ma, mi creda, noi sardi ingenui e puri non prendiamo lezioni da nessuno. Neppure da chi vuole un’oasi naturale, colorata artificialmente e magari senza giudici e tribunali. Signor Presidente del Consiglio, mi faccia dire un’ultima cosa: Soru è quello che ha imposto la tassa ai ricchi, quelli ricchi per davvero, Lei compreso. Il suo governo è quello che ha imposto la tassa di 50 euro per ottenere un permesso di soggiorno ad un povero extracomunitario obbligando ad una fideiussione di 10.000 euro l’immigrato che voglia aprire una partita IVA.
Direi che tra lei e Soru c’è di mezzo il mare. Per nostra grande fortuna.
Senza alcun rancore da un candidato non professionista della politica che proviene dal mercato del lavoro che Lei son sicuro che apprezza ma che, fra qualche giorno ritornerà al suo mestiere perché, mi creda, vinceranno gli altri, compresi i “falsi non professionisti” che Lei ha “democraticamente” imposto ai sardi. Ma non a me. Né a tanti altri. Almeno spero.
Ps: Domani, 11 gennaio 2009, è il decennale della scomparsa di Fabrizio De André. Uno che la Sardegna ce l’aveva dentro e l’amava davvero. Uno che aveva sguardi e rumori di vera libertà. Ed è bello stasera pensare che dove finiscano le sue dita, debba in qualche modo cominciare una chitarra. Signor Presidente. Lei disse un giorno (non so poi se ha smentito) che Gino Strada (il fondatore di Emergency) era un ragazzo con le idee confuse. Ecco, anche Fabrizio De Andrè aveva le stesse idee confuse a proposito di guerra, di amore forte e di fratellanza. Le stesse mie perdute e fortissime idee. Diverse da quelle di Apicella. Non dico migliori, per carità. Ma diverse senz'altro. Molto diverse.