Abdul Rahima ha gli occhi quasi dipinti dentro una faccia scura, densa, spessa e forte. Nera. Nera che sembra ebano scolpito, nessuna ruga. Liscia. Come una palla di biliardo, come l’acqua di una fontana, che scorre e si diluisce nei pochi anni vissuti e nei molti che ha davanti. Abdul Rahima stamattina è inquieto, agitato, ha dentro pensieri che dipingono la burrasca e la tempesta, ha raccolto tutte le parole di una lingua che ha imparato a conoscere, si è rinchiuso nella sua piccola stanza alla periferia di Roma che, vista da via Induno, vicino al Palazzo del Ministero della Giustizia è la periferia del mondo. Ha scelto i migliori jeans, quelli meno stropicciati, una camicia bianca e un sorriso di circostanza miscelato alla riflessione che il momento impone. Abdul Rahima, in via Induno 22 si è recato dentro una mattina di primavera dolce in una Roma ancora assonnata perché deve sostenere un esame. Molto importante. E’ entrato in un bar di viale Trastevere e ha chiesto un caffè. Si è guardato intorno, ha raccolto i pochi rumori di un bar desolato, gli sguardi fugaci dei bianchi che non sanno osservare e camminano muti, ha pagato al cassiere che gli ha dato brillantemente del tu, anche se lui ha risposto con un “grazie a lei, buona giornata” ed è uscito. In via Induno una volta si sostenevano gli esami per i concorsi di Stato. Una volta. Adesso gli esami si sono diradati e quei pochi concorsi che vengono banditi si svolgono tutti al Palazzo degli esami all’Eur o all’Hotel Ergife. I partecipanti sono troppi. In via Girolamo Induno ci sono solo 800 banchi. Pochi per i concorsi di uno Stato che vacilla e che ha deciso di testare gli stranieri in un campo dove gli italiani, forse sono inadeguati. Abdul Rahima stamattina si siederà davanti ad una commissione di illustri docenti italiani, italianissimi, e sarà interrogato sulla Costituzione che questo Stato ha promulgato il 27 dicembre del 1947. La sua interrogazione fa parte di una nuova legge costruita ai tempi della Lega che prevede, appunto, una interrogazione sui principi costituzionali. Se Abdul risponde bene avrà dei punti, utili per poter stare in questo paese. E’ un momento curioso, anche perché la maggioranza degli italiani la Costituzione la ignora e, grazie alla Lega, sarebbe cacciata a calci dal territorio natìo, epperò un partito che sulla Costituzione ci sputa praticamente ogni giorno e la insulta negli articoli più importanti, ha deciso che Abdul per ottenere il permesso a punti deve conoscere la Legge delle Leggi.
Abdul si siede e aspetta le domande. Paziente, con una sottile dose d’ansia. Il Presidente gli chiede se ha letto tutti gli articoli, Abul risponde affermativamente. Poi, per metterlo a suo agio lo invita a parlare di un articolo a piacere, uno che lo ha colpito favorevolmente. “L’articolo otto” risponde Abdul. “Bene, risponde il Presidente. Perché ti è piaciuto questo articolo?” chiede, dandogli del tu, il simpatico Presidente.
“Perché parla di una cosa bellissima”, dice Abdul, “quella di poter esprimere il proprio credo in completa libertà, perché tutte le religioni, anche quelle diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti e quindi anche la mia religione, in Italia può essere liberamente praticata e io ne sono fiero”. Dice così Abdul. Ne sono fiero. Una fierezza dolce, misurata, rotonda. Il Presidente lo guarda, sorride e ricerca gli sguardi degli altri intenti a leggere prime pagine di quotidiani che parlano d’altro. Potrebbe fare un’altra domanda ad Abdul ma non c’è bisogno. Lo guarda e, restituendogli il documento dice solennemente: “Mi dispiace Abdul, le leggi in questo paese, sono un po’ più complicate della Costituzione e le cose non stanno proprio come dici tu”.
“Come dice la vostra Costituzione” dice con un filo di voce Abdul. “Certo, come la nostra costituzione ma quello che ti manca è l’interpretazione. Studia meglio e quando imparerai a comprendere come si legge il diritto, forse sarai degno di questo paese.”
Abdul non ha voglia di replicare. Si alza, con i suoi occhi dipinti in un volto scuro, duro e ligneo. “Ho imparato a leggere le cose degli uomini. Ma ho imparato anche che ogni uomo ha un metro di lettura che è legato sostanzialmente al suo interesse personale. Io pensavo che in Italia tutti i cittadini avessero pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, come recita l’articolo 3 della Costituzione, ma io e Lei abbiamo un senso di libertà e dignità sicuramente diverso. Ritorno nella periferia del mondo e attendo un qualcosa che possa farmi comprendere il vostro modo di interpretare la dignità. Io le parole le conduco al cuore, Lei con le parole, ci gioca soltanto.”
Abdul ha la sua camicia bianca quando passa davanti al Tevere, che scorre lento. Decide per una passeggiata in una Roma distratta, abulica, tersa e distante. Passa davanti al Ministero della Giustizia. Niente punti per Abdul, niente permesso di soggiorno in un paese dove i governanti e il Ministro della Giustizia scrivono quotidianamente leggi anticostituzionali e chiedono agli stranieri, ai presunti “altri” di studiare la Costituzione.
“La studiassero loro”, pensa Abdul dando un calcio ad una lattina di coca-cola. La studiassero e la applicassero, vivremmo in un paese forse più normale.
La repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali, ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Articolo 2, Costituzione Italiana.
Sassari, 8 febbraio 2010