Home > blog

blog

Questa terra è la mia terra.

Questa terra è la mia terra. - il sito di Giampaolo Cassitta
Io sono nato in una parte di mondo  dove il sole arranca e l’inverno ci gela quasi tutte le giornate, la pioggia aiuta a non lavarci mai la faccia e le pozzanghere sono il nostro gioco quotidiano. Ma ho una casa, anche  se un po’ fredda, e ci sono miei fratelli e mio padre da ascoltare.
Io sono nato in una parte di mondo dove il giallo è un monocolore. La sabbia raccoglie anche i pensieri e non conosco cosa siano le nuvole. Non abbiamo cappotti, non abbiamo stufe e non abbiamo troppi soldi. Ma c’è mia sorella che ha sorrisi e un aquilone da far volare.
Io sono nato in una terra antica e maltrattata, dove l’aria è rarefatta e dove le piramidi son nascoste in mezzo ad un verde incontenibile. Contemplo la mia vita tra le piogge calde d’inverno e il sole torrido d’estate. Ascolto un infinito che non suona. Ma abbiamo un piccola casa e orgoglio da regalare.
Io sono nato in una terra dove le cose sembrano perfette: ci sono quattro stagioni, il sole cresce sempre dolcemente e piove quando tutti sono preparati. Abbiamo auto e abbiamo mille giochi e colori e suoni e uno strumento potentissimo: il televisore. Dove guardiamo strani mondi, di bambini neri e verdi e gialli, tutti sporchi che giocano nella sabbia e nella polvere, non hanno i giardini con il colore verde dei nostri giardini, non hanno mamme sempre sorridenti come da noi.
Io sono nato in una terra fortunata. Ma non l’ho deciso io. Non l’ho neppure scelto. Forse è stato un caso. Potrei essere dentro in un altro pezzo di mondo, potrei essere in Sudan o in Madagascar o in Cile o in Russia. Potrei avere un altro colore nella pelle e i capelli ricci e le scarpe rotte. Potrei, addirittura,  non avere un piede perché giocando, magari, me ho fatto saltare una mina antiuomo che fabbricano proprio nella nostra fetta di terra fortunata. Potrei essere ebreo o musulmano, ateo o cristiano ma avrei sorrisi che nessuno può mai cancellare. Sarei un bambino e un bambino, per quanto voi possiate manipolare questo vostro mondo avrà sempre voglia di abbracciare e di giocare. Perché un bambino, in tutte le parti del mondo è una persona dannatamente seria che non scende a compromessi, che mantiene le promesse, che si impegna, che sa mettersi in gioco. A quel bambino dovete parlare, a quel bambino dovete gridare: tu potrai essere nato da qualsiasi parte del mondo, ma sei nato uomo e in tutti gli angoli della terra dovrai essere rispettato.

Il senso laico dei gesti.

Il senso laico dei gesti. - il sito di Giampaolo Cassitta
Il silenzio pesava nell’attesa di qualcosa che poteva giungere. E non giungeva. Silenzio opaco, senza nessuna smagliatura. Silenzio ottuso, senza nessuna ondulazione di parole. Disegnava, quasi come d’incanto, un orizzonte senza bagliori. Non c’era alba e non c’era tramonto. Neppure i vespri facevano da contorno. Niente. Lo scintillio delle insegne non riusciva a illuminare gli spazi che parevano ingoiati dal cono d’ombra.
Poteva essere un’intuizione che si aggrappava ai ricordi di due date vicine nel calendario e vicinissime nel cuore di uomini liberi: il 25 aprile e il primo maggio. Poteva essere una festa a ripercorrere strade mai battute da noi, ma dai nostri partigiani, che lottarono per consegnarci la possibilità di poter scrutare un orizzonte a colori. Poteva essere un ripercorrere di piccoli episodi, magari infinitesimali, ma che unissero anziché dividere. La bandiera stretta dentro mani forti e decise, la voglia di ricominciare, la riconciliazione, la laicità dello Stato. Poteva essere tutto questo ma poi, dentro un fragore lento, dentro un silenzio contemplativo,  ecco il frastuono delle parole, gessetto che stride sulla lavagna: Stefania Craxi propone di riabilitare Piazzale Loreto, di vergognarci per quei morti appesi, che si deve lasciare spazio per ilperdono.
Continuiamo a discutere delle parole e del senso che le parole hanno. E del peso e della  loro forza. Dietro quel gesto, orribile oggi, vi è scolpita la rabbia di un popolo che ha lottato per ottenere la libertà, che si è battuto  contro leggi inique, contro la repressione, contro lo squadrismo fascista, contro i pestaggi, contro le morti di Matteotti, (un socialista cara Stefania , un socialista) e di tanti altri antifascisti, contro chi voleva il pensiero unico e che regalava immagini di un mondo che non esisteva. Questo è stato Piazzale Loreto. Certo, oggi non potremmo accettarlo, nel nostro oggi e con questo nostro mondo costruito grazie a quel triste passaggio. Ma i nostri padri e i nostri nonni avevano altre giornate terribili davanti. Non possiamo cancellare la memoria e riscrivere la cronaca   a nostro piacimento. Piazzale Loreto, nella sua crudeltà,  è stato consegnato alla storia e possiamo solo riflettere per non tornare a quel mondo, per non ritornare al razzismo, alle leggi inique e di casta, ad un Parlamento sordo e grigio. Dovremmo partire dalla morale che Piazzale Loreto ci consegna e non, come pensa Stefania Craxi, a piangere e pentirci. In uno stato laico c’è posto solo alla pietà e alla memoria. Da questo gesto dovremmo ripartire per dare un senso laico ai nostri gesti e alla nostra integrità morale.
 
Castelsardo 2 maggio 2010
 
commenti (10)

Sullo scrivere. Dalla parte di Roberto Saviano e Gino Strada: parole e gesti.

Sullo scrivere. Dalla parte di Roberto Saviano e Gino Strada: parole e gesti. - il sito di Giampaolo Cassitta
Ho ascoltato, con un certo distacco,  gli uccisori delle parole. Essi non sanno di essere perdenti. Hanno solo muggiti da evidenziare quando, con sguardi indiscreti, raccolgono il peso della loro indecenza. Non c’è speranza nelle stanze di chi non accetta la controparte, di chi non vigila affinché tutti possano parlare,  di chi ama le risme bianche e di chi ha paura di possedere un libro in casa. Io non posso credere che ci siano persone felici di vivere all’interno di un grande acquario, che nuotano in un universo silenzioso e che tremano davanti ad un discorso.
Le parole.
Che hanno un peso specifico, che diventano frasi e diventano storie. Snodi imprescindibili di emozioni. Dall’Odissea alle confessioni di Sant’Agostino, al Don Chisciotte, al delitto e castigo.
Sono loro, più dell’aria e più di ogni altra cosa che mi hanno saziato l’anima, che hanno costruito ponti per incontrarci e per scontrarci. Perché ci sono parole dolce e dure, cattive e forti. Ci sono metri per raccontare le cose e ci sono parole per nasconderle. Ma non possiamo, per questo, distruggere le frasi e i periodi e le storie, i racconti e le favole e le cose belle e quelle brutte. Possiamo scegliere di non leggere, ma non possiamo decidere di cancellare quello che non ci piace. Ecco perché è facile stare dalla parte di Roberto Saviano o di Gino Strada che conia parole con i gesti, o dei perseguitati e dei censurati di tutti gli emisferi. Chi sa di non contenere un’anima nella sua triste sacca ha paura delle parole. E delle storie. 
Ho deciso, da sempre, che non possiamo non raccontare. Perché scrivere non è sopravvivere,  ma  è poter dare voce a personaggi e fatti che hanno il diritto di esistere. Ecco perché nel mio immenso orizzonte ci sono le parole di Pasolini, Pavese, Calvino, Dostoevskij, Cronin, Sartre e tantissimi altri. Ecco perché il mio immenso orizzonte  ha bellissimi colori. Perché è bello mischiare le parole, le storie e le emozioni. Io in  quelle parole mi sono ritrovato. Da sempre.
Cagliari, 27 aprile 2010

Il padrone e il peso delle parole.

Il padrone e il peso delle parole. - il sito di Giampaolo Cassitta
Il padrone ha occhi lividi e guarda dall’alto della sua arroganza. In politica, si pensava, è il confronto quello che conta. Anche lo scontro è necessario per crescere. In politica. Non in azienda. E uno che ha chiamato lo Stato “Azienda Italia” non ha dimestichezza con le assemblee, le mozioni, gli scazzi, le attese, le piccole sconfitte, i dissensi. Questo è quello si nota dentro il bianco dei suoi occhi. Bianco astioso che non lascia spazio a fraintendimenti.
Il padrone non sopporta gli aggettivi e le puntualizzazioni. I padroni, di solito,non sopportano le parole. Agiscono come quando si addestrano i cani poliziotto: parole corte, dure e ferme. Non capiscono,per esempio, che un foglio bianco può essere l’inizio di un’emozione. Non amano spazi immensi da colorare. Non scrivono, di solito. Al massimo firmano. Assegni soprattutto. Perché il padrone paga sempre per ottenere. Non conquista con le parole. Perciò non ama chi scrive e chi fatica a coniare pensieri. In realtà ha capito che le parole possono essere veicoli di libertà. Di questo ha paura. Di quello che non riesce ad acquistare.
Il padrone è infastidito e non vuole un contradditorio. Dice, addirittura che una corrente, in un partito è un cancro, una metastasi. Lo pensava anche Luigi XIV, a suo modo.E altri re, altri imperatori, abituati a chiedere, mai a domandare.  Vecchia storia, quindi. Il problema, semmai è un altro. Perché accettare volontariamente un padrone? Ci sono uomini che nascono servi e lottano per riuscire a modificare il loro stato. Ma diventarlo volontariamente  è insopportabile soprattutto quando non si era abituati ad esserlo. Dispiace constatarlo ma, come ai vecchi tempi, il padrone è padrone. E dove c’è il padrone difficilmente c’è democrazia.  
commenti (13)

non allacciate le cinture di sicurezza

non allacciate le cinture di sicurezza - il sito di Giampaolo Cassitta
Poi, il vulcano, l’antico e ancestrale vulcano, che ci ricorda i ciclopi e le leggende, l’epica adolescenziale, gli dei, la paura delle sue eruzioni, ci riporta indietro nel tempo. In un attimo. Da tre giorni annaspiamo all’interno di una nube densa, che non ha risposte certe e neppure veloci. Neppure google ci aiuta. Non ci sono speranze. Anche per oggi non si vola. Ecco, solo in questo momento di pausa, quando il mio biglietto per Firenze è diventato carta straccia ho riflettuto. E ho sorriso. Noi non voliamo. Non lo abbiamo mai fatto. Continuiamo a coltivare forse il sogno più bello, ma utilizziamo altre ali per spiccare il volo. Non le nostre. Noi non voliamo, ci spostiamo, viaggiamo, rendiamo piccoli i luoghi, ma quando qualcuno ce lo impedisce non riusciamo più a raggiungerli. L’appuntamento di Firenze diventa allora quasi impossibile perle nostre ali, la Francia, l’Asia, l’America terre lontane, remote. Come ai tempi dei romani. Che non avevano aerei, non telefonavano ma arrivavano da molte parti. Con la dolcezza della lentezza. Quella che oggi ci è venuta a mancare.  Fatemi dire, almeno per un attimo,  che per qualche giorno non si viaggia e non ci muoveremo, ma ci spunteranno altre ali che ci regalano attimi densi e lunghi.
Il pensiero di tutti augura buon volo. E non allacciate le cinture di sicurezza.
Per una volta, almeno, non ne avrete bisogno.

libri pubblicati

<h4><span>libri pubblicati</span></h4> - il sito di Giampaolo Cassitta

Asinara, il rumore del silenzio. 2001 -2008 - due edizioni - 1 edizione economica

<h4><span>libri pubblicati</span></h4> - il sito di Giampaolo Cassitta

supercarcere Asinara. 2002 - 2005 - quattro edizioni - 1 edizione tascabile

<h4><span>libri pubblicati</span></h4> - il sito di Giampaolo Cassitta

La zona grigia. Cronaca di un sequestro di persona avvenuto in Sardegna nel 1978. Uno sconcertante sequestro.

<h4><span>libri pubblicati</span></h4> - il sito di Giampaolo Cassitta

Il libro più amato. Un delitto che accade a Roma lo stesso giorno dell'omicidio di Aldo Moro. E i ricordi cominciano a riffiorare. Un noir cupo dentro gli anni 70.

<h4><span>libri pubblicati</span></h4> - il sito di Giampaolo Cassitta

raccolta di racconti con prefazione di Giampaolo Cassitta

<h4><span>libri pubblicati</span></h4> - il sito di Giampaolo Cassitta

l'ultimo cd degli humaniora - ponti non muri - included MARTA - testo di Giampaolo Cassitta - musica Gianfranco Strinna

<h4><span>libri pubblicati</span></h4> - il sito di Giampaolo Cassitta

Giampaolo Cassitta partecipa alla campagna di raccolta fondi per i terremotati dell’Abruzzo attraverso la Caritas italiana. Per sostenere gli interventi in corso (causale "TERREMOTO ABRUZZO") si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite C/C POSTALE N. 347013 o tramite UNICREDIT BANCA DI ROMA S.P.A. IBAN IT38 K03002 05206 000401120727

il sito di Giampaolo Cassitta

viene a trovarmi su facebook e condividi la mia amicizia

il sito di Giampaolo Cassitta

il sito di Giampaolo Cassitta

il sito degli humaniora

il sito di Giampaolo Cassitta

Il sito e il suo autore aderiscono al gruppo "Nessuno tocchi Saviano

il sito di Giampaolo Cassitta

il progetto avazni di galera della cooperativa apriti sesamo

il sito di Giampaolo Cassitta

l'elogio del mangiare piano, a passi tardi e lenti .

il sito di Giampaolo Cassitta

vai sul sito di galeghiotto. Prodotti nelle colonie penali della Sardegna

siamo lettori del

<h4><span>siamo lettori del</span></h4> - il sito di Giampaolo Cassitta

il blog del fatto quotidiano

<h4><span>siamo lettori del</span></h4> - il sito di Giampaolo Cassitta

siamo fan del misfatto