La zona grigia. Un libro che fa discutere.
Un libro che fa discutere
Mercoledì 23 novembre 2005
G iancarlo Bussi, ingegnere della Ferrari, viene rapito a Villasimius nell'ottobre del 1978. Non torna a casa, né viene ritrovato il cadavere. Alla famiglia sarà negato perfino il diritto di piangerlo su una tomba. È storia vecchia, sepolta insieme ai faldoni di una maxi-inchiesta giudiziaria che agli inizi degli anni '80 sfociò in un processone con un centinaio di imputati. Preistoria della giustizia-spettacolo. Giampaolo Cassitta, direttore dell'area pedagogica del carcere di Alghero, ha riesumato la vicenda per accendere i riflettori sui tormenti di uno dei condannati, Agostino Mallocci (allevatore di Sinnai). Ed ecco riaffiorare nelle pagine dell'indagine mille interrogativi che - al momento della sentenza in nome del popolo italiano - restano impiccati. A leggere La zona grigia (Condaghes editore, 183 pagg, 14 euro) il timore che sia stato preso un granchio prende corpo in maniera inquietante. Inutile riferire i dettagli, i tempi, le testimonianze, i vuoti e le contraddizioni che spalancano una voragine di dubbi. Bisogna leggere leggere leggere per capire come e quando la giustizia riesce a finire in cunetta. Per scrivere il libro, Cassitta ha fatto riferimento agli atti ufficiali, ad articoli dell'epoca, al minuzioso e certosino dossier di Sebastiano Lai (Il sequestro di persona in Sardegna, edizioni Solinas) e all'impreciso, banale e pressapochista libro di Pino Scaccia (inviato del Tg1) sul caso Lombardini. Sul magistrato che si uccise a Cagliari subito dopo essere stato interrogato da cinque suoi colleghi arrivati appositamente da Palermo per indagare sui retroscena del rapimento di Silvia Melis, la mano di Cassitta si muove per luoghi comuni, rispolvera vecchie etichette giornalistiche ma non riesce ad offrire un ritratto profondo di un uomo tutt'altro che pacificato: con se stesso e col suo lavoro. Lombardini (e non solo) viene raccontato utilizzando un linguaggio televisivo da noir, alla Lucarelli per intenderci, con pause studiate e ripetizioni ossessive che dovrebbero servire a enfatizzare i concetti. Un esempio aiuterà a capire. Nessun contatto. Silenzio. Struggente. Terribile. Nessun contatto. Nessuno. Alzi la mano chi ritiene che ci sia un'overdose di capoversi. E Lombardini, come credete che si sia ucciso? Un colpo. Secco. Unico. In bocca. Magnum 357. Come un vero sceriffo. Questo registro di scrittura, che a tratti ricorda quello dei refrain musicali, dovrebbe avere l'obiettivo di sottolineare con maggiore incisività. Il risultato, come spiega molto bene Calvino nelle Lezioni americane, è esattamente l'opposto e fa perdere invece credibilità e autorevolezza. Peccato. Peccato perché siamo davanti a un lavoro serio, ad un affresco con tinte accese della Superanonima e dei suoi protagonisti. C'è anche - salvo le fasi lucarelliane - una bella ricostruzione del clima investigativo, del far west criminale di allora, della stagione più lunga e sanguinaria dei sequestri in Sardegna. E Mallocci? Come accade spesso nelle avventure di tanti poveri cristiani, finisce per sembrare un birillo, un bersaglio (facile e mobile) nel poligono di tiro di una giustizia che spesso marciava con la grazia d'uno schiacciasassi. G. Pi.