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archivio 2008 - il sito di Giampaolo Cassitta




 



4 novembre 2008 UN SITO TUTTO NUOVO 


 

Oggi è importante rinnovarsi magari rimanendo sempre se stessi. L'esigenza di un sito nuovo, diverso, dinamico, più semplice era nell'aria. Si lavorava da tempo e, per molto tempo questa esigenza si accantonava. Probabilmente  è un vezzo, un modo "sciocco" di presentarsi. L'importante, come si dice da molte parti, sono i contenuti. Poi ha prevalso l'idea dell'habitus, di ricercare cioè, dentro le parole di sempre, colori diversi e nuovi, e nuove impostazioni e nuovi modi tridimensionali di vedere le cose. Perchè se è vero che a volte si deve guardare l'erba dalla parte deller adici, è anche vero che uno sguardo da lontano, o da lontanissimo a quei piccoli fili verdi crea nuove prospettive. E allora ecco il nuovo sito, con un occhio al passato, ma con molti più colori e fotografie. Da piccolo, erano gli anni 70, usavo le mie dita per martellare una Olivetti lettera 32. Non l'ho dimenticato. Quei caratteri, che fanno parte del titolo della pagina, sono ricordi indelebili di un inchiostro che s'impregnava in un foglio bianco da dove, incredibilmente, nascevano le lettere. E producevano un dolcissimo rumore. Buona navigazione
 

E' una intervista ad uno scrittore e siamo un po' emozionati. E' la nostra prima intervista ad un personaggio già noto. Di solito prima li intervistiamo e poi diventano famosi

CITOPLASMA: "Dunque, Giampaolo Cassitta, prima di cominciare ti chiediamo: farai causa alla Microsoft? Mentre digitiamo questa intervista, il correttore automatico di Word corregge il tuo nome in “Cassetta” e, nell'ordine propone in alternativa “Bassetta”, Bassotta”, “Gassista” e infine “Lassista”! Volevamo iniziare da una domanda esistenzialista: un tempo, quando si conosceva una nuova persona, quella si presentava dicendo per esempio “Sono un insegnante”, o “Sono un operaio”. Oggi quasi nessuno si riconosce così pienamente in quello che fa e si presenta con “Faccio l'insegnante”, “Faccio l'operaio”, etc.
Giampaolo Cassitta, come si presenterebbe?"

CASSITTA: "Ho avuto, come mio capo del Dipartimento il Dr. Tinebra e nei primi giorni dal suo insediamento pensammo che era cosa buona e giusta rivolgergli, come Direzione di Istituto gli auguri di buon lavoro. Se la prese decisamente “a male” in quanto gli auguri – per colpa di Bill Gates – arrivarono al Dr. Tenebra. Questa piccola incisione serve per sorridere sul maledetto/benedetto correttore automatico di Word. Sono arrivato ad un punto molto semplice: disattivarlo. Si fanno meno errori. In ogni caso il mio cognome – di origine esclusivamente sarda – ha diverse interpretazioni. La prima può essere quella di Bill Gates, ovvero “cassetta” ma è semplicistica. E' probabile, invece che fosse il nome di una tribù (si pensa i Cassiti) che emigrarono in Sardegna dalla Mesopotamia. Chissà. In ogni caso mi tengo la mia sardità e la mia mediterraneità da molte generazioni.
Il problema della presentazione dipende sempre dall'habitus dell'occasione. Sarei uno sciocco se ad una riunione al Dipartimento mi presentassi come scrittore: dico semplicemente “Sono il Dirigente dell'ufficio detenuti e trattamento del Prap di Cagliari”. Quello che mi piace dire è sicuramente “sono uno scrittore” o forse, come si dice del detenuto che in carcere si occupa di aiutare gli altri compagni a comporre istanze, sono uno scrivano.
E' bello  poter pensare che scrivere sia un atto non esclusivamente egoistico (e lo è, tantissimo) ma anche  e soprattutto un atto con cui si comunica e, essendo scrivani, si attende anche cosa si voglia comunicare. Ecco, mi piacerebbe poter dire, un giorno, sono uno scrivano."

Nei tuoi libri c'è sempre della musica. In che percentuale la colonna sonora ha importanza nella tua vita?

La musica è vita. Dentro le canzoni, le parole, gli accordi c'è scandito il tempo delle mie emozioni, dei miei ricordi, dei miei scazzi. Penso che fin da piccolo ho unito la musica ai fatti della mia esistenza e per ogni attimo c'è sempre una canzone, un'aria, una strofa che mi riporta dentro tutto il mio cammino che è, di fatto un lungo pentagramma con dentro molte curve (oppure discese ardite e risalite…)

Dicci almeno tre colonne sonore di film che ricordi con particolare piacere o interesse.

Sicuramente Per un pugno di dollari, la musica che racconta la mia adolescenza, quando fin da piccolo amavo Tex Willer e le sue gesta con la piccola propensione ad interessarmi anche dei “cattivi”. Non disdegno le musiche di “Giù la testa”, anche questa una colonna sublime, che mi ricorda la revolucion, il gusto dell'azzardo, del far “saltare il ponte” l'esserci. Poi il “Postino”. Grande film e grande colonna sonora con il mio grande attore Massimo Troisi. Ma la musica più bella è quella di “Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto.” Quando la sento o rivedo, di tanto in tanto spezzoni di quel film, (penso di averlo visto ormai tredici volte) ritorno alle mie scelte adolescenziali: ecco, quel film ha significato molto per me, per le mie decisioni future, per l'impegno e per la voglia incontaminata di cercare la giustizia in maniera totalmente diversa da quella che effettua con assoluta maestrìa il Commissario interpretato da un grandissimo Gian MariaVolontè.

Leggendo “Il giorno di Moro” abbiamo visto solo citazioni di cantanti italiani anni '70 (De Andrè, Guccini, Area, Battisti, Gaetano, Fortis, Lolli, unici stranieri Pink Floyd e Police). Le hai scelte semplicemente perché canzoni dell'epoca socio-culturale degli anni del delitto Moro o per quello che hanno significato per te a quei tempi?

E' vero, Ci sono anche piccole citazioni straniere ma, in realtà è stata una scelta dettata dalla storia, tipicamente e quasi esclusivamente italiana. Poi, il nostro protagonista (anzi i due protagonisti) lavorano nelle radio libere dove erano i cantautori ad essere i veri interpreti. Infine per i versi. Ho tentato, infatti, di trovare per ogni capitolo la colonna sonora giusta ed era difficile. Per esempio, ritengo sia impossibile vedere un film di Sergio Leone senza la sua colonna sonora. Te la senti dentro gli sguardi, i movimenti. Ascolti quelle note e pensi al film, ci sei davvero dentro. Ecco, nel mio piccolo ho voluto costruire questa sensazione. Non so poi se vi sono riuscito, alcuni lettori però erano entusiasti della scelta.

C'è chi ha detto che internet è per i ragazzi di oggi quello che per molti di noi le radio libere rappresentarono negli anni '70. Condividi questa riflessione? Vuoi spiegare ad un visitatore del blog, magari nato solo nel 1994, che cosa significò per te la diffusione a macchia d'olio delle emittenti radiofoniche private, nell'Italia della radio pubblica?

Fu un grande blog e anche un grande blob. Una miscellanea di creatività fatta di colori (perché a quei tempi, le radio libere erano “a colori”) di suoni, di rumori, di scazzi, di telefonate assurde, di dibattiti stralunati, di ipertrofia dell'io, dell'essere “qui ed ora” a tutti i costi e ad ogni costo.
La differenza tra internet e la radio libera è, essenzialmente il rumore. Internet ha questo fascino da “acquario” dove tu leggi ma non sai chi c'è dall'altra parte. Un po' come la radio ma con la differenza che in radio sentivi le voci. Io, nel mio piccolo ero piuttosto famoso ma nessuno mi conosceva fisicamente. Ed era bello. Tutti però conoscevano la mia voce. Il significato forte della radio libera è però un altro: si scoprì, nel 1975 che esistevano le voci, la possibilità di esprimersi e di essere ascoltati fuori dai canoni istituzionali. La radio fu questa grande liberazione, questo imbuto dell'anima, dove si poteva centrifugare qualsiasi cosa. 


Hai mai visto il film “Tutto l'amore che c'è” di Sergio Rubini? E' stato girato dalle nostre parti e gli anni '70 nella dimensione paesana, per un verso o per l'altro, ci sono tutti dentro. In Sardegna c'è stato qualcuno che ha tentato un esperimento cinematografico del genere? Esiste un film sardo sull'argomento?

No, ho poco tempo per il cinema in questi ultimi anni e me ne dolgo. Spero ci sia in dvd anche perché io amo Rubini (lo scoprii fin dal suo inizio con la STAZIONE , quando al cinema ci andavo quasi tutte le sere) Conoscendo Rubini immagino però la dimensione del suo “paese” di quell'essere gioiosamente e profondamente del sud. In Sardegna vi è una scoperta in questo senso sia in letteratura che nel cinema e molti registi stanno tentando di raccontare questo vivere paesano (“Sonetaula”, per esempio, è un film tratto dal libro di Giuseppe Fiori, interamente interpretato in lingua sarda e recentemente tradotto in italiano per la televisione è un ottimo esperimento). Esistono, in Sardegna molti libri che tracciano la dimensione paesana, libri che hanno varcato il continente (penso a Niffoi, Atzori, Abate) e che riscuotono un certo successo.

Nei tuoi libri, ma anche nel tuo sito e tra le righe del tuo blog, c'è come il senso di un discorso mai interrotto tra il tuo Io del passato ed il tuo Io del presente. Nella realtà di tutti i giorni, come vivi tu questa dimensione di storicizzazione e come la vivono quelli che ti stanno attorno?

C'è, effettivamente, un vivere nel presente con gli occhi del passato. E' il mio modo di essere. Sono inglobato dentro certe storie, storie che mi hanno fatto crescere e mi hanno fatto crescere in un certo modo. Cerco di traslare il vecchio dentro un nuovo che, sinceramente non mi piace. C'è troppa plastica dentro i nuovi discorsi, non c'è passione. Io sono figlio di un calcio estinto: ai miei tempi c'era Gigi Riva, che era pura poesia. Oggi ci sono squadre di figurine super pagate che non riconosco più. Io sono figlio di una politica che era scontro e non dialogo. Ma era vera. Oggi tutti dicono che vogliono dialogare ma prima mettono le bombe. Sono cose che non riesco a sopportare. Io sono figlio di canzoni che non ci sono e, secondo me, dovrebbero esserci. Oggi è difficile emozionarsi. Ecco, manca il colore e il gusto della vita. Del vivere. Mi sembra di aver davanti esseri, per dirla con Ligabue, “sopravviventi”.

Condividi l'affermazione “Siamo il risultato delle ferite che portiamo addosso”?

Assolutamente. Siamo anche un ottimo e un pessimo risultato. Ottimo perché le ferite, seppure non rimarginate, non erano mortali, pessimo perché continuiamo a leccarcele e non abbiamo il bastardo coraggio di una soluzione di ricostruzione plastica: eliminare le ferite e le loro cicatrici. Siamo all'antica….

Nel libro “Il Giorno di Moro” il tuo personaggio principale è un magistrato del Tribunale di Sorveglianza che scopre, grazie al suo nuovo ruolo, quello che accade una volta che il processo è terminato e inizia l'esecuzione della pena.. Cioè quando il lavoro più interessante per un magistrato sembrerebbe…finito. Offrire questo punto di vista inedito è stata una scelta dettata dalla tua professione?

Per certi versi si. I magistrati di Sorveglianza (che io conosco molto bene) sono sempre stati considerati (e a torto) quelli di serie B, inutili. Per certi versi è vero. Hanno a che fare con detenuti definitivi, ormai trattati da altri: frattaglie. Epperò hanno davanti altre storie: possono, davvero, ripercorrere la storia di un uomo e non dal punto di vista dell'imputato. E' un percorso importante, difficile, doloroso, impegnativo, a volte cattivo e crudele. Ma arricchisce e serve per capire, comprendere le scelte dell'uomo detenuto rispetto all'imputato che un giudice dovrà condannare. Perché il Pubblico Ministero, in realtà, è meno libero del magistrato di Sorveglianza. Il primo dovrà condannare o assolvere non per sua decisione ma perché lo ha deciso il legislatore, il secondo dovrà scontrarsi con un uomo e avrà la possibilità di scegliere se farlo e come farlo. In questo senso il mestiere di Magistrato di Sorveglianza è un bellissimo e bastardissimo mestiere.

 

Sai che molti assistenti sociali ed educatori che operano nel nostro settore vorrebbero cambiare lavoro? La maggior parte poi finisce per arrivare alla pensione, desiderando di fare altro. Secondo te cosa occorre perchè ci si spossa sentire soddisfatti del nostro lavoro?

La sindrome del burn-out è ormai assodata e noi (dico noi anche se adesso faccio, in realtà un altro mestiere) siamo i più investiti. Noi lavoriamo con gli ultimi o con coloro i quali sono considerati ultimi e con coloro che hanno perduto qualcosa. Sappiamo anche che i nostri ultimi possono, al massimo “salvarsi” ma non vinceranno mai uno scudetto dentro questa strana società che dice che siamo tutti uguali ma, in realtà costruisce leggi sociali per dividerci. Il nostro è un bel mestiere finchè vive la creatività e la curiosità. Se non sei più curioso devi cambiare. Assolutamente.

Se dovessi consigliarci un compagno di avventura per un viaggio a piedi in Tibet chi ci consiglieresti, e perché?

Brutta domanda che presuppone una scelta “definitiva”. Penso, per i suoi sguardi intensi e attenti a ciò che lo ha circondato, al suo capire prima degli altri, al suo essere coerente, cocciuto, duro e dolce, alla sua grande spiritualità, sceglierei Pier Paolo Pasolini. Sarebbe un gran bel viaggio. Se devo invece scegliere tra i personaggi viventi ho delle difficoltà. Banalmente mi sentirei di dire il Dalai Lama e, come donna, la Betancourt .

Qual è il romanzo che più hai amato, da ragazzo?

Oddio. Brutta domanda. Nel senso che ci sono molti romanzi che ho amato da ragazzo: “Per chi suona la campana” di Hemingway, “Paesi tuoi” di Cesare pavese, “Delitto e castigo” di Dostoevskij e come libro di formazione direi “Scritti corsari” di Pasolini. Ecco, probabilmente quello che amo di più e che rileggo di tanto intanto, disperandomi per quello che abbiamo perso.

E quali sono le canzoni che più ami, ora che sei grande e la musica la puoi fare anche da te?

Rimango sul classico e quindi i cantautori. Con una lieve puntata sui Pink Floyd (il mio gruppo preferito) e le Orme (vecchio gruppo di avanguardia). Sono però curioso alle nuove cose: Jovanotti, Tiro mancino, Casinò royal, Negramaro (bravissimi) Liga, Vasco. Un po' tutto questo ma sopra tutti e soprattutto Fabrizio De Andrè, la mia colonna sonora (e colonna sonora unica del mio nuovo romanzo con protagonista sempre Claudio Marceddu).

Fai una citazione a beneficio dei nostri visitatori. Puoi scegliere tu persona ed argomento, ma devi rispettare una sola regola: deve essere ottimista.

“la passione non ottiene mai il perdono” E' una frase di Pasolini che ritengo bellissima. Ed è ottimista perché, in ogni caso è bello coltivare la passione, al concetto di perdono ho sempre creduto poco e sono stato, fin da piccolo dalla parte degli indiani e quindi di quelli che non vengono facilmente perdonati. Appassionarsi è vivere, non farlo è sopravvivere.

Ciao
 


 

 




intervento dell'Onorevole Federico Palomba al Parlamento Luglio 2008

"Signor Presidente, onorevoli colleghi, non mi sfugge, e non ci sfugge, l'estrema delicatezza del momento che stiamo vivendo. Si tratta di un momento nel quale sembrano intrecciarsi questioni di merito di estrema rilevanza morale , filosofica, etica e civile, quale il rispetto della vita, con considerazioni di carattere istituzionale, che sono ugualmente serie, sia pure sotto un altro versante. La relazione del Vicepresidente Lupi sembrerebbe sgomberare il campo dal rischio di interferenze tra i due aspetti, quello del merito e quello del metodo. Egli stesso ha detto, infatti, che il Parlamento è chiamato a pronunciarsi su una questione istituzionale. A scanso di ogni equivoco voglio, comunque, premettere che tutti i parlamentari dell'Italia dei Valori sono schierati a difesa della vita e del rispetto della vita e che quando sarà il momento non sarà dubbio da che parte noi staremo. Oggi, però, siamo chiamati a discutere di un'altra questione: se sia lecito alla Camera e al Parlamento contestare una decisione della magistratura, della Corte di Cassazione e della Corte di Appello, attraverso un conflitto di attribuzione.

Signor Presidente, l'Ufficio di Presidenza avrebbe dovuto rifiutarsi di seguire questa strada , perché così facendo ammette che il Parlamento è gravemente carente su questo aspetto: chiama la Corte costituzionale a pronunciarsi su che cosa? Su un'inesistenza, su un' incapacità del Parlamento ad assolvere il proprio dovere, che è quello di legiferare . Deferiamo alla Corte costituzionale una decisione non su un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato ma sul fatto che la magistratura si sia pronunciata in una sede giurisdizionale, nel pieno rispetto della norma dell'articolo 12 delle preleggi, e sul fatto che vi è un Parlamento che si autodefinisce come Ponzio Pilato , come Don Abbondio , non essendosi ancora pronunciato su un tema di questo genere.

Signor Presidente, mi sembra veramente un autogol micidiale , se lo volessimo considerare sotto un termine calcistico, e se ciò non urtasse contro l'estrema delicatezza del problema che stiamo affrontando. Veda Presidente, se uno studente avesse detto che questa sentenza della Corte di Cassazione - sul merito della quale non vogliamo entrare - invade la sfera di altri poteri dello Stato, noi l'avremmo bocciato. Non esiste, Presidente, una sentenza di non liquet, soprattutto quando si tratta di decidere sui diritti, non esiste - lo ripeto - e la giurisdizione ha l'obbligo di rispondere. Lo afferma con estrema chiarezza l'ultima parte dell'articolo 12 delle preleggi: se vi sono disposizioni specifiche le si applicano, se queste non vi sono si fa riferimento a casi analoghi (attraverso un procedimento analogico), se non vi sono neanche tali casi si fa riferimento ai principi generali dell'ordinamento giuridico ed a questo ha fatto riferimento la Corte di Cassazione. Noi speriamo ancora che vi siano dei rimedi endoprocedimentali perché poi la decisione possa avere un esito diverso. Non entriamo nel merito di questo aspetto, stiamo discutendo su un altro punto, cioè sul fatto che il Parlamento sta dicendo alla Corte costituzionale di eliminare e di togliere di mezzo una sentenza soltanto perché esso non è stato capace di decidere sullo stesso argomento . Noi non ci sentiamo di essere complici di una decisione di questo genere e di una ammissione di questo genere, cioè di un'ammissione d'impotenza e d'incapacità del Parlamento. D'altra parte pensiamo che ogni corte giurisdizionale chiamata a decidere su un conflitto abbia il dovere di rispondere. La Corte di Cassazione ha risposto secondo alcuni criteri che essa ha ritenuto validi. Se noi riteniamo che criteri diversi debbano essere indicati lo dobbiamo dire con chiarezza, assumendoci - ciascuno di noi - le proprie responsabilità su un tema delicato di questo genere, e non dobbiamo invece utilizzare e strumentalizzare sentimenti quali quelli al diritto alla vita , la compassione e la partecipazione che tutti abbiamo al destino di Eluana. Noi, Presidente, non intendiamo prestarci a questo e perciò esprimeremo un chiaro e netto voto contrario.

 

Federico Palomba, deputato Italia dei Valori.


 

Una «rete» nel mare della legalità

 ITTIRI. «L’incontro di oggi era dedicato prevalentemente ai giovani, ma loro non hanno risposto. Evidentemente occorre cambiare metodo, approccio e linguaggio. Rimane da capire chi deve fare autocritica: i giovani, noi anziani o entrambi». Con queste parole il sindaco Tonino Orani ha voluto caricare di un forte significato sociale l’assenza di un segmento importante, i giovani appunto, del progetto Reca (Rete di centri di aggregazione socio culturale).  Reca - la rete virtuale tesa dai Comuni di Ittiri, Banari, Olmedo, Romana, Uri e Usini - è stata costituita ufficialmente venerdì nell’auditorium comunale di Ittiri. La iniziativa mira ad arrestare, o almeno a rallentare, il progressivo distacco dalla legalità dei giovani. Nel corso della presentazione si è potuto toccare con mano l’impegno delle istituzioni, delle associazioni e dei singoli per garantire maggiore legalità e sicurezza nel territorio.  La presenza del prefetto Paolo Guglielman e del questore Cesare Palermi ha conferito un forte significato istituzionale al lancio del progetto pilota. I rappresentanti dello Stato nel territorio hanno avuto parole di apprezzamento per chi ha reso possibile l’avvio di un percorso virtuoso che coinvolge tutte le componenti le quali, a vario titolo, operano nel sociale.  Presente alla riunione anche l’Arma dei carabinieri che, attraverso le parole del tenente colonnello Marco Piccoli, ha rimarcato l’esigenza di una forte sinergia tra cittadinanza e forze dell’ordine. Un’azione fatta di repressione, ma soprattutto di prevenzione, alla quale deve dare il proprio contributo l’intera comunità. Il direttore del centro giovanile salesiano Latte Dolce di Sassari, don Gaetano Galia, ha galvanizzato l’attenzione del pubblico rappresentando l’esperienza della comunità alloggio «Il Sogno».  Nel corso del suo intervento il sacerdote ha sottolineato l’importanza dell’uso, moderato e motivato, anche di qualche inequivocabile «no» da parte degli adulti educatori. «Esistono - ha proseguito don Galia - validi motivi per cui la crescita passa anche attraverso la negazione, partendo dalla famiglia. Infatti - ha concluso il salesiano - la legalità inizia a fare i primi passi nella mente del bambino già nelle mura domestiche, Qui i piccoli vivono il mondo e devono capire che in esso vigono delle regole che vanno rispettate».  Il progetto Reca, finanziato dal Por Sardegna 2000-2006 («Progetti pilota locali legalità») prevede una serie articolati interventi strutturali nei comuni partecipanti. A Ittiri è previsto il completamento dei lavori di recupero dell’ex pretura per la realizzazione, di concerto con i frati francescani (cointestatari della struttura) di un centro culturale polivalente. Mentre il Comune di Olmedo provvederà alla riqualificazione del centro di aggregazione sociale. Banari curerà i lavori di adeguamento e riadattamento delle strutture attualmente adibite a centro di aggregazione sociale. Romana riqualificherà e ampierà il proprio centro sociale. Uri sarà impegnato nella realizzazione di un locale polivalente da utilizzare come laboratorio musicale e di aggregazione sociale. Infine, Usini adeguerà e ristrutturerà i centri di aggregazione.  Con le strutture a regime, il piano varato a Ittiri prevede un’innovativa strategia per arginare la diffusione delle illegalità che in specifiche aree assume i contorni dell’emergenza sociale. Alla buona riuscita del progetto partecipano alcuni attori locali: Coop Manitese, Associazione italiana di scoutismo «Assoraider» per Ittiri; associazione culturale Paulis di Uri e cooperativa sociale Robinson di Sassari.  L’impatto previsto dal progetto in termini di prevenzione e riduzione delle situazioni di illegalità prevede, su 544 individui a rischio, di allontanare dal «percorso illegale» il 40 per cento dei soggetti (220 individui). I beneficiari finali sono ex detenuti, soggetti affidati ai servizi sociali, persone agli arresti domiciliari e altre figure spesso lasciate sole nel difficile compito di reinserimento. Il progetto Reca che è collocato al sesto posto in una griglia di altri quindici consorzi in tutta l’isola, è stato presentato da Adriano Ferracuti della «Iskom Consulting» di Firenze, società qualificata nella progettualità sui temi della sicurezza e legalità, e si articola su più sezioni il cui denominatore comune è rappresentato dall’impegno delle istituzione e della comunità ed è mirato ad interrompere la perversa spirale della dilagante illegalità.  In rappresentanza degli istituti di pena è intervenuto Giampaolo Cassitta, dirigente dell'ufficio detenuti e trattamento del provvediotrato regionale penitenziario . Cassitta ha sottolineato il crescente bisogno rieducativo e l’esigenza di trasmettere al cittadino la certezza della pena. La voce delle cooperative aderenti al progetto è stata portata da Mariangela Faedda, che ha spaziato sulle problematiche che investono gli operatori del settore e che quotidianamente si trovano ad affrontare realtà che necessitano, per una seppur parziale soluzione, del coinvolgimento di tutta la società.  Un grido di aiuto, quindi, da chi opera sul campo e vede crescere un fenomeno che i protagonisti della cultura e della legalità non sono in grado di arginare. Vincenzo Masia

 

Aggregazione sociale: nasce il «Reca»

 ITTIRI. Si terrà oggi, con inizio alle 16,30, nei locali dell’auditorium comunale di via Boccaccio, il convegno di presentazione del progetto pilota “Reca - Rete dei centri di aggregazione socio culturale”. Il progetto, finanziato dalla Regione e promosso dal Consorzio “Cultura è Legalità”, si preannuncia come il più vasto programma di azioni mai realizzato sul territorio a vantaggio della popolazione locale, con l’obiettivo di arginare la crescente e preoccupante diffusione dell’illegalità, che, in specifiche aree, assume i contorni dell’emergenza sociale.  Aderiscono al Consorzio sei comuni: Banari, Ittiri, Olmedo, Romana, Uri e Usini, che già in passato hanno collaborato nell’ambito del progetto pilota Pon Sicurezza promosso dal ministero dell’Interno. collaboreranno alla realizzazione del progetto le cooperative sociali “Manitese” di Ittiri e “Robinson” di Sassari e l’associazione culturale “Paulis” di Uri.  Come ha affermato Tonino Orani, sindaco di Ittiri nonché presidente del consorzio “Cultura è Legalità”: «La strategia del progetto si basa sulla creazione e il miglioramento delle strutture di aggregazione sociale e sul sostegno allo sviluppo economico locale. Ad esempio, poiché la musica è uno dei nuclei di aggregazione più efficaci e considerando le richieste pervenute in particolare dal mondo giovanile, il consorzio intende orientare l’utilizzo di locali polivalenti verso la realizzazione di laboratori musicali integrati alle attività dei centri di aggregazione sociale. L’essenza del progetto si può riassumere nel concetto che l’illegalità può essere debellata attraverso la promozione di azioni mirate a far crescere una cultura della legalità». Per parlare di tutto questo e per approfondire le varie tematiche interverranno al convegno il prefetto di Sassari Paolo Guglielman e il questore Cesare Palermi. Saranno presenti anche un rappresentante provinciale dell’Arma dei Carabinieri nonché figure istituzionali e funzionari della Regione.  Il sindaco Orani, in veste di presidente, presenterà il consorzio “Cultura è Legalità” mentre i sindaci dei sei comuni coinvolti parleranno degli interventi previsti nei vari centri. Tra gli interventi da segnalare anche quelli di Don Gaetano Galia sull’esperienza della “Comunità alloggio Il Sogno” e di Giampaolo Cassitta, direttore coordinatore di area pedagogica presso la casa reclusione di Alghero su “Strumenti efficaci per contrastare l’illegalità: esperienze”. Seguirà un dibattito col pubblico in sala al quale, al termine dei lavori, verrà offerto un rinfresco con musica e animazione. Si ricorda infine che, per tutti coloro che vogliano raggiungere Ittiri dagli altri centri del Consorzio, l’organizzazione ha predisposto un apposito servizio di bus navetta al fine di poter raggiungere comodamente il luogo del convegno. Vincenzo Masia

 

 

I racconti dedicati a De Andrè

 TEMPIO. Sarà “Una storia sbagliata” il gran finale della rassegna”Faber suoni e parole cangianti”. Dopo tanta musica, reading, danza e la pirotecnica apertura del festival con il concerto della Pfm, le ultime note della rassegna deandreiana diretta da Sandro Fresi avranno un sapore letterario. “Una storia sbagliata” non è infatti solo il titolo di uno dei motivi più noti dello straordinario repertorio di Faber. Da tre anni a questa parte è anche il nome di un premio letterario, che è nato a Tempio grazie all’associazione culturale “Carta Dannata” e alla Libreria Max 88.  Da quest’anno il concorso diventa parte integrante del palinsesto del festival. E lo diventa con la sua giovane e intrigante storia: centinaia di racconti brevi iscritti, una grande partecipazione di autori della Penisola, due interessanti raccolte date alle stampe dall’editore sassarese Mediando e l’interesse di alcuni scrittori di professione, come Giorgio Todde e Giampaolo Cassitta, che hanno presieduto le giurie delle due prime edizioni. edizioni. Intanto, martedì e mercoledì, il festival è entrato nel cuore delle manifestazioni. Ieri, l’appuntamento è stato al Teatro del Carmine, che ospiterà quest’oggi il concerto degli algheresi Humaniora e la premiazione del concorso. Insieme alla danza di Daniela Tamponi e alla voce ispirata di Elisa Carta si sono esibiti anche Paolo Mari e Fausto Billi, appassionati interpreti del repertorio deandreiano. Repertorio, durante la seconda giornata del festival, che è stato rivisitato in modi diversi, con punte di minore o maggiore originalità negli arrangiamenti.  Il pubblico ha dimostrato ancora una volta di gradire la formula dei piccoli concerti itineranti, che è un pò il marchio di fabbrica dei festival deandreiani sostenuti dall’amministrazione comunale e che per i turisti sono una buona occasione per unire l’ascolto della musica alla visita della città, il cui centro storico è capace di sorprendere anche chi crede di conoscerla a menadito. Via del campo, Canzone dell’amore perduto, Un giudice, tutte le più note canzoni di De André sono risuonate in piazza San Pietro, palazzo Misorro, piazza S. Antonio, innescandosi come in un meccanismo ad orologeria. Per farle interpretare la direzione del festival si è affidata ai Malinda Mai e all’Elisa Carta Trio. Nello storico palazzotto dei Misorro Iskeliu e Alessandro Deiana hanno accompagnato Mauro Orrù, che ha letto il racconto deandreiano “Un destino ridicolo”. Piccolo tributo alla vena non solo musicale, ma anche letteraria di quel grande genio che fu De André, di cui il prossimo anno ricorrerà il decennale della morte.
 
 

Oggi a Ittiri un libro su De Andrè


 ITTIRI. Oggi, alle 19, nella pizzeria «La Piazza» verrà presentato il libro «Cantami di questo tempo. Poesia e musica in Fabrizio De André». L’incontro è organizzato dal Sistema Bibliotecario «Coros-Figulinas» e dalla Società Umanitaria di Alghero, con la collaborazione del Comune di Ittiri e la Comes (Cooperativa Mediateche Sarde) e sponsorizzato dall’Hotel Carlo Felice di Sassari. Il volume raccoglie i materiali elaborati intorno al convegno dedicato a Fabrizio De André, che ha avuto luogo a Cagliari nel giugno 2003. Nella sezione «Orizzonti», curata da Andrea Cannas, vengono presentati gli scritti che trattano in generale il rapporto tra canzone, letteratura e utopia in De André. Nella sezione intitolata «Percorsi», curata da Antioco Floris, l’attenzione si focalizza su album, brani o specifiche problematiche dell’immaginario che intorno alla sua figura è andato definendosi in 40 anni di attività. La terza sezione del volume, curata da Stefano Sanjust e intitolata «Variazioni», esplora la componente sonora, mettendo a fuoco aspetti di De André musicista: i legami con la tradizione musicale italiana, le contaminazioni con altre culture, le caratteristiche del timbro di voce. Per ricordare la figura dell’artista interverranno il giornalista Giacomo Serrali, lo scrittore Giampaolo Cassitta, Elias Vacca e l’editrice Patrizia Manduchi. Brani di De André saranno eseguiti dai Nasodoble di Sassari. (p.si.)

 

 

Stasera il concerto degli HumaniorA

 OSILO. E’ uno dei momenti più attesi della “Settimana della cultura”, il concerto che gli HumaniorA terranno questa sera a Osilo, nei locali del salone canonico Liperi, con inizio alle 19,30. Il gruppo musical/letterario sassarese ha una lunga tradizione di presenze sul Tuffudesu, dove ha sempre portato le ultime novità della sua ricerca artistica. E il programma per il concerto di oggi aderisce perfettamente al significato della rassegna culturale promossa dall’Istituto comprensivo di Osilo con la collaborazione del Comune. Verranno eseguite: “Searching the clown’s smile”, liberamente ispirato ad “Opinioni di un clown” di Heinrich Bell; “Canto per le madri”, ispirato alla poesia omonima di Pablo Neruda; “Nte quesc-te chè gianche”, dal libro “Poesias” di Humaniora; “Tempo”, liberamente ispirato a “Gente di Dublino” di James Joyce; “La ninnia di giaiu”, dal libro “I l’intragni sigreti” di Cinzia Cossu; “Marta” dal libro “Supercarcere Asinara” di Giampaolo Cassitta; “Il suonatore Jones”, di Fabrizio De Andrè, dall’“Antologia di Spoon river” di Edgar Lee Master; “Ponti non muri”, dal libro “Bridges not walls” di HumaniorA. Nel corso del concerto verranno anche letti piccoli brani tratti dai libri citati. «Humaniora, si legge nella presentazione del concerto, rivolge il suo impegno prioritariamente alla composizione di brani strumentali e vocali caratterizzati dalla poeticità del testo, il cui significativo contenuto affronta prevalentemente tematiche socio-culturali. L’idea musicale percorre i “quadri di vita”, i pensieri e le atmosfere che scaturiscono dalla composizione letteraria: in particolar modo la parte strumentale intende “avvolgere” i contenuti, cogliere e penetrare le immagini... dare loro forma». Mario Bonu

 

Morto don Giorgio, prete dell'Asinara

 PALMADULA. Si sono svolti ieri mattina a Palmadula i funerali di don Giorgio Curreli. Aveva 71 anni, originario di Gonnesa, era stato ordinato sacerdote il 31 luglio 1966 in Vaticano da Papa Paolo VI. Il religioso - diventato «famoso» dopo avere celebrato in carcere, nel 1983, il matrimonio tra il boss della Nuova camorra organizzata Raffaele Cutolo e Immacolata Icone - è morto mercoledì in ospedale dopo che la malattia l’aveva fortemente debilitato al punto da allontanarlo dalla parrocchia di Santa Maria Assunta, nella borgata della Nurra di Sassari, tra Porto Torres e Stintino.  Per venticinque anni l’Asinara è stata la sua casa. E gli agenti della polizia penitenziaria, carabinieri e polizia, brigatisti e mafiosi, big della criminalità organizzata i suoi parrocchiani. Don Giorgio era arrivato «in missione all’inferno» nella primavera del 1974 e lì aveva cominciato a vivere a fianco degli ultimi, dei dimenticati, dei condannati, degli isolati e dei sofferenti, ma anche di tanta gente che - pur nelle condizioni di precarietà - si è sempre sforzata di avere una vita normale. E siccome lui aveva un alto senso della comunità, del rispetto dei diritti di tutti, riassumeva in una battuta il suo incarico pastorale: «Sono all’inferno? Allora vuol dire che lavoro con fiducia per aiutare chi ci crede ad arrivare in paradiso». Ieri mattina nel sagrato della chiesa di Santa Maria Assunta, nella borgata di Palmadula, c’era tanta gente per l’ultimo saluto a don Giorgio. Davanti all’arcivescovo di Sassari Paolo Atzei e ai sacerdoti della diocesi, una folla di amici e di conoscenti. Nella piazza una bella fetta di Asinara, di quell’isola che - come afferma Giampaolo Cassitta nell’ultimo libro nato dai racconti dell’ispettore Lorenzo Spanu - ha visto passare uomini «che non sono eroi, ma hanno comunque scritto una piccola pagina di storia». In mezzo alla folla anche ex detenuti con le lacrime agli occhi. E poi bambini diventati grandi, quelli che lui, «prete di frontiera», riuniva per inventare giochi e feste.  Il matrimonio di Cutolo. Lo celebrò nel 1983 nella chiesa di Cala d’Oliva. Una unione autorizzata dal ministero della Giustizia e dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria dopo una lunga fase di preparazione. Schema rigido, nessuna concessione. Immacolata Iacone aveva chiesto poche cose: la musica dell’Ave Maria, una passeggiata sulla spiaggia dell’Asinara, una torta e qualche foto. Non venne concessa la passeggiata e neppure la musica. Alla torta ci pensò don Giorgio che si impegnò in ogni modo per far sì che la cerimonia fosse quasi normale. Coinvolse le donne, le mogli degli agenti, per la preparazione del dolce. Ottenne che almeno loro fossero presenti in chiesa: «La futura sposa non è una detenuta - disse - non è giusto celebrare un matrimonio in una chiesa vuota. La spuntò anche per le foto, scattate con la sua «Canon» che affidò, dopo una serie di dettagliate istruzioni, all’allora brigadiere Lorenzo Spanu. Servizio fotografico in 36 scatti, anche il bacio tra gli sposi che, in realtà, non doveva esserci perchè non autorizzato. L’unico tra «don Raffaè» e la sua «Tina» in 25 anni di matrimonio. Quelle nozze furono quasi normali grazie a don Giorgio: oltre alla torta, in una stanzina, anche un brindisi con spumante e bicchieri di plastica. “’O professore” testimoniò la sua riconoscenza. Il supercarcere. Andava a celebrare la messa nel corridoio di Fornelli, don Giorgio, tra mafiosi e terroristi. Aveva scelto quello spazio perchè così tutti potevano vedere e sentire. Un giorno da una delle celle partì una pernacchia. Non si scompose, si voltò nella direzione giusta: «Serve solo a chi l’ha fatta, a me non serve». La messa per Riina. Nel bunker del boss ci andava accompagnato dal capo posto, dal responsabile della polizia penitenziaria. Messa solo per lui, ogni tanto, quando «zio Totò» la chiedeva, inserita tra le letture della vita dei santi. L’addio all’Asinara. Lasciò l’isola nel febbraio del 1998 insieme a tutti gli altri, in una situazione non proprio di serenità collettiva. «Le cose vanno così - commentò - l’Asinara è una risorsa del territorio. Ma tutto quello che è stato non si può cancellare. Non sarà più come prima». C’era un velo di tristezza nelle sue parole. Negli ultimi anni, ogni volta che raccontava le storie di vita dell’Asinara si riscopriva nostalgico. E se sfiorava la commozione, allora tornava a scherzare alla sua maniera: «Sai questa macchina fotografica è famosa - è quella che ha immortalato le nozze di Cutolo. Acquisterà valore nel tempo». Ma sapeva bene che non era una questione di foto. Con don Giorgio se n’è andato un altro pezzo della storia dell’Asinara. (gia.ba.) i sarde, nuovi progetti per la svolta





Convegno a Sassari sulla Sicurezza del cittadino e politica penitenziaria

 SASSARI. Più della metà degli 803 condannati definitivi, che sono il 51 per cento dei detenuti sardi, uscirà dal carcere nei prossimi tre anni. La maggior parte potrebbe finire di scontare la pena fuori da una cella, ma le misure alternative alla detenzione vengono applicate con il contagocce in tutta Italia. Secondo Emilio Di Somma tanti, soprattutto i politici, pensano che certezza della pena equivalga a pena scontata in carcere. Le cose invece dovrebbero andare diversamente e se lo dice Di Somma, vice capo dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, bisogna riflettere.  L’intervento di Emilio Di Somma ieri ha chiuso un partecipatissimo convegno organizzato dalla Camera penale di Sassari in collaborazione con il Comune di Sassari e con l’Ordine forense. I massimi esperti della politica penitenziaria hanno risposto all’appello di Giuseppe Conti, presidente degli avvocati penalisti sassaresi. Si è parlato di «Sicurezza del cittadino e politica penitenziaria». Il convegno è stato l’occasione per fare il punto sul «pianeta carcere» in Sardegna e per parlare di cosa si potrebbe e si dovrebbe fare per migliorare le condizioni di vita dei detenuti, di chi negli istituti penitenziari lavora, dei cittadini che guardano a questi edifici come a baluardi della propria serenità.  Ma la sicurezza, dicono gli addetti ai lavori, non sempre e non necessariamente deve essere garantita con la detenzione «classica». Lo ha spiegato con le statistiche Alessandro De Federicis, della Camera penale di Roma. Lo ha ribadito Giampaolo Cassitta, direttore dell’Ufficio detenuti dell’amministrazione penitenziaria. E lo ha testimoniato Pasquale, uscito in anticipo dal carcere dove era rimasto 16 anni, che con la rete tesa dall’avvocato Conti e da suor Maddalena, garante dei detenuti sassaresi, è riuscito a ricostruirsi una vita diversa.  L’avvocato De Federicis ha spiegato che i dati sulla recidiva (la tendenza a commettere nuovi reati) contrasta con la cultura del carcere. In effetti, solo l’1 per cento dei condannati commette reati durante le misure alternative. E «solo» diciannove su cento delinquono dopo avere avuto fiducia dallo Stato. Commettono nuovi reati (come sembrano confermare anche i dati sull’indulto) settanta detenuti su cento che scontano l’intera pena in carcere. La paura di essere messi alla gogna mediatica quando quell’unico detenuto su cento commette un grave reato è un deterrente, secondo l’avvocato, per i magistrati di sorveglianza (ieri grandi assenti del convegno).  Secondo Emilio Di Somma, la strada vincente è un sistema capace di garantire la certezza della pena, il recupero sociale dei detenuti, la copertura degli organici della polizia penitenziaria e del personale di ausilio. In Sardegna - dove ci sono 1.621 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 1.547 posti e una tollerabile di 2.145) ci sono progetti che fanno sperare.  Tra poco più di un mese partità il «Progetto colonia» a Mamone, Is Arenas, Isili. I 319 detenuti (quasi tutti stranieri) saranno messi nelle condizioni di lavorare - all’aperto e con una custodia attenuata - per la produzione di alimenti biologici di qualità. Grazie a una collaborazione con Slow-food, Coldiretti e Cna, i prodotti verranno messi in vendita nelle più grandi fiere agroalimentari.  Quello di restituire con il lavoro dignità e speranza a chi ha sbagliato è un metodo che ha già dato risultati. Non è un caso che il sogno dei vertici dell’amministrazione penitenziaria è di portare nelle tre colonie penali, a regime, ottocento detenuti. Quasi la metà dei reclusi sardi.
 

Uno su tre torna in cella

 SASSARI. Un detenuto su tre di quelli scarcerati con l’indulto è ritornato dietro le sbarre. Il dato rispecchia quello nazionale e ieri è stato fornito, insieme a tanti altri, da Giampaolo Cassitta, dirigente regionale dell’Ufficio detenuti amministrazione penitenziaria. Dall’estate 2006 ad oggi sono usciti per l’indulto 1.075 detenuti, dei quali 609 sardi e 466 non residenti nell’isola. Trecentoquindici di queste persone sono rientrate in carcere: una parte ha commesso reati dopo la scarcerazione, per altri è passata in giudicato la sentenza per fatti precedenti. Gli addetti ai lavori, pur valutando l’effetto positivo degli istituti non più sovraffollati, danno un giudizio complessivamente negativo sulla scelta dell’indulto. «La classe politica è stata miope - è il parere di Emilio Di Somma -. L’amnistia avrebbe funzionato meglio».
 

Il libro di Cassitta e la musica degli Humaniora conquistano il pubblico per i piccoli di Betlemme

 VALLEDORIA. Grazie al provvidenziale intervento del parroco del paese don Salvatore Melis, l’incontro contemporaneo letterario e musicale, di sabato scorso, con Giampaolo Cassitta e i musicisti del gruppo Humaniora, organizzato dall’assessorato comunale alla Cultura, il Presidio del libro “Sulle ali delle mente”, e patrocinato dalla Provincia, si è potuto svolgere con la giusta atmosfera che meritava. Infatti, per garantire la buona riuscita della manifestazione, gli organizzatori hanno spostato la presentazione del volume “Il giorno di Moro” e l’esibizione degli Humaniora, dalla sede dell’aula consiliare, a quella del salone parrocchiale. Lo spostamento si è reso necessario perché, in concomitanza con l’incontro letterario-musicale, in piazza del Comune si stavano esibendo i cantori in «limba» accompagnati dalla chitarra. Quindi il volume alto di questi strumenti avrebbe disturbato sicuramente la riuscita della manifestazione condotta da Cassitta e gli Humaniora. «Ringrazio sinceramente Don Melis - dice il sindaco Tore Terzitta - per l’estrema disponibilità dimostrata nell’ospitare nel salone parrocchiale lo spettacolo culturale». L’integrazione di letteratura e musica alla fine è stato un successo e si è dimostrata un mix azzecato. Infatti, il libro, un thriller giudiziario di grande interesse, il cui titolo può trarre inganno, si è sposato bene con la musica degli Humaniora. E lo spettacolo è riuscito a catturare l’attenzione del pubblico per più di due ore. Sono proprio vere le parole di Manlio Brigaglia sugli Humaniora il quale dice che quando suonano e cantano hanno la forte ambizione di far sapere a chi li ascolta che niente di quelle note, niente di quelle parole, viene per caso. Lo scrittore Giampaolo Cassitta si è dimostrato il grande affabulatore di sempre, riuscendo a rendere ancora più avvincente il suo libro presentandolo con l’uso delle «slide» proiettate. Da ricordare che in concomitanza della presentazione del libro e dell’esibizione musicale è stato allestito, all’ingresso del salone parrocchiale, un banchetto di beneficienza “Per i bambini di Betlemme”. Il banchetto di oggetti rientrava nel progetto che stanno portando in tandem gli Humaniora e Cassitta, “Ponti non Muri, artisti sardi per Betlemme”. Il fine del progetto è quello di sensibilizzare le persone ad essere solidali nei confronti dell’orfanotrofio di Betlemme. Per informazioni sul progetto, si può consultare il sito dell’associazione www.pontinonmuri.it. «Siamo molto soddisfatti per la riuscita della serata - dice il vicesindaco Giovanni Pinna - queste occasioni di incontro destano sempre più un interesse crescente».  Giulio Favini

 

Carcere e dignità

 SASSARI. «Sicurezza del cittadino e politica penitenziaria». È il tema di un convegno, in programma il 5 aprile alla Camera di commercio, organizzato dalla sezione sassarese della Camera penale in collaborazione con il Comune e con l’Ordine forense. Si tratta di una delle iniziative promosse dell’avvocatura penalistica, rappresentata dal presidente Giuseppe Conti, per favorire il dialogo su problemi particolarmente sentiti. La casa circondariale di San Sebastiano, nel cuore della città, è l’emblema di situazioni e problemi che non possono lasciare indifferenti: le condizioni di vita negli istituti penitenziari, il recupero e il reinserimento del condannato nella società.  «L’avvocatura penalistica ha sempre riservato la massima attenzione al settore carcerario - spiegano gli organizzatori -, afflitto da problemi mai risolti dalle varie forze politiche che si avvicendano nel governo del Paese». «La politica, impegnata a far fronte ai bisogni della comunità nei settori nevralgici ed essenziali per una moderna democrazia - scrivono i promotori del convegno -, da troppo tempo trascura di operare per garantire a chi è privato della libertà uno standard di vita degno di un paese civile nel rispetto della dignità e dei diritti elementari della persona».  L’iniziativa di sabato prossimo sarà presentata e coordinata dall’avvocato Giuseppe Conti. Alle ore 9 apriranno i lavori il sindaco Gianfranco Ganau e il provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria, Francesco Massidda. Seguiranno le relazioni. Cecilia Sechi, assessore comunale alle Politiche sociali, parlerà di «Sicurezza e inclusione sociale». Gianfranco Spadaccia, garante dei diritti del detenuto a Roma, farà un intervento sul ruolo del Garante. Alessandro De Amicis, della Camera penale di Roma, ha scelto un tema delicato come «Le misure alternative alla detenzione». Giampaolo Cassitta, dirigente dell’Ufficio detenuti dell’amministrazione penitenziaria della Sardegna, parlerà del pianeta carcere nell’isola, delle sue problematiche e delle aspettative che circondano l’ambiente carcerario. Chiuderà i lavori Emilio Di Somma, capo dipartimento dell’amministrazione penitenziaria presso il ministero della Giustizia, con una relazione su «La rieducazione del detenuto per la sicurezza del cittadino».  L’iscrizione al convegno darà diritto ai crediti formativi. Per informazioni e iscrizioni consultare il sito www.ordineavvocati.ss.it.


 

 

Valledoria. Il libro di Cassitta e la musica per ricordare Moro

 VALLEDORIA. Sarà un doppio appuntamento fatto di musica e letteratura, quello in programma oggi alle 19 nell’aula consiliare comunale. La kermesse rientra fra gli incontri letterari “Sbocciati”, curati dall’assessorato alla Cultura, dal Presidio del libro “Sulle ali delle mente”, e patrocinato dalla Provincia. Giampaolo Cassitta commenterà il suo libro “Il giorno di Moro”, mentre ci sar&agr

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supercarcere Asinara. 2002 - 2005 - quattro edizioni - 1 edizione tascabile

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La zona grigia. Cronaca di un sequestro di persona avvenuto in Sardegna nel 1978. Uno sconcertante sequestro.

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Il libro più amato. Un delitto che accade a Roma lo stesso giorno dell'omicidio di Aldo Moro. E i ricordi cominciano a riffiorare. Un noir cupo dentro gli anni 70.

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Una stagione afosa. La strage di Bologna. L'esplosione in volo del DC9 su Ustica. Il treno Italicus. L'amore tra un magistrato e una terrorista. La ricerca impossibile di una verità che ne racchiude altre mille. Un romanzo sul nostro recente passato e sul fosco presente. Ritorna Claudio Marceddu con nuove sconvolgenti verità

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