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che fine ha fatto Claudio Marceddu?

che fine ha fatto Claudio Marceddu? - il sito di Giampaolo Cassitta
Un'anticipazione esclusiva ai lettori del sito. La nuova avventura di Claudio Marceddu

Furono baci furono sorrisi
poi furono soltanto i fiordalisi
che videro con gli occhi delle stelle
fremere al vento e ai baci la tua pelle  

Fabrizio De Andrè – la canzone di Marinella

 


 

 

Svegliarsi con la sensazione di aver dormito dentro un'altra vita, un altro corpo. Sentirsi quasi estranei, piccola fotocamera che registra, scansiona febbrilmente ma che non vive.
Almeno in apparenza.
Girarsi lentamente e mettere a fuoco con terribile lentezza il suo corpo che oggi, come un relitto inghiottito in un oceano lontano, è riapparso davanti alla mia battigia, producendo un lievissimo rumore. I suoi capelli densi che, nella foga prodotta dalla voglia, sono rimasti intrappolati dentro le mani e quasi volevano annodarsi e non lasciarmi.
Ma non ci sono. Scomparsi.
“Violetta” azzardo timidamente costruendomi una faccia d'attesa inutile, di quelli che sanno, da subito, di aver perduto qualsiasi tipo di coincidenza con la propria vita, il proprio destino, il proprio tutto.
“Violetta?” in modo interrogativo, covando piccole speranze di poter riassaporare il suo corpo che, magari, riappare dal bagno – ma la porta è aperta e il bagno è vuoto – forse dal terrazzo.
Non c'è, e non c'è nessun terrazzo dentro questa stramaledetta stanza.
“Violetta” quasi un urlo che rimane in gola e la saliva che si ferma e si solidifica alla vista di un bianco foglio sul comodino. Sulla mia destra.
Come appare tutto ben costruito questo modo di vivere e di fuggire e di pensare e di credere che tutto ciò è romantico, da ricordare, da tenere dentro i ricordi più belli, come in un vecchio romanzo d'appendice quando, il protagonista principale, dopo una notte d'amore trova un foglietto profumato e ancora bagnato da qualche lacrima della sua bella che lo ha abbandonato perché doveva lasciarti in maniera impellente, perché doveva ritornare dal suo marito, dal suo uomo, da un altro amante. Era lecito, dentro quelle storie, intrecciare foglietti e lacrime.
Dentro quelle storie.
Non qui.
Non ora.
Il biglietto, più che le lacrime e l'odore di Violetta, evidenzia solo un semplice indirizzo con qualche ordine sparso: Via No.mentana 112. Fra due settimane. Da soli. Un rosso abbraccio al mio sempre compagno “Che” che sa dove vive la radio, quella mai stata libera….. V.
Lo rileggo con stupore. Come si guarda un film di Eisenstain sulla rivoluzione. Come un adolescente a cui viene spiegato che le veline non sono ragazze, ma stupide copie sottili di fogli battuti a macchina da scrivere.
Mi rimane, infine, la paura e la rabbia. Paura di finire dentro una storia che sicuramente non è adatta ad un magistrato e rabbia sorda nei confronti di Violetta e del suo repentino abbandono.
Non mi ha detto niente, perché, probabilmente non aveva niente da rivelarmi, forse voleva solo fare all'amore, forse voleva ritornare indietro e volatilizzarsi, voleva vendicarsi del mio comportamento nel 1977. Forse aveva un racconto da solidificare, gocce di memorie da spruzzare così, a caso e per caso; forse voleva ri-costruire ri-vedere ri-vitalizzarsi ri-tornare; forse intendeva spiegare e spiegarsi e spiegarmi e provare a colorare gli angoli e i piccoli orizzonti che ormai avevo dimenticato.
Forse.
Ma sinceramente, non riesco a sbrogliare tutti i passaggi dentro una Roma dolce e refrattaria a questa storia. Anche lei – la mia gonfia capitale stanca ed assonnata – non ne vuole sapere.

 

.............continuerà.................
Ps: non è neppure l'inizio......

 

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