Dico la verità. A me la storia della fine di Alleanza Nazionale un po’ dispiace. Davvero. So che questo è il segno dei tempi e che dall’altra parte (dalla sinistra, insomma) la traversata nel deserto è già stata effettuata con risultati però piuttosto deludenti. Ma non voglio effettuare un ulteriore e inutile analisi politica sulle alchimie aritmetiche delle varie unioni o scissioni. Non è questo il punto. Volevo solo affermare che sono un inguaribile idealista e, come direbbe il mio personaggio Claudio Marceddu: “Non sono d’accordo perché non si cancella con un congresso la memoria”. Sono cresciuto in periodi diversi dalla politica urlata, di plastica, mediatica, berlusconizzata. Quando Fini cominciava la sua storia dentro il Movimento sociale Italiano io giocavo ancora con le figurine Panini e aspettavo con ansia i gol di Gigi Riva ma, dopo qualche anno, cominciavo a tentare di capire quello che mi girava intorno. Mettiamola così: ai miei tempi era un po’ tutto più semplice o, almeno così credevo. A scuola si andava in divisa: eskimo e Lotta continua da una parte, Jeans West o Fiorucci dall’altra. Cappelli lunghi e incolti ed eri di sinistra, basette perfettine e ben pettinato ed eri di destra. Insomma i fasci erano fasci e i compagni erano compagni. Poi, a dire il vero non era poi tutto così semplice perché, almeno a sinistra, le cose erano sempre dannatamente complicate come sempre. Potevi essere della sinistra extraparlamentare, gruppettaro, compagno del Manifesto, di Lotta continua, della lega dei comunisti. Poi, se eri di quelli seri, veri, distinti, salubri, intavolati eri chiaramente dentro il Partito Comunista Italiano, quello di Enrico Berlinguer. Nell’altra metà del cielo le cose andavano comunque in maniera complessa: c’erano quelli di ordine nuovo, della rosa dei venti, i duri e puri, quelli della Xmas e poi quelli seri, veri, distinti, salubri, intavolati, stavano con il Movimento Sociale Italiano, quello di Giorgio Almirante. Io sono cresciuto con le parole di questi due signori che avevano, a dire il vero un eloquio completamente diverso e sicuramente distinto. Per loro era un onore essere dalla loro parte: destra o sinistra e dicevano – ognuno con le sue idee e ragioni - cose assolutamente di destra e di sinistra. Quando Berlinguer morì, durante la campagna elettorale per le elezioni europee, Giorgio Almirante, il fascista, il nemico, quello con cui non si doveva neppure bere un caffè, varcò per la prima e unica volta il portone di Botteghe oscure: si fermò davanti al feretro del suo nemico comunista per omaggiarlo con l’estremo saluto. Nessuno osò fiatare. Sono stato male al passaggio della Bolognina. Cancellavano la parola comunista. Ero perplesso per il congresso di Fiuggi: nascondevano la fiamma, la rendevano piccola, così come la falce e il martello per il PCI e nasceva Alleanza Nazionale. Oggi guardo davvero con tristezza questo nuovo abbandono e addio definitivo alla fiamma, così come era stato deciso anche a sinistra per la cancellazione definitiva della falce e martello. E adesso? Oggi è tutto più fluido, veloce, non ci sono più i ragazzi che vestono in un certo modo, non ci sono più gli scontri idealistici. Oggi ci sono i circoli, le fondazioni, i blog, e ci sono i nuovi partiti. Non c’è più posto per il Movimento Sociale italiano e il Partito Comunista Italiano. Ho sempre pensato che l’identità fosse un patrimonio indelebile e non discutibile. Viviamo in un mondo troppo veloce che non riesce a costruire nessuna scatola della memoria. Sarà una sciocchezza ma a me piaceva quando i fascisti erano fascisti e i comunisti erano comunisti. E nessuno si vergognava di esserlo.