Vorrei parlare di vita e di morte. E vorrei parlarne in maniera meno didascalica degli ultimi terribili giorni dove, la miseria e la bassezza di certi politici, hanno sciupato questo contrasto millenario che ci accompagna e che, probabilmente ci accompagnerà per sempre. Neppure la Chiesa ha la verità sul bianco e il nero, sulla vita e la morte, su cio che ha realmente inizio e su ciò che ha realmente fine. Possiamo dunque dentro la nostra sete di sapere provare a trovare piccoli sotterfugi alla vita e alla morte ma non potremmo, in nessun modo, trovare la soluzione vera, quella che tutti vorrebbero conoscere. Tutti tranne qualcuno. Capisco, davvero, che la materia è diventata pelosa, che tutti ne parlano e che, probabilmente Eluana, la povera Eluana, rappresenta metaforicamente il dito e la conquista dello Stato in maniera antidemocratica è invece la luna, il vero obbiettivo. Certo, capisco tutto questo e comprendo anche, da piccolo politico di periferia, che questo novello Bonaparte tenta di nascondere la sua Waterloo per parlare d’altro, spostare l’asticella sempre più in alto nella consapevolezza che non riuscirà mai nessuno ad andare oltre con un semplice salto e, pertanto, sarà accusato l’arbitro di non aver sistemato bene l’asticella. Io so tutto questo e lo so (come ben ricorda Pasolini) perché sono un intellettuale che legge sottotraccia le mosse politiche e le strategie di certi tristi personaggi. Ma non credevo, davvero, che si potesse speculare su due argomenti così difficili, cosi alti, cosi intimi, come la vita e la morte. In ogni cultura esistono, da millenni, dei culti incontrastati e incontrastabili sulla vita e sulla morte. Sono la contrapposizione umana, sono l’alfa e l’omega, sono pulsazioni forti che fanno vacillare interi popoli, intere generazioni. Non ho mai visto nessuno intromettersi in maniera così invasiva come ha fatto in questi giorni Silvio Berlusconi, commentare in maniera poco etica una scelta che lacera le coscienze, che indurisce le lacrime e che si porta dentro molte domande e pochissime risposte epperò rimane altamente rispettabile decidere di dar corso a ciò che, probabilmente è giusto sotto un profilo fisico e filosofico e magari non lo è sotto un profilo religioso, certo. Questo lo comprendo. Ed allora io mi chiedo (e me lo chiedo da credente laico) come può uno Stato estero (in questo caso il Vaticano) intromettersi dentro questa storia così solitaria, così minimale, così unica? Oppure, per dirla meglio, come può il Vaticano non intromettersi dentro analoghe storie sparse dentro tutta questa terra? Chi decide l’importanza della vita e della morte? Quanto vale la vita di un operario non assicurato, che cade da un’impalcatura? Cosa ha fatto Silvio Berlusconi affinché questo non accadesse? Quale decreto ha depositato davanti al Presidente della Repubblica? Quanto vale la vita di un poliziotto, di chi denuncia i camorristi, i mafiosi? Cosa ha fatto Silvio Berlusconi per garantire la vita a chi oggi non può più parlare? Che numero porta il decreto legge per salvaguardare la vita di Saviano e di chi quotidianamente combatte e denuncia i corrotti e i delinquenti? Ecco. Ho un grande rispetto per la vita, per tutte le vite che ci girano attorno. Perché tutti respirano e tutti hanno il diritto di farlo. Ma ho anche un grande rispetto della morte e della pietà. Faccia il Presidente del Consiglio un passo indietro e dica che su queste cose non si scherza e che da oggi si occuperà di cose di basso profilo come, per esempio, la cassa integrazione per i lavoratori che respirano sempre più piano (il diritto alla vita presuppone, almeno per me anche la qualità della vita) si occuperà di precariato (il diritto alla vita si misura anche con il diritto di poter avere un figlio e mantenerlo, per quelle giovani coppie senza lavoro e senza abitazione e con un futuro dall’ossigeno denso) si occuperà di anziani non costringendoli a restare soli e abbandonati, perché il diritto alla vita passa anche per un diritto sacrosanto ad una vita degna e si occuperà di mantenere alta la bandiera del laicismo in un paese bacchettone ed impaurito che è costretto a nascondersi dentro le preghiere di Radio Maria e dentro i proclami di un Presidente del Consiglio che non rispetta neppure la religione per cui accampa crediti e spera di poter essere accolto, un giorno, davanti all’altare per poter ricevere la santa comunione. Ha scomodato molti vescovi sull’argomento e tutti hanno nicchiato. Presidente se non riesce a cambiare la costituzione italiana provi a cambiare le regole del cattolicesimo: faccia un decreto urgente per ricevere l’ostia. Per quanto possa essere blasfemo è meno pericoloso dei suoi discorsi sulla vita e sulla morte. Dare un’ostia a un divorziato è, per me, un piccolo peccato veniale.
Certo che, a otto giorni dalle elezioni, parlare di vita e di morte è davvero poco edificante, ma di che dobbiamo parlare? Della strada a quattro corsie che da Sassari doveva raggiungere Olbia entro il 2009, per i lavori del G8 con i fondi stanziati dal Governo Prodi (520 milioni di euro) e che Berlusocni (ancora lui…..) ha brillantemente scippato e adesso quella strada non si fa più? E quelle croci che continueremo a seminare sulla vecchia strada, caro Presidente del Consiglio da che parte le dobbiamo accantonare? Non fanno parte anche loro del grande discorso della vita della morte? La quattro corsie non ci sarà, soldi destinati al pacchetto salva crisi (ma come? la crisi? Qui, dalle nostre parti tutto va bene madama la marchesa, solo Eluana ha un’urgenza decretabile in questi giorni) e Berlusconi, fortemente addolorato stasera, per il fine settimana, sbarca in Sardegna per la campagna elettorale. Lui arriva con aerei privati e non passa per la Sassari Olbia. Questo è colui che appoggia il candidato fantasma Cappellacci.
Mi vengono in mente solo piccoli versi che con la lievità che mi contraddistingue dolcemente vi regalo. Sono tratti dalla raccolta “La religione del mio tempo” di Pier Paolo Pasolini e, in questi momenti “bassissimi”, sono davvero significativi.
Al raffinato e al sottoproletariato spetta
la stessa ordinazione gerarchica
dei sentimenti: entrambi fuori dalla storia,
in un mondo che non ha altri varchi
che verso il sesso e il cuore,
altra profondità che nei sensi.
In cui la gioia è gioia, il dolore è dolore.
Ecco, mi sento un raffinato sottoproletario completamente fuori da questa terribile farsa. Che non è storia. Non può esserlo e che non dobbiamo continuare ad alimentare. Grazie Presidente Napolitano per aver ricordato che questo, dove viviamo è uno Stato laico con una bellissima costituzione da difendere. A tutti i costi. Anche da Consigliere della Regione Autonoma della Sardegna.