“Scomparsi”
“Ma, in che senso scomparsi?”
“Non ci sono più. Ecco in che senso. In questo maledetto senso. Stamattina mi sono svegliato e il cielo era bianco. Ho pensato che fossero le nuvole a coprirlo per intero. Poi ho guardato il mio orologio e il quadrante era tutto bianco. Senza lancette. Il caffé bianco dentro il latte bianco, il mio pigiama bianco senza i pois che, fino a ieri, erano blu. Il mio cappotto era d'un bianco candido e il portafoglio e le scarpe e l'automobile. Anche le ruote. Tutto dannatamente bianco. O, al massimo un grigio stinto”.
“Siamo in preda ad un'epidemia”
“No. Ho provato a telefonare, ho alzato la cornetta e, solo con la memoria sono riuscito a comporre i numeri della redazione del giornale, della televisione. Niente. Nessuna epidemia. Mancano i colori”.
“C'è stato qualcuno che ci ha giocato questo scherzo. Proprio sotto Natale”.
“E con babbo Natale che non potrà consegnare tutti quei regali bianchi e quindi inutili e i nostri bambini che subiranno una grande crisi depressiva”.
“I nostri bambini. Che sono fragili. Che non gli si può dire che babbo Natale non esiste”
“Tutti quei regali: il trenino, il computer, l'iPod, il videogioco. Tutto cancellato, resettato”.
Potremmo provare a cavare l'inchiostro dalle penne stilografiche”
“Completamente bianco”
“I barattoli di pittura”
“Bianchi”
“I pastelli”
“Bianchi”
“I…..”
Bianco, maledizione. Come lo devo dire? Tutto bianco.
“Ma anche gli altri?”
“Gli altri chi?”
“Dico, anche gli altri uomini che non sono bianchi?”
“Certo. Almeno credo. Non ho visto neri che passeggiavano”.
“E' una loro vendetta”.
“No. Non credo. Non è un problema legato alla razza. Anche loro hanno figli che aspettano babbo Natale. Penso invece ad un attacco cinese. Ecco, cinesi o russi. Quelli del polonio. Hanno inventato magari una polverina particolare, un intruglio magico”.
“Siamo persone pragmatiche”
“Che crediamo nei sentimenti”
“Ma non nelle polverine magiche e in re Artù”
“Una soluzione ci deve pur essere. Forse sono gli iraniani o gli afgani, gente senza democrazia”.
“Magari se avessero colorato tutto di rosso, sapremo subito a chi rivolgerci”.
“Invece bianco”
“Già. Ma come possiamo ritrovare i colori?”
“Un'idea ce l'avrei”
“Dimmela allora. Se riuscissimo a risolvere questo grande enigma che so, magari diventiamo ricchissimi, osannati, premio nobel per la fisica, l'astrofisica, la cibernetica”
“La numismatica”
“Non dire fesserie”
“Penso che dovremmo riflettere. Perché tutto bianco?”
“La purezza”
“Non credo. Troppo semplice. Bianco per nascondere le spigolature o per eliminare il rosso o il nero o i colori forti che ci fanno paura.”
“Dentro un bianco intenso potrebbe nascondersi la luce”
“Potrebbe. Ma non è così”
“Il bianco come unico modello di castità”
“O di nuova pulizia”.
“Per cancellare gli orrori e gli errori. Come una grande gomma. Bianca. Per costruire un on luogo. Dove ci stiamo arenando”
“Magari, domani ci sveglieremo e non avremo più parole”
“Magari………”
……
C'era un silenzio forte, intenso.
Bianco.
Si respirava il rumore della polvere che, lentamente si dipanava e asciugava le narici. Gradualmente, dentro un bianco inenarrabile, immacolato, denso, condensato, si scorsero i contorni di qualcosa di dipinto, di vivace. Qualcosa che non era quel solito e infinito bianco che ci avvolgeva ormai da giorni e che ci aveva risucchiato le parole.
Un puntino irraggiungibile dentro un orizzonte segnato da una lunga linea bianca.
Il puntino era lì, a raccontarci che i nostri occhi, senza più colori, senza più la gioia di poter miscelare i contorni, senza più nessuna possibilità di amare i dipinti di mille anni, da Michelangelo a Picasso a Matisse, potevano soltanto “non vedere”. Eravamo riusciti, in un attimo, a cancellare tutto. Depennare la memoria, dipanare le sfumature e giungere ad una stessa e unica conclusione di una visione globale: tutto è terribilmente bianco.
Tranne quel piccolo puntino che avanzava da lontano e elargiva piccole speranze a chi voleva ancora dipingere il suo mondo. E, a guardarlo bene, si distingueva una striscia blu e sotto una celeste e sotto ancora una striscia verde e ancora una striscia gialla e arancione ed infine rossa. Con il contorno di un piccolo bambino che faceva svolazzare questi colori.
Si sentiva un rumore dolce ed immenso. Quei colori, seppure lontani, incerti, confusi, distanti, qualcosa potevano e dovevano pur significare.
Per chi sapeva andare oltre l'orizzonte.
“Vedi niente?”
“Tutto bianco”
“Eppure sento che i colori, da qualche parte si sono nascosti”
“O li hanno nascosti”
“Ecco, questo è il problema”
“C'è solo un bel silenzio”
“Silenzio di pace”
“Si. Di pace”
“Proviamo a raggiungere quel puntino?”
“Ma è lontano”
“E' colorato”
“E' la nostra ultima speranza?”
“ Direi che è una buona occasione per colorare il mondo ”
“Proviamo ad abbracciarla”.
NATALE 2006 – BUONA PACE A TUTTI









