Si difenderà, dovrà farlo, come un padre che difende sempre il proprio figlio: con amore, con forza, con decisione, con risolutezza, ma con grande parzialità. Lui si difende e difende anche il reato ed è un racconto figurato di situazioni, di costrizioni, di vittimismo, di poca propensione a voler considerare la vittima del reato come una persona offesa, distrutta, inerme.
“Sono stato costretto, gli amici, la voglia di fare qualcosa di nuovo, poi mi dicevano che non c'erano rischi, che a nessuno sarebbe stato fatto del male. Ho pensato, sì ho pensato per qualche attimo che fosse qualcosa di brutto, ma è stato un attimo. D'altronde si trattava solo di uno scambio, di soldi – il padre poi i soldi li aveva ed io sapevo come li aveva fatti, fatti male, mi creda, mica onestamente – non si fanno i soldi onestamente – si trattava di pochi giorni – il padre invece, si è dimostrato senza cuore – no, non noi, noi siamo stati costretti – io un cuore l'ho sempre avuto, cosa crede? – Non è questo il problema – bastava pagare – l'abbiamo trattato bene – non siamo bestie, il nostro è stato un sequestro serio, difficile ma serio – sì, ho pensato anche all'eventualità che potevamo essere arrestati, ma mi creda, è stato un attimo – non credevo ad una condanna a trent'anni – mica lo abbiamo ammazzato – sì, lo so, ha ragione, è un reato molto brutto, se fosse successo a me? – E perché mai mi dovrebbe succedere? – Non sono ricco io – i miei figli non hanno soldi – quelli del sequestro? Tutto agli avvocati”.
(Giampaolo Cassitta, dal libro Asinara, il rumore del silenzio, FRILLI EDITORI, prima edizione luglio 2001)









