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Quando lo Stato aveva la esse maiuscola

Quando lo Stato aveva la esse maiuscola - il sito di Giampaolo Cassitta
Era settembre. Settembre 1985. I colori sull’isola erano lucenti, immobili, producevano un caldo abbraccio dalle case al mare. La foresteria  nuova, alla periferia di Cala d’Oliva, per quei mesi era diventata una fortezza, un castello irraggiungibile, da osservare solo in lontananza, con colori rarefatti. Noi sapevamo. Noi dell’isola intendo. Sapevamo che dentro quei mattoni rossi, nelle stanzette che davano sul mare, la numero tre e la cinque, per l’esattezza, lavoravano due persone che avevano fatto del silenzio uno squarcio di luce. Stavano lavorando per la storia. Questo sapevamo. Lo immaginavamo, lo percepivamo. Ed eravamo, tutto sommato orgogliosi di trascorrere una vita blindata. Seppure in maniera lieve. La sera giravano i militari con i mitra che ci fermavano e salutavano. Nel porto, appollaiata, ma sempre all’erta la pilotina degli agenti di custodia, la V2 e un’altra, con un faro enorme , illuminava la rada e lambiva, con la luce, la foresteria dove loro stavano lavorando. Si vedevano di rado. Con parsimonia. Soprattutto al bar, ad acquistare le sigarette e regalare piccoli sorrisi. Falcone e Borsellino. Una presenza silente e forte. Loro scrivevano, in quel periodo, il più importante atto d’accusa contro la mafia. Lo scrivevano all’Asinara. E noi lo sapevamo e io, intimamente mi sentivo complice di questo strano ed importante parto. Stare vicino alla storia, sfiorarla, significa farne parte. E quando partirono e salutarono e strinsero le mani e ringraziarono loro con le loro famiglie noi, goffamente tentammo di riempire quel grande vuoto. Andammo in foresteria ed entrammo come si entra nei musei. Con attenzione e silenzio. Scrutammo il grande salone ed era come l’avevamo sempre conosciuto. Andammo e girammo le stanze, con la segreta speranza di trovare un appunto, qualcosa che ci riportasse a loro. Mi sedetti sul divano a fiori, davanti al caminetto. In silenzio. Ad ascoltare i pensieri che, credevo, si fossero solidificati.  Per me e per quelli che vissero in quegli anni all’Asinara, Falcone e Borsellino rappresentavano la lotta più alta che lo Stato, lo Stato con la esse maiuscola , stava conducendo contro la mafia. Per me Falcone e Borsellino rappresentavano lo Stato nel modo più alto, più laico, più etico che si potesse immaginare. Da loro credo di aver imparato qualcosa e i loro volti mi ritornano spesso quando riporto lo sguardo verso quella foresteria, verso la piazzetta di Cala d’Oliva dove Falcone e Borsellino, con le loro famiglie camminavano calpestando la terra leggeri. Era settembre.  Settembre 1985. Mi pareva l’inizio di un riscatto. Mi sbagliavo. Solo sette anni dopo raccoglievo fumo e fuoco e urla e rabbia davanti alle immagini che per me apparivano lontane, assurde, accartocciate, terribilmente lontane da quei volti, quei modi e  da quella foresteria che, dal 1992 divenne più vuota, più sola. 

Castelsardo, 19 luglio 2009

I segmenti della memoria - 13 luglio 2009

I segmenti della memoria - 13 luglio 2009 - il sito di Giampaolo Cassitta
Ci sono spazi nei segmenti della memoria. Spazi che sono immense praterie e che rischiano, proprio per la loro immensità, di scomparire. Noi non riusciamo più a capitalizzare le notizie. Non riusciamo a capirne il significato e il significante. Una volta era diverso. C’erano pochi giornali, pochi telegiornali e tutti, più o meno, regalavano poche parole. Poi qualche settimanale e qualche approfondimento nelle televisioni. Oggi non riusciamo più a decodificare le parole. Non riusciamo più a comprendere quale sia la notizia vera, quella che vale la prima pagina. Davvero. Mi sono occupato per anni, di impaginare il radio giornale di una radio libera. Erano anni tosti e duri; erano gli anni di piombo. Ma non ho mai avuto tante difficoltà nell’incanalare le notizie in base alla loro importanza. Era, tutto sommato, in quegli anni maledetti, tutto terribilmente semplice. Adesso ho invece molta difficoltà nel capire cosa sia importante e cosa non lo sia. Ci sono giornali che aprono titolando in un modo e altri che raccontano cose non diametralmente opposte che, in democrazia, sarebbe anche bello e auspicabile, ma cose completamente diverse, notizie che solo alcuni quotidiani hanno deciso di raccontare mentre altri, penso per scelte editoriali e politiche, hanno deciso di non menzionare neppure. Non voglio, davvero, entrare nel famoso merito delle scelte e delle strategie politiche ed editoriali. Lo ritengo un percorso, almeno per me, ampiamente superato. Vorrei, se fosse possibile, riportare il dibattito (va beh… il dibattito no… ma, in questo caso, è solo nichilistico) sul valore della notizia e sull’importanza che ha assunto nel corso degli ultimi anni. Abbiamo scoperto, infatti, che una storia se nessuno la racconta non esiste. Ci sono occhi che non scrutano, labbra che non si modulano, perché nessuno, all’interno dei giornali o televisioni, ne parla o ne ha parlato. E’ un vecchio discorso valido nelle aule universitarie dove si insegna teoria della comunicazione oppure - e, anche in questo caso, siamo sul classico -   dove qualcuno con vecchio mestiere ci ricorda che fa notizia se l’uomo morde il cane e non viceversa. Questo può essere vero ma, in certi casi, può non essere giusto. Ci sono notizie che, seppure non sembrano degne di comparire dentro le righe di cronaca, hanno una loro importanza e una loro “dignità” di pubblicazione. Questa apparente ampollosa premessa (il dibattito no… lo giuro) per dire una cosa tutto sommato semplice: le notizie, che ai miei tempi erano tutte confezionate sui quotidiani e sui telegiornali, oggi sono brillantemente sparite. Hanno lasciato spazio ai commenti, alle posizioni politiche, ai complotti, al non dire piuttosto che tentare di raccontare. Quando, nel 1978 – erano anni di piombo, lo so – si confezionava il giornale radio a teleradio 101, si leggevano le prime pagine dei quotidiani e si capiva, velocemente quale era la notizia per i quotidiani di sinistra, quale per quelli di centro e quale per quelli di destra. Ho già   avuto modo di lagnarmi pubblicamente sulla falsità attuale delle scelte politiche e su come era semplice ai miei tempi: i fascisti erano fascisti e i comunisti erano comunisti. Ma, soprattutto, i democristiani erano democristiani e non stavano, almeno ricordo così, dalla nostra parte. Non potevano e non dovevano.  Ecco perché non mi piace questo modo di impaginare le notizie. Perché, in fondo in fondo, non mi sono mai piaciuti i democristiani quelli che tiravano a campare, quelli che chi me lo fa fare e chi te lo fa fare, quelli che tanto non riusciremo a cambiare niente quelli che tanto noi siamo solo la gente. Non li ho mai amati. Mai. Neppure per un attimo. E non riesco a condividerli neppure oggi, in tempi di vogliamoci bene, del tutto è perduto, del combattiamo tutti dalla stessa parte. Mi dispiace ma non è così. Sono ancora politicamente antipatico e mi piace poter affermare che con questi signori non si potrà mai vincere. Me ne dispiace, ma è così. Non hanno l’etica e l’arguzia politica. Non hanno i tempi. E io sono sempre più stanco. Più intellettualmente stanco. E non amo questi giochi minimi del massacro, del contiamoci, dello spaccare tutto per ricostruire. Sono molto lontano dal partito democratico. Lontanissimo. Meglio, sono loro molto lontani dalla mia etica, dal mio credo politico, dal mio essere vivo. Lontanissimi. Me ne dolgo ma sento che posso fare davvero pochissimo. Peccato.

Cagliari, 13 luglio 2009

L'ideologia da "crociera"

L'ideologia da "crociera" - il sito di Giampaolo Cassitta
Me ne sono fatto una ragione. Mica possiamo continuare ad inseguire gli aquiloni e i colori e le suggestioni. Abbiamo, per cultura, per scelte recondite, per DNA, per ideologia, per aver frequentato luoghi diversi e, mettiamola così, per questioni di pelle, un modo di pensare, di vedere, di esprimerci, di sognare e di sorridere diametralmente  diverso: io e i “berluscones” intendo.
Ho capito che non posso argomentare  il mio pensiero ed è reciproco che io non comprenda  il loro: io da piccolo giocavo con il meccano e loro con le lego, io avevo una maestra pedante che era fissata con la grammatica,  e io mi sforzavo di assimilare  tutto mentre  loro a scuola slegavano i fiocchi alle ragazzine (chiaramente minorenni).  Io, a tredici anni (devo dire che ci vuole molto coraggio) leggevo “Delitto e castigo” e tentavo di fiutare  perché Raskolnikov, uccide la vecchia usuraria, un omicidio anomalo ma che mi segnò il mio strano futuro. Cominciai a concepire  che gli uomini di potere possono commettere ogni sorta di delitti e trasgredire la legge al contrario degli uomini comuni che sono tenuti all’obbedienza e al rispetto delle regole. Per colpa (o meglio, grazie a lui) di Fedor Dostoevskij ho capito che occorreva schierarsi e che, ai miei tempi -  dove il rosso era il rosso e il nero era nero  -  la mia scelta sarebbe ricaduta sul rosso. La mia adolescenza la trascorsi a leggere e incuriosirmi delle parole, mentre altri trascorrevano nottate in discoteca io, con i miei amici, a suonare la chitarra dentro un garage infame, a comporre canzoni e stonare intonati con qualche bicchiere di vino (e mai uno spinello….). Le nostre vacanze erano in tenda e nei campeggi, nei falò delle spiagge, quelle degli altri erano cotonate, dentro i bar. Noi avevamo il mito della dyane e della Renault 4 (macchine davvero infami, a dire il vero) loro dell’alfetta che faceva molto sbirro. Non potevamo incontrarci da grandi. Né potevamo intenderci, nonostante la saggezza dell’età. Il mio mondo, per quano strano e variopinto era composto (e lo è tuttora) da gente di tutte le specie: da cantanti e cantastorie, poeti maledetti e sofisticati, Picasso e Mirò, Gian Maria Volontè ed Enrico Berlnguer; io leggevo, a quei tempi Re Nudo e Lotta continua, loro, al massimo Doppiovù (magari c’è qualcuno che si ricorda questo settimanale giovanilistico lanciato da Mondadori). Noi prima di fare all’amore con una ragazza ne discutevamo per mesi, (e difficilmente risucivamo a farlo) loro erano per il tutto subito, fatto e mangiato. Noi, nel nostro mondo fumavamo le MS, loro le Marlboro. Insomma, neppure da grandi potevamo incontrarci. Ed è giusto così. Io son rimasto con il mio delitto e castigo sul comodino al quale ho aggiunto altri testi, ho provato a raccontare storie minime, di gente che ha il diritto alla voce e all’esistenza, loro che continuano a non leggere i classici, hanno continuato a risolvere i problemi in maniera semplice e disarmante: se c’è un terremoto, i senza tetto li mandano su una barca, così fanno anche una crociera.  Ecco, è questo il mondo che io non sopporto e che è il loro mondo: quello di qualificare tutto con il metro della crociera dove, guarda caso, i negri sono simpatici ma sono camerieri, come gli indiani; i sardi, quelli buoni (per loro) sono in costume e arrostiscono il porcetto  e devono sorridere ai “lor signori” . 
Me ne sono fatto una ragione. Non ho niente da spartire con questo mondo che è una crociera galleggiante e, dentro la mia vita, le mie storie, preferisco avere un mondo più turbolento fuori ma un po’ più pulito dentro.  Ho imparato ad osservare le rughe e le facce che si nascondono dentro linee infinitesimali.  Ho deciso che i “clandestini” , quelli che oggi vivono nella terra di nessuno, sono molto puliti dentro,  al contrario dei crocieristi che hanno voluto fortemente questa legge e che, invece, hanno un solco  molto sporco dentro le loro rughe, nonostante le cremine e le pasticche che continuano a ingurgitare o spalmare, con la speranza di essere immortali. Anche loro, come tutti noi, camminano  sulla terra leggeri. E’ l’unica cosa che ci accomuna.  Per fortuna.

Castelsardo, 4 luglio 2009
 

la legge "razziale" che Napolitano non deve firmare

la legge "razziale" che Napolitano non deve firmare - il sito di Giampaolo Cassitta
Ho letto molti articoli stamattina riguardo il famoso "pacchetto sicurezza" (mi chiedo: sicurezza di chi e sicurezza per chi). Ho trovato molta enfasi a destra e molta confusione a sinistra. Sono molto rattristato e non credevo dovessimo occuparci di "leggi razziali" dopo l'esperienza del "ventennio". Rimane un'esile speranza: che il Presidente della Repubblica Napolitano non promulghi questa Legge e possa, con il suo gesto, rimandare tutto al Senato per una nuova discussione. Servirebbe, se non altro per riflettere. Il commento più bello lo traggo dal "Manifesto" a firma di Domenico Gallo. Considerando l'editoriale particolarmente significativo e molto vicino ai miei pensieri lo puibblico sul mio blog. Per pensare e ripensarci.
Buona lettura in questa giornata cupa e sorda. (nonostante il mio forte sole s dolcissimo mare)

Castelsardo, 3 luglio 2009 

Domenico Gallo
 
Presidente Napolitano, non firmi questa legge
Il mainfesto 3 luglio 2009  

 

La dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, in perfetta concordanza con la Costituzione italiana considera che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti uguali ed inalienabili costituisce il fondamento della libertà, della pace e della giustizia nel mondo. Sono questi i fondamenti dell'ordine costituzionale e della civiltà del diritto. Proprio questi fondamenti sono inesorabilmente travolti dal pacchetto sicurezza approvato ieri in via definitiva dal senato. 
Con questo provvedimento sono state approvate una serie di misure persecutorie e discriminatorie nei confronti dei gruppi sociali più deboli, che nel nostro Paese non si vedevano dai tempi delle leggi razziali. In modo mascherato sono stati riesumati istituti tipici delle leggi razziali, come il divieto dei matrimoni misti (fra italiani e immigrati irregolari). Soprattutto nei confronti degli immigrati sono state articolate una serie di misure (reato di clandestinità, divieto di matrimonio, divieto di avere un'abitazione, ostacoli per l'accesso alle cure mediche, all'abitazione e per il trasferimento dei fondi alle proprie famiglie) che attentano all'intima dignità inerente a ciascun membro della famiglia umana e sono destinate a fare terra bruciata intorno ad una popolazione di centinaia di migliaia di persone, aprendo una sconcertante caccia all'uomo. 
Queste misure persecutorie, per la loro gravità, superano persino quelle introdotte con le leggi razziali. Infatti le leggi razziali non sottraevano alle madri ebree i figli dalle stesse generate. L'Italia del 1938, sebbene piegata dalla dittatura fascista, non avrebbe mai potuto accettare un insulto così grave all'etica della famiglia, quale la scissione del suo nucleo fondamentale. Ed invece questo è proprio quello che succederà, attraverso il divieto imposto alla madri immigrate irregolari di fare dichiarazioni di stato civile. Non potendo essere riconosciuti, i figli saranno sottratti alle madri che li hanno generati e confiscati dallo Stato che li darà in adozione. Questa norma si pone al vertice delle misure discriminatorie del pacchetto sicurezza ed ha un grande valore simbolico, in quanto si tratta di una norma «ontologicamente ingiusta», che incarna un diritto completamente svincolato dalla giustizia. 
Adesso che con l'ultimo voto al Senato si è compiuto il percorso parlamentare di questo mostruoso provvedimento siamo arrivati su una soglia al di là della quale c'è una trasformazione irreversibile della natura della Repubblica. Se la giustizia viene espulsa dal diritto, cambia la natura del diritto e si verifica un cambiamento del regime politico. In questo modo verrebbe cancellata per sempre la lezione del Novecento. Però questo mostro non è ancora diventato legge. Le garanzie previste dai Costituenti consentono di correggere questi abusi. Per questo, Presidente Napolitano, ti chiediamo di non firmare, di non promulgare questa legge. Risparmia al nostro paese il disonore di aver reintrodotto in Europa le leggi razziali e tradito il sacrificio della resistenza.

Una lezione di etica da Don Paolo Farinella

Una lezione di etica da Don Paolo Farinella - il sito di Giampaolo Cassitta
Pubblico questa lettera, apparsa sul quotidiano "la Repubblica" , perchè ne condivido anche le virgole. E' davvero bello pensare che la chiesa con il suo silenzio assordante di questi mesi non sia graniticamente chiusa in se stessa, ma abbia, come Don Farinella dimostra, ottimi cervelli che non vogliono e non possono andare all'ammasso. Faccio una domanda (una sola e non dieci) al Cardinal Bagnasco: Non pensa, Cardinale, che si debba rispondere a Don Farinella e non pensa, quindi, che si debba prendere posizione contro un presidente del Consiglio spergiuro? Mi auguro che abbia più fortuna delle venti domande cui il Presidente si rifiuta di rispondere e mi auguro, sopratuttto, che Don Farinella possa continuare a svolgere il suo bellissimo mestiere di libero pensasatore in una chiesa sempre più avvitata nei silenzi atroci e sempre più lontano dalla gente.



Egregio Signor Cardinale, viviamo nella stessa città e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei vescovo, io prete. Lei è anche capo dei vescovi italiani, dividendosi al 50% tra Genova e Roma. A Genova si dice che lei è poco presente alla vita della diocesi e probabilmente a Roma diranno lo stesso in senso inverso. E' il destino dei commessi viaggiatori e dei cardinali a percentuale. Con questo documento pubblico, mi rivolgo al 50% del cardinale che fa il Presidente della Cei, ma anche al 50% del cardinale che fa il vescovo di Genova perché le scelte del primo interessano per caduta diretta il popolo della sua città. Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei (24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio 2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato - o meglio non ha trattato - la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica.
Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di "frequentare minorenni", dichiara che deve essere trattato "come un malato", lo descrive come il "drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio". Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell'omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull'inazione del suo governo. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale.

Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale. I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la "verità" che è la nuda "realtà". Il vostro atteggiamento è recidivo perché avete usato lo stesso innocuo linguaggio con i respingimenti degli immigrati in violazione di tutti i dettami del diritto e dell'Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il governo è solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra presa in giro. Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze (Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in nome dei supremi "principi non negoziabili" e ora non avete altro da dire se non che le vostre paroline sono "per tutti", cioè per nessuno.

Il popolo credente e diversamente credente si divide in due categorie: i disorientati e i rassegnati. I primi non capiscono perché non avete lesinato bacchettate all'integerrimo e cattolico praticante, Prof. Romano Prodi, mentre assolvete ogni immoralità di Berlusconi.
Non date forse un'assoluzione previa, quando vi sforzate di precisare che in campo etico voi "parlate per tutti"? Questa espressione vuota vi permette di non nominare individualmente alcuno e di salvare la capra della morale generica (cioè l'immoralità) e i cavoli degli interessi cospicui in cui siete coinvolti: nella stessa intervista lei ha avanzato la richiesta di maggiori finanziamenti per le scuole private, ponendo da sé in relazione i due fatti. E' forse un avvertimento che se non arrivano i finanziamenti, voi siete già pronti a scaricare il governo e l'attuale maggioranza che sta in piedi in forza del voto dei cattolici atei? Molti cominciano a lasciare la Chiesa e a devolvere l'8xmille ad altre confessioni religiose: lei sicuramente sa che le offerte alla Chiesa cattolica continuano a diminuire; deve, però, sapere che è una conseguenza diretta dell'inesistente magistero della Cei che ha mutato la profezia in diplomazia e la verità in servilismo.

I cattolici rassegnati stanno ancora peggio perché concludono che se i vescovi non condannano Berlusconi e il berlusconismo, significa che non è grave e passano sopra a stili di vita sessuale con harem incorporato, metodo di governo fondato sulla falsità, sulla bugia e sull'odio dell'avversario pur di vincere a tutti i costi. I cattolici lo votano e le donne cattoliche stravedono per un modello di corruttela, le cui tv e giornali senza scrupoli deformano moralmente il nostro popolo con "modelli televisivi" ignobili, rissosi e immorali.

Agli occhi della nostra gente voi, vescovi taciturni, siete corresponsabili e complici, sia che tacciate sia che, ancora più grave, tentiate di sminuire la portata delle responsabilità personali. Il popolo ha codificato questo reato con il detto: è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco. Perché parate il sacco a Berlusconi e alla sua sconcia maggioranza? Perché non alzate la voce per dire che il nostro popolo è un popolo drogato dalla tv, al 50% di proprietà personale e per l'altro 50% sotto l'influenza diretta del presidente del consiglio? Perché non dite una parola sul conflitto d'interessi che sta schiacciando la legalità e i fondamentali etici del nostro Paese? Perché continuate a fornicare con un uomo immorale che predica i valori cattolici della famiglia e poi divorzia, si risposa, divorzia ancora e si circonda di minorenni per sollazzare la sua senile svirilità? Perché non dite che con uomini simili non avete nulla da spartire come credenti, come pastori e come garanti della morale cattolica? Perché non lo avete sconfessato quando ha respinto gli immigrati, consegnandoli a morte certa?

Non è lo stesso uomo che ha fatto un decreto per salvare ad ogni costo la vita vegetale di Eluana Englaro? Non siete voi gli stessi che difendete la vita "dal suo sorgere fino al suo concludersi naturale"? La vita dei neri vale meno di quella di una bianca? Fino a questo punto siete stati contaminati dall'eresia della Lega e del berlusconismo? Perché non dite che i cattolici che lo sostengono in qualsiasi modo, sono corresponsabili e complici dei suoi delitti che anche l'etica naturale condanna? Come sono lontani i tempi di Sant'Ambrogio che nel 390 impedì a Teodosio di entrare nel duomo di Milano perché "anche l'imperatore é nella Chiesa, non al disopra della Chiesa". Voi onorate un vitello d'oro.

Io e, mi creda, molti altri credenti pensiamo che lei e i vescovi avete perduto la vostra autorità e avete rinnegato il vostro magistero perché agite per interesse e non per verità. Per opportunismo, non per vangelo. Un governo dissipatore e una maggioranza, schiavi di un padrone che dispone di ingenti capitali provenienti da "mammona iniquitatis", si è reso disposto a saldarvi qualsiasi richiesta economica in base al principio che ogni uomo e istituzione hanno il loro prezzo. La promessa prevede il vostro silenzio che - è il caso di dirlo - è un silenzio d'oro? Quando il vostro silenzio non regge l'evidenza dell'ignominia dei fatti, voi, da esperti, pesate le parole e parlate a suocera perché nuora intenda, ma senza disturbarla troppo: "troncare, sopire ... sopire, troncare".


Sig. Cardinale, ricorda il conte zio dei Promessi Sposi? "Veda vostra paternità; son cose, come io le dicevo, da finirsi tra di noi, da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo ... si fa peggio. Lei sa cosa segue: quest'urti, queste picche, principiano talvolta da una bagattella, e vanno avanti, vanno avanti... A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent'altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire" (A. Manzoni, Promessi Sposi, cap. IX). Dobbiamo pensare che le accuse di pedofilia al presidente del consiglio e le bugie provate al Paese siano una "bagatella" per il cui perdono bastano "cinque Pater, Ave e Gloria"? La situazione è stata descritta in modo feroce e offensivo per voi dall'ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che voi non avete smentito: "Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra un devoto monogamo [leggi: Prodi] che contesta certe sue direttive e uno sciupa femmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupa femmine. Ecclesia casta et meretrix" (La Stampa, 8-5-2009).

Mi permetta di richiamare alla sua memoria, un passo di un Padre della Chiesa, l'integerrimo sant'Ilario di Poitier, che già nel sec. IV metteva in guardia dalle lusinghe e dai regali dell'imperatore Costanzo, il Berlusconi cesarista di turno: "Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l'anima con il denaro" (Ilario di Poitiers, Contro l'imperatore Costanzo 5).

Egregio sig. Cardinale, in nome di quel Dio che lei dice di rappresentare, ci dia un saggio di profezia, un sussurro di vangelo, un lampo estivo di coerenza di fede e di credibilità. Se non può farlo il 50% di pertinenza del presidente della Cei "per interessi superiori", lo faccia almeno il 50% di competenza del vescovo di una città dove tanta, tantissima gente si sta allontanando dalla vita della Chiesa a motivo della morale elastica dei vescovi italiani, basata sul principio di opportunismo che è la negazione della verità e del tessuto connettivo della convivenza civile.
Lei ha parlato di "emergenza educativa" che è anche il tema proposto per il prossimo decennio e si è lamentato dei "modelli negativi della tv". Suppongo che lei sappia che le tv non nascono sotto l'arco di Tito, ma hanno un proprietario che è capo del governo e nella duplice veste condiziona programmi, pubblicità, economia, modelli e stili di vita, etica e comportamenti dei giovani ai quali non sa offrire altro che la prospettiva del "velinismo" o in subordine di parlamentare alle dirette dipendenze del capo che elargisce posti al parlamento come premi di fedeltà a chi si dimostra più servizievole, specialmente se donne. Dicono le cronache che il sultano abbia gongolato di fronte alla sua reazione perché temeva peggio e, se lo dice lui che è un esperto, possiamo credergli. Ora con la benedizione del vostro solletico, può continuare nella sua lasciva intraprendenza e nella tratta delle minorenni da immolare sull'altare del tempio del suo narcisismo paranoico, a beneficio del paese di Berlusconistan, come la stampa inglese ha definito l'Italia.
Egregio sig. Cardinale, possiamo sperare ancora che i vescovi esercitino il servizio della loro autorità con autorevolezza, senza alchimie a copertura dei ricchi potenti e a danno della limpidezza delle verità come insegna Giovanni Battista che all'Erode di turno grida senza paura per la sua stessa vita: "Non licet"? Al Precursore la sua parola di condanna costò la vita, mentre a voi il vostro "tacere" porta fortuna.


In attesa di un suo riscontro porgo distinti saluti.

Genova 31 maggio 2009

Paolo Farinella, prete





 

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Asinara, il rumore del silenzio. 2001 -2008 - due edizioni - 1 edizione economica

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La zona grigia. Cronaca di un sequestro di persona avvenuto in Sardegna nel 1978. Uno sconcertante sequestro.

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