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commenti sul libro asinara il rumore del silenzio

commenti sul libro asinara il rumore del silenzio - il sito di Giampaolo Cassitta
il primo libro pubblicato. Ecco i commenti dei numerosi lettori
mariantonietta ziccky (13-03-2007)
Quando le cose si scoprono per caso hanno il gusto della freschezza. Come questo primo libro di Cassitta, letto dopo "il giorno di Moro". Scopro, dunque, che il nostro autore è anche finissimo poeta, che regala visioni dolcissime dentro queste pagine e non è solo un giallista noir niente male. Per dirla con lui (che ama le citazioni musicali) questo libro è legato, essenzialmente ad un motivo: "le discese ardite e le risalite". Bellissimo.
Voto: 5 / 5
firoenza (17-02-2007)
Mi hanno regalato il libro per san Valentino e credevo parlasse di una storia d'amore (anche il titolo sembrava potesse riportare a questo). Leggendolo ho capito che era davvero una bellissima storia di un amore intenso, forte, sconvolgente che l'autore ha con l'Asinara. E' il più bel regalo che ho ricevuto dal mio fidanzato e ho subito ordinato una copia per regalarlo a mia cugina. Bravissimo e .... grazie di avermi fatto innamorare sempre di più della mia terra (sono sarda, ma non ho ancora visto l'Asinara. Giuro che lo farò al più presto).
Voto: 5 / 5

marella (25-07-2006)
Il libro è dolce e ha il rumore del mare più che del silenzio. Decisamente forte la storia del brigatista (poi ho scoperto che l'autore ha scritto anche un libro sull'omicidio di Moro o qualcosa del genere). Bella narrazione anche se... beh... insomma.... manca un pò la trama. ma si lascia leggere.
Voto: 4 / 5

serenella78 (11-12-2006)
E' uno dei libri più belli e forti che mi sia mai capitato di leggere. Altissima la prosa (che rasenta la poesia) bella la figura del detenuto (direi bellissima quella dell'educatore ma anche quella dell'agente). Mille emozioni e sussulti cosparsi dentro una trama lieve, che cammina quasi sospesa. Un libro che è un lungo abbraccio per un'isola dura e lontana. Da regalare per Natale.
Voto: 5 / 5

marco giustini (21-03-2006)
Non male. Ben scritto indubbiamente, anche se risente di alcune frasi retoriche e troppo pensate. Bella la storia del detenuto, un pò più blande e scontate quelle dell'educatore e del poliziotto. Quest'ultimo poi un pò troppo "colto" e poco aderente alla realtà. In definitiva, un bel libro sul carcere da chi il carcere lo conosce ed è riuscito a raccontarlo.
Voto: 4 / 5

francesca sireni (30-11-2005)
Il libro ti trasporta dentro un mondo che, apparentemente è duro, perchè il carcere (almeno io credo) è molto duro. Cassitta riesce invece a cambiare le regole del gioco e i tre personaggi, in un profondo nichilismo, si muovono con una rarefattezza unica, dolcissima. Sembrano lievitare. Ottimo romanzo, può solo migliorare.
Voto: 5 / 5

marisa cozzili marcos65@tin.it (01-08-2005)
veramente un bellissimo libro. Complimenti all'autore. Ho visto il suo sito e ho scoperto che ha scitto altri libri che acquisterò zenz'altro. Questo è stato fantastico. Ho imparato davvero tanto sul carcere, sull'umanità e sulla dolcezza. E' un libro leggerissimo, che ti trasporta dentro un silenzio denso, forte, fatto di piccole parole che Cassitta riesce a plasmare. Lo consiglio a chi vorrebbe intraprendere un viaggio e chi vorrebbe conoscere unostrano carcere. LAsciatevi accompagnare da Cassitta-Caronte. Lo sa fare in maniera minimale, ma il racconto e la storia ti restano come attaccate in maniera indelebile. La pagina più bella è quella legata al mancato permesso per il detenuto. Una scrittura e una partitura altissima. Molto musicale. Il libro è musica.
Voto: 5 / 5

armando viezi arvier@tin.it (14-06-2005)
Bello, amnche se, in molti casi troppo scontato. Si legge bene e si capisce il carcere. Il secondo (che sto leggendo) mi sembra più bello.
Voto: 4 / 5

francesco biscioni biscio@tin.it (17-12-2004)
ho scoperto il suo sitooooo www.giampaolocassitta.it ciaooo
Voto: 5 / 5

fabiana zeri (28-08-2003)
posso dire solo tre parole? E' semplicemente bellissimo. Aggiungo solo:grazie per le emozioni che questo libro è riuscita a darmi.
Voto: 5 / 5

andrea persici perand@virgilio.it (03-07-2003)
Devo ammettere che il titolo sembrava interessante ed intigrante. Ma, incredibilmente, il libro è molto più bello, impreziosito dalla introduzione del giudice Caselli. Un viaggio tra inferno e paradiso, l'apologia del viaggio nell'anima. Un libro veramente bello e scritto in maniera magistrale.
Voto: 5 / 5

antonella (13-05-2003)
Ho avuto modo di conoscere l'autore nella trasmissione "cominciamo bene" di rai 3 lo scorso 7 maggio. E' bravissimo e sa parlare come sa raccontare. I due libri sono infatti bellissimi.
Voto: 5 / 5

antonello basso (31-10-2002)
Non conoscevo l'esistenza di questo libro che ho scoperto nel mio viaggio in Sardegna. Il titolo mi ha colpito e l'ho letto. Devo dire che inizialmente ero piuttosto riluttante (i libri sul carcere sono sempre molto retorici) invece ho scoperto un mondo che non conoscevo, che non sapevo potesse esistere e soprattutto ho conosciuto il carcere fotografato da tre persone che il carcere lo vivono davvero, seppure in maniera diversa. Semplicemente bellissimo, anche se con qualche concessione barocca, ma ho potuto vivere le sensazioni e le emozione che l'autore aveva dentro. Chiaramente dopo questo libro (ero in zona) mi sono recato all'Asinara. Una piccola delusione. Le guide turistiche non sono all'altezza della situazione e tutto mi è sembrato più triste. Sarebbe bellissimo se ci fosse una sota di racconto dei luoghi della memoria così come descritti magistralmente dal libro.
Voto: 5 / 5

marinella serri mariseri@tin.it (26-09-2002)
per essere il romanzo d'esordio è un buon esordio. Gioca molto con i sentimenti e forse si aggrappa troppo ai sentimentalismi. Non so se il carcere sia poi così sempre colorato ma, aldilà di questo è scritto con rara maestrìa, bello o addirittura bellissimo in certi frangenti. La figura più bella? Quella del detenuto. Si vede che chi scrive conosce bene gli uomini. Complimenti
Voto: 4 / 5

fernanda peirotti ferpe@supereva.it (01-02-2002)
non sono d'accordo su come qualcuno ha trattato questo libro che è semplicemnte bellissimo. Io l'ho acquistato per caso in Sardegna e dopo averlo letto tutto d'un fiato (e questo non vale per tutti i libri) sono andata a visitare l'Asinara da Siniscola dove mi trovavo. Ne è valsa la pena. Cassitta racconta in maniera sublime i colori dell'isola che è bella di per sè, ma anche maledetta, così come quando ho visto Fornelli sono subito andata a ricordare la figura di Ugni, il suo pestaggio, la sua cella. Vi giuro, mi sembrava di essere in un film. Circa poi il gioco di Baricco, non sono molto d'accordo, aldilà di oceano mare, dove Baricco gioca con le parole, in seguito cambia assolutamente stile e questo libro non è paragonabile a nessun Baricco. Ci vedo invece e sono d'accordo, un pò Sepulveda anche perchè l'Asinara è un pò il mondo alla fine del mondo. Grazie Cassitta e complimenti. Io direi di continuare, magari con altri episodi accaduti sull'isola.
Voto: 5 / 5

antonello marischelli marche84@tin.it (23-01-2002)
no. non ci siamo. Non mi è piaciuto, perchè, paradossalmente è troppo piacione. Tutto troppo bello, tutto troppo scontato. Il carcere è un'altra cosa. Io lavoro in una comunità e ho sentito diversi detenuti ex tossicodipendenti che mi hanno raccontato cosa è il carcere. Del libro, di cui salvo la scrittura (cassitta è bravo, questo occorre dirlo) salvo solo le pagine del pestaggio ai detenuti: quella è la realtà. La figura dell'agente di custodia è decisamente stucchevole. Se è vero che l'autore ha trascorso 13 anni all'Asinara, ci faccia capire cosa è relamente successo in quegli anni. O lui dormiva? Ritengo che se dibattito intorno a questo libro e al carcere ci deve essere, deve partire da questo presupposto.
Voto: 1 / 5

marzia gersi (22-01-2002)
Ho avuto modo di acquistare il libro dopo aver letto le recensioni. Intanto quanta fatica per trovarlo. Comunque ne valeva la pena. E' un libro decisamente singolare, poetico, dove il rumore del silenzio si sente. E' vero c'è un pò oceano mare, ma solo un pò. Ho trovato invece alcune cose che ricordano Sepulveda (almeno il primo e dolcissimo Sepulveda) e soprattutto ho trovato un grosso attaccamento alle radici e alla terra. D'accordo sulla figura del detenuto. E' probabilmente quella meglio riuscita. Complimenti anche all'editore. Bella veste grafica. In via definitiva un libro da consigliare (se avesse un pò più di visibilità e pubblicità non sarebbe male).
Voto: 5 / 5

antonio tersi anter@yahoo.it (18-01-2002)
devo confessare che a me piacciono i gialli e pertanto ero convinto che questo libro parlando di carcere raccontava qualcosa tipo guardie e ladri. Ho trovato invece un libro un pò difficile e ricercato e sinceramente seppure bello, mi sembra non ci sia trama. Mi è piaciuta solo la figura del detenuto, per il resto manca il finale
Voto: 3 / 5

lorella marchi marloreçyahho.com (15-01-2002)
Piccolo libro e grande progetto. Mare che appare subito protagonista (tanto che ricorda, per certi versi Oceano mare di Baricco). Scrittura dolce, forse a volte troppa enfasi narrativa ma la stoffa c'è. Bello come credo sia bella l'Asinara. Da leggere durante le vacanze magari in Sardegna
Voto: 4 / 5

antonello steri antster@tin.it (15-01-2002)
Allora, io ho letto il libro, mi sono letto la recensione di borachhiello e ho visto la presentazione del libro ad Alessandria. L'autore mi ha convinto e pertanto ho deciso di acquistare il libro, anche se, devo dire, molto titubante. Mi devo ricredere. I piccoli autori crescono e questo libro è semplicemente favoloso. Fa il verso a Baricco, ammicca De Carlo, gioca con Pasolini, concede sprazzi di Saramago sulla bellezza e l'attenzione del viaggio, ricorda il primo Sepulveda quando sapeva curiosare e raccontare piccole storie. Mi è veramente piaciuto. Bravo Cassitta
Voto: 5 / 5

antonella renti antren@libero.it (10-01-2002)
semplicemente favoloso. Ti porta dentro un mondo sconosciuto in maniera delicatissima. Mi ha fatto venire voglia di visitare l'Asinara. Ma è possibile contattare l'autore? Chi conosce la sua e-mail?
Voto: 5 / 5

michela mea michela_mea@tiscalinet.it (08-01-2002)
ero in vacanza in sardegna e ho visto questo Libro: devo dire che non sapevo niente di carcere e mi sono convinta ad acquistarlo per il titolo (belo). Leggendolo ho scoperto una freschezza nuova nel panorama degli scrittori e sinceramente mi è piaciuto, tanto che l'ho regalato ad una mia amica. Unico dubbio:il finale. Poteva fare di più.
Voto: 4 / 5

giovanni randi giovanni.randi@tinit (07-01-2002)
bello. Semplicemente. Io non avevo idea di cosa fosse il supercarcere dell'asinara e leggendo questo libro mi sono ricreduto su molti luoghi comuni. Originale l'idea del racconto a tre voci e il detenuto è quello più bello
Voto: 5 / 5

salvatore spina marcloud@tiscalinet.it (20-12-2001)
un libro che regala pura poesia. Peccato che le grandi case italiane non riescano da tempo a pubblicare libri del genere. Racconta il carcere in una maniera sublime e i tre personaggi te li senti nella pelle. Bravo. Quando sarà scoperto da altre case più famose?
Voto: 5 / 5

assunta borzacchiello s.borzak@libero.it (19-12-2001)
Il viaggio, il mare, la solitudine e tre destini che si incrociano su un’isola, l’isola penitenziaria per eccellenza: l’Asinara. Si può amare un’isola come questa, arida e crudele dove la natura sembra prendersi gioco delle vite che la abitano? Il maestrale, il libeccio, le pecore, quei bianchi caseggiati che sono lontani dal mondo e che creano un carcere nel carcere, dove tutti diventano prigionieri, non solo i detenuti, fanno da filo conduttore al racconto di tre vite che per caso o per necessità si incontrano in un luogo dove il contatto con il mondo è affidato al volere del mare. Giampaolo Cassitta conosce bene l’Asinara, vi ha lavorato come educatore dal 1985 al 1998 e dell’isola ha imparato a conoscerne la durezza, ma ha imparato anche ad amarla, nonostante la natura selvaggia del luogo sembri restia a farsi amare. Il libro di Cassitta è la storia di tre uomini: un educatore, un agente penitenziario e un detenuto, che hanno vissuto all’Asinara per oltre tredici anni. Per i primi due l’isola non è solo un luogo dove lavorare, così come per il detenuto - un terrorista condannato all’ergastolo - non è solo un luogo dove sconterà la pena inflittagli. L’isola diventa la metafora dell’esistenza, la dimensione dello spazio e del tempo che ogni protagonista misura, nella vita quotidiana, scandendo le ore della giornata, vivendo l’incontro con l’altro, con i colori e il mistero della natura. È nel silenzio e nella solitudine dell’isola che il dialogo interiore dei tre uomini diventa incessante, è un fluire di emozioni e di ricordi che diventa essenziale e non lascia spazio alla retorica dei buoni sentimenti, senza per questo trasformarsi in un atto d’accusa contro il "sistema". Tre uomini protagonisti nelle pagine di un libro scritto con tecnica cinematografica, una storia descritta con lunghi fuori campo e primi piani, che si alternano per comprendere il racconto di altre vite, come quella del vecchio Salenti. Calabrese, una condanna a trent’anni, dopo vent’anni trascorsi all’Asinara riceve la grazia e non riesce o non vuole capire perché lo Stato gli chieda di lasciare l’isola e il suo asinello Bobò, e in un dialetto quasi incomprensibile fa capire il suo dramma: "Iu, senza Bobò nun me ne vaggu, se lu statu ha liberato a mia pure Bobò deve venire". Scoprirsi scrittori in un penitenziario è esperienza piuttosto diffusa, e forte è il bisogno di raccontarsi e raccontare le voci, gli odori, i rumori, i colori per chi vive intensamente la realtà del carcere, ma il libro di Cassitta non è solo un libro di ricordi. L’Autore fa parlare in prima persona i tre protagonisti, e le parole si stendono come pennellate di colore che danno al lettore il senso di tre esistenze che si muovono in una dimensione forte, a volte allucinata, dove la comunicazione è interrotta. Il dolore della detenzione non è solo del detenuto, ma dell’agente, dell’educatore e tutti, ogni giorno, fanno i conti con la solitudine. C’è il giovane agente, un ragazzino che è nato in Sardegna e che non ha mai visto il mare: "D’altronde nella mia terra l’acqua ha fatto sempre lunghi complimenti prima di arrivare. Ero figlio di vecchie storie, antiche come i nuraghi, che affermavano categoricamente che questa era la nostra terra, la nostra vita: arida ma nostra". La sua è la storia di tanti ragazzi che sono scappati da un destino tracciato da altri, da ancestrali memorie, e che si ribella e fugge, ma quando è sulla nave che lo porterà a Genova, per raggiungere poi Cairo Montenotte, dove frequenterà il corso per diventare agente di custodia, deve combattere con la solitudine, il silenzio, l’incomprensione. La stessa solitudine che accompagna l’educatore, quando arriva in un mondo grigio e monocolore, il grigio del carcere, accolto con sguardi silenziosi e sospettosi: "Ho sempre vissuto dentro le tinte forti. Ho sempre odiato il grigio. È, essenzialmente, un non colore, un compromesso. Un gioco tra il bianco e il nero. La loro metà". L’educatore che veste come "uno di sinistra", quando la scelta ideologica era una scelta anche negli aspetti formali, e che si scontra con il detenuto, il terrorista che voleva cambiare il mondo con le armi. Roberto Ugni, "il politico", che si presenta al colloquio con l’educatore con addosso ancora i segni dei pestaggi e rivolge accuse pesanti e feroci al "fascista vestito da compagno", deciso a distruggere le certezze di quel giovane, che visto così "… era anch’esso figlio di questa storia perversa, nonostante la sua piccola età e quel presentarsi da compagno: camicione a quadri, pantaloni in velluto, quasi a mimetizzare ed apparire un prodotto della mia specie". Il dialogo, che l’Autore affida all’io narrante del detenuto, è tra le pagine più belle del libro, e il senso della differente scelta di vita dei due giovani è nelle parole dell’educatore, che così risponde alle provocazioni del politico: "Io non ho mai avuto certezze e non ho mai pensato a Lei, né agli altri, come a dei compagni che sbagliano. Ho ritenuto assurda questa lotta. Fin dal principio. Odio le armi e amo le parole. Le amo più di me stesso. È un errore, io non so quale sia la barricata e dove devo attendermi dei nemici. Ne ho da tutte le parti e forse, come dice Lei, sono troppo giovane per capire e capirci. Mio padre era un operaio, un piccolo e insignificante operaio con il quale non ho avuto l’onore di poter discutere ed incazzarmi. Lo avrei fatto volentieri. Avevo assoluto bisogno di un padre da amare e contemplare. Lui è morto sopra una maledetta ruspa mentre svolgeva il suo lavoro. Da operaio". Ed è proprio la figura del padre ad accompagnare lo svolgersi del racconto dei tre protagonisti. Il padre dell’agente, che non comprende la scelta del figlio e lo guarda con gli occhi stretti come fessure e lo saluta al porto: "Dovrai contare detenuti, come le pecore" sono le sue uniche parole. Il padre dell’educatore, operaio morto su una ruspa. Il padre del terrorista, che ha combattuto, ma dalla parte giusta "…il vecchio compagno, fermo nei suoi forti ideali, che aveva abbracciato il fucile per una causa giusta lui, adesso, attendeva un figlio perduto che aveva abbracciato fucili sbagliati e momenti inutili", il padre che non riuscirà a vedere mai più perché muore prima di poterlo riabbracciare, bloccato sull’isola dal mare in tempesta. Arriva il giorno della partenza. Per tutti. Perché l’isola-penitenziario "chiude", diventa parco nazionale. Partono i detenuti, partono gli agenti, gli uffici si svuotano. Sono passati molti anni dal giorno dell’arrivo, sulle strade sdrucciolevoli sfrecciano le camionette blu con la scritta polizia penitenziaria. Il giovane agente è diventato sovrintendente; il detenuto politico ha fili grigi sulle tempie e sulla barba, sempre fedele al patto che ha stabilito con se stesso, sconterà l’ergastolo, con dignità, senza sconti di pena; l’educatore si chiede come è stato possibile innamorarsi di quest’isola, pezzo di terra dura riarsa e senz’acqua. Il libro di Cassitta è il racconto di tre vite diverse e uguali, perché il dolore e la speranza appartengono a tutti. È un omaggio all’Asinara, che come una grande madre ha assistito silente all’intrecciarsi di tante vite, isole sull’isola e che è rimasta dentro, nel bene e nel male, a chi ha vissuto il suo abbraccio. -------------------------------------------------------------------------------- (Assunta Borzacchiello) Giampaolo Cassitta Asinara - il rumore del silenzio Fratelli Frilli Editori Prefazione di Giancarlo Caselli
Voto: 5 / 5


 

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