E alla fine ho conosciuto Tonino Di Pietro. Di persona personalmente, come direbbe il buon Catarella. L’uomo è una vera forza della natura, è esplosivo, sanguigno, mattatore, sa stare con la gente e sa parlare alla gente. Quella gente che ieri lo aspettava a Sassari, Por Torres e Alghero. Mi ha impressionato una cosa, un difetto che ho anche io. Di Pietro è estremamente puntuale. Ha cominciato i tre incontri esattamente alle 12.00, 15.00 e 17.00. Tanto che, soprattutto ad Alghero, molte persone sono arrivate alla spicciolata durante il famoso quarto d’ora accademico che, per Di Pietro non esiste. Ha poi spiegato perché ci “conveniva” votare Soru e, soprattutto a Alghero, dove potevo osservarlo più da vicino, essendo sul tavolo della presidenza insieme a lui, è riuscito ad essere convincente. Molto convincente. E’ stato un ottimo difensore di Soru perché, lo ha ribadito nei tre incontri, “è uno che mantiene la schiena dritta”. Ecco, questa è la frase simbolo, la chiave di volta di tutta la campagna elettorale. La schiena dritta. Lo scrivo ormai da giorni che non bastano i programmi patinati (a proposito, avrei voluto parlare dei costi di questa campagna elettorale ma lo faro, quasi sicuramente domani) non bastano i proclami, le promesse, occorre non essere servi, mantenere la schiena dritta. Non possiamo, dunque stare dalla parte di Berlusconi perché un presunto sardista (ma che c’azzecca, direbbe Tonino) si avvicina e gli regala la nostra bandiera. E sottolineo nostra, di tutto un popolo. Un vessillo è come un totem, appartiene a tutta la tribù e non si regala. Non si baratta. E’ stato uno dei momenti più bassi e vili di questa campagna. E non ci si inchina, cari Monsignori ad un sorridente Presidente del Consiglio che sfacciatamente usa il profilo istituzionale per fare i propri comodi. “Lo conosco bene” ha ribadito di Pietro. Lo conosciamo bene anche noi, se è per questo. Mantenere la schiena dritta è un ottimo motivo per votare Soru, ma è anche un valore aggiunto per votare Italia dei Valori.
Mi è piaciuto, infine, il contatto con la gente. E’ stata, per me, la prima e vera esperienza “politica” da candidato e, devo dire che, a parte un’ansia situazionale dovuta all’attimo in cui dovevo prendere la parola, dopo sono riuscito a rilassarmi e a guardare chi avevo davanti. E ho visto occhi che sapevano scrutare, attenti, vogliosi di speranza, avevano la necessità di essere, in qualche maniera protagonisti. Una signora, alla fine dell’incontro mi ha avvicinato e mi ha chiesto di protestare perché la nota “radio Maria” attraverso un suo conduttore, un prete, continuava a parlare male Di Pietro e della sinistra in genere. “Non è giusto” ha detto la signora. Non è giusto ho ribadito io. In un paese normale questo non sarebbe permesso. Ma in un paese normale non ci sarebbe bisogno, come ha sottolineato Di Pietro, dell’Italia dei valori. Questo, infatti, non è un paese normale.