Grazie. Semplicemente.
E’ la mia ultima pagina del personalissimo diario elettorale. Potrei scrivere molte cose, ripercorrere queste settimane, rivedere certe posizioni e provare a fare bilanci ben sapendo che tutto ciò che scorre non è mai definitivo. E non sarà definitivo neppure il voto che i sardi si apprestano a esprimere in questi due giorni passionali ed incerti. Mi auguro, ovviamente, che vinca Renato Soru e non sto a ripetere le mie motivazioni. Mi auguro che la coalizione di centro sinistra abbia un ottimo risultato e che sia un risultato che faccia riflettere coloro i quali hanno usato armi improprie dentro questa battaglia di idee e di parole. Oggi però permettetemi di fare solo dei ringraziamenti che servono a scaldare meglio quel sangue dolce e amaro che abbiamo dentro, che pulsa e che ci mantiene vivi e ci regala tutte le nostre storie, i nostri racconti, i nostri piccoli e tormentati pensieri, il forte modo di “esserci”.
Grazie a Renato Soru per i suoi cinque anni di governo, per le sue scelte e per i suoi errori, per quei chilometri di coste che non ha fatto cementificare, per le auto blu quasi eliminate, per quel suo sguardo serio e non serioso, per quel suo essere algido e forte, per quel suo essere sardo. Grazie per le sue poche e parche parole e grazie per averci dato la possibilità di combattere una nuova battaglia per la Sardegna e per i sardi. Grazie per aver detto che immagina tra qualche anno la nostra isola tra le zone più istruite d’Europa. E’ un gran bel sogno. Grazie a Federico Palomba e all’Italia dei valori per avermi accettato con le mie certezze e, soprattutto con le mie incertezze, con il mio voler essere “cocciutamente me stesso” , con il mio modo di combattere, con la mia voglia di credere e di sognare. Grazie a quelli che hanno subito guardato alla mia candidatura con amore e con affetto. Grazie a tutti quelli che l’hanno vista come qualcosa di positivo e anche a quelli che l’hanno criticata. A quelli che pensavano che “tanto candidano sempre gli stessi” a quelli che “io ti voto ma tu non cambiare” e anche a quelli che non mi votano perché non sono riuscito a promettere niente. Grazie ai volontari di molte comunità, ai donatori di parole spese sulla mia e per la mia candidatura, parole che probabilmente non meritavo e non merito. Grazie ai miei parenti – che ci devono credere per forza – ai miei amici e agli amici degli amici che hanno deciso di votarmi e grazie a tutti quelli che saranno liberi di non farlo. Grazie a quelli che hanno scritto sul mio blog, che hanno commentato il mio diario elettorale, che mi hanno sostenuto e grazie a quelli che mi hanno suggerito “ma chi te lo fa fare”. Grazie a chi ha capito che questo è un bel modo di far politica, a chi si è indignato per le barzellette, per le false promesse e per le cose poco serie che Silvio Berlusconi ha raccontato, grazie per chi si è accorto che il disegno è molto più complesso di quello che ci hanno mostrato e mi dispiace per chi, invece, non ha capito.
Grazie dei vostri grazie e del vostro voto, dei vostri colori e dei vostri scazzi, della vostra splendida vitalità, del vostro essere protagonisti, del vostro incessante narrare di piccole cose, del vostro impegno e della vostra lotta quotidiana. Grazie perché ci siete e vi siete fatti sentire. Io non ho fatto una campagna di plastica perché avevo a che fare con cuori pulsanti, che avevano voglia di ascoltare, che mostravano la consapevolezza di aver scelto bene e la certezza di riuscire e che aspettano la vittoria di Renato Soru e dei suoi alleati per poter realizzare un sogno.
Ecco, grazie per averci provato. Le vostre mani che scriveranno il mio nome sulla scheda saranno mani lunghe, affusolate, corte, derise e martoriate, forti e tozze, mani da operaio o da sarti o volontari. Mani vostre che decideranno il futuro prossimo e lo dovranno decidere perché a muoverle sarete solo ed esclusivamente voi. Grazie per tutto questo, la politica, ricordiamocelo sempre, siamo noi. Che siano giornate minime, ma sinceramente enormi per i nostri cuori.
Giampaolo Cassitta